KIEV — È un tassello di guerra mondiale a pezzi. Una trama che coinvolge una oscura compagnia di viaggi in Oman, un alto membro della giunta militare Houti a Sanaa, contratti truffa di lavoro in Russia e una serie di cittadini yemeniti ignari che si ritrovano al fronte nel Donbass correndo per campi minati trasportando fortificazioni per fare avanzare le prime linee.
Sono questi gli elementi di un’inchiesta del Financial Times che svela la nuova frontiera del reclutamento russo: lavoratori yemeniti a cui era stato promesso un contratto nell’industria manifatturiera, con la possibilità di ottenere la cittadinanza, sono arrivati in Russia e sono stati costretti ad arruolarsi tra le fila dell’armata: spesso senza esperienza militare, si sono trovati a combattere contro le truppe di Kiev.
La storia dell’improvvisato gruppo di mercenari mostra come il conflitto sta drenando sempre di più forze dall’estero, nel momento in cui morti e feriti di Mosca aumentano e il Cremlino sembra dec…
KIEV — È un tassello di guerra mondiale a pezzi. Una trama che coinvolge una oscura compagnia di viaggi in Oman, un alto membro della giunta militare Houti a Sanaa, contratti truffa di lavoro in Russia e una serie di cittadini yemeniti ignari che si ritrovano al fronte nel Donbass correndo per campi minati trasportando fortificazioni per fare avanzare le prime linee.
Sono questi gli elementi di un’inchiesta del Financial Times che svela la nuova frontiera del reclutamento russo: lavoratori yemeniti a cui era stato promesso un contratto nell’industria manifatturiera, con la possibilità di ottenere la cittadinanza, sono arrivati in Russia e sono stati costretti ad arruolarsi tra le fila dell’armata: spesso senza esperienza militare, si sono trovati a combattere contro le truppe di Kiev.
La storia dell’improvvisato gruppo di mercenari mostra come il conflitto sta drenando sempre di più forze dall’estero, nel momento in cui morti e feriti di Mosca aumentano e il Cremlino sembra deciso a evitare in ogni modo una mobilitazione generale che rischia di minare l’appoggio popolare alla cosiddetta “Operazione militare speciale” di Vladimir Putin.
C’è stata l’amnistia per i carcerati che decidevano di arruolarsi. Sono poi iniziati a comparire i mercenari da vari Paesi affini: il contingente che ha suscitato più scalpore è stato, a marzo, quello di 15 mila nepalesi. Ora c’è il caso della Corea del Nord, questa volta in via ufficiale: 12 mila soldati che dovrebbero fare il loro esordio massiccio nel conflitto nelle prossime ore. Ed è infine di questi giorni la notizia del decreto che cancella i debiti a coloro che decidono di entrare volontariamente nell’esercito.
Ma torniamo allo schema yemenita. Il contesto è quello della Russia che si trova nel mezzo di un conflitto sempre più aperto con l’Occidente e si allea con i proxies del suo partner iraniano. Gli Houti hanno fatto il loro ingresso sulla scena globale dopo il 7 ottobre, quando hanno iniziato a prendere di mira le navi cargo nel Mar Rosso con effetti sull’economia globale. I funzionari del governo di Sanaa sono stati due volte quest’anno in visite ufficiali a Mosca. Fonti diplomatiche e think- tank indicano che esiste un dialogo avviato su trasferimenti di armi da Mosca allo Yemen. Lo schema di reclutamento sarebbe stato organizzato proprio dalla giunta yemenita per cementare questi legami.
Contratti di lavoro pubblicati da FT indicano una compagnia di viaggi in Oman che fa capo a Abdulwali Abdo Hassan al-Jabri, dell’ala politica degli Houthi. Mercenari involontari raccontano di aver firmato per impieghi nel campo dell’ingegneria e la sicurezza e di essersi imbarcati per la Russia. Una fonte direttamente coinvolta sentita dal quotidiano della City dice di essere arrivata a luglio ed essersi trovata poche settimane dopo al fronte tra mine e bombardamenti costanti. Altri due testimoniano in un video di settembre che un loro compagno ha tentato il suicidio, e così via.
La diplomazia ucraina guarda con enorme preoccupazione a questi sviluppi e individua proprio nell’entrata in gioco della Corea del Nord il momento di inizio dell’escalation che si è fatta sentire con forza questa settimana: un fronte che avanza rapidamente grazie alla carne da cannone sacrificata in grandi quantità e una pioggia di fuoco dai cieli che non si vedeva da mesi. 860 bombe guidate, oltre 400 droni e 20 missili balistici sono i numeri di ciò che è stato abbattuto solo nell’ultima settimana. L’appello di Zelensky è ancora una volta disperato: «Dateci le difese aeree».