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Timchenko: “Colpiscono le centrali ma non riusciranno a lasciarci al gelo”

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Parla il ceo della DTEK, l’azienda ucraina bersagliata dai missili russi ma che ha finora garantito alla popolazione la corrente elettrica e il riscaldamento
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Roma – Maxim Timchenko, lei è a capo della DTEK, la più grande compagnia energetica privata dell’Ucraina. Domenica scorsa avete subito un nuovo attacco da parte dei russi con 200 missili e 90 droni kamikaze che hanno colpito le vostre infrastrutture ucraine in tutto il paese. Come state rispondendo?

"Da tre anni loro distruggono e noi ricostruiamo. Il 26 agosto dello scorso anno i russi hanno preso di mira le stazioni di distribuzione vicine alle centrali nucleari che forniscono al paese il 55% dell’energia stabile. Ma domenica scorsa i russi non hanno attaccato solo le centrali, hanno anche colpito direttamente gli impianti termici e idroelettrici, e purtroppo ci sono riusciti. Abbiamo accusato seri danni ma devo devo anche dire che il sistema di difesa aerea ucraino funziona bene. Adesso stiamo cercando di programmare le interruzioni di corrente per la popolazione e stiamo lavorando per ripristinare gli impianti danneggiati. Ci sono un migliaio di persone che lavorano sul posto, com…

Roma – Maxim Timchenko, lei è a capo della DTEK, la più grande compagnia energetica privata dell’Ucraina. Domenica scorsa avete subito un nuovo attacco da parte dei russi con 200 missili e 90 droni kamikaze che hanno colpito le vostre infrastrutture ucraine in tutto il paese. Come state rispondendo?

"Da tre anni loro distruggono e noi ricostruiamo. Il 26 agosto dello scorso anno i russi hanno preso di mira le stazioni di distribuzione vicine alle centrali nucleari che forniscono al paese il 55% dell’energia stabile. Ma domenica scorsa i russi non hanno attaccato solo le centrali, hanno anche colpito direttamente gli impianti termici e idroelettrici, e purtroppo ci sono riusciti. Abbiamo accusato seri danni ma devo devo anche dire che il sistema di difesa aerea ucraino funziona bene. Adesso stiamo cercando di programmare le interruzioni di corrente per la popolazione e stiamo lavorando per ripristinare gli impianti danneggiati. Ci sono un migliaio di persone che lavorano sul posto, compresi i minatori che ci aiutano a sgomberare le centrali elettriche. Stiamo lavorando per ripristinare la capacità distrutta. Il nostro obiettivo primario è garantire elettricità e riscaldamento alla popolazione”.

Ritiene che il cambio di presidenza determinato dalle elezioni americane abbia influenzato la decisione di questo nuovo attacco russo?

"I russi sono terroristi che hanno portato sofferenze alla popolazione ucraina. Più che il cambio del presidente americano, ciò che ha influito sulla situazione è l’arrivo dell’inverno. Le temperature stanno scendendo e i loro attacchi alle infrastrutture mirano a creare nuovi problemi al sistema energetico”.

Guardando al 2025, come state organizzando la vostra produzione energetica?

"Parallelamente alla ricostruzione, stiamo aumentando i nostri investimenti nelle energie rinnovabili perché sono strategicamente più forti, non solo in termini di impatto ambientale ma specialmente per la nostra sicurezza energetica. Un parco solare o eolico è molto più disperso sul territorio ed è più difficile da attaccare dal cielo con i missili”.

Ha progetti concreti in corso o è solo un desiderio generico?

"La guerra sta accelerando la nostra transizione verso l'energia verde e noi abbiamo progetti concreti in fase di sviluppo. Dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala, DTEK ha investito 1,2 miliardi di euro in totale, tra cui parchi eolici e batterie per lo stoccaggio. Entro ottobre 2025 avremo batterie su larga scala in tutto il paese in grado di immagazzinare 200 MW e che ci costerà 150 milioni di euro. Nell’energia eolica stiamo quadruplicando la nostra capacità, aggiungendo almeno 400 MW con un investimento di oltre 450 milioni di euro. In totale, nei prossimi due anni investiremo più di 600 milioni di euro”.

L’Ucraina ha abbastanza sole e vento distribuiti su tutto il territorio?

"Abbiamo sole e vento in gran parte dell’Ucraina, anche al centro e a ovest, dove si concentra la maggiore domanda di energia. Ovviamente non possiamo contare sulle regioni del sud attualmente occupate dai russi. Riteniamo che le energie rinnovabili siano l’unica via d’uscita da questo ciclo di distruzione e ricostruzione, soprattutto perché le centrali termoelettriche erano state costruite durante l’era sovietica. Il Cremlino ha tutte le mappe e conosce tutti i siti in dettaglio”.

Esiste il pericolo che le centrali nucleari possano essere prese di mira?

"Finora non sono state colpite le centrali nucleari, ma solo le stazioni di trasmissione alimentate da energia nucleare. Tuttavia, non possiamo escludere che i russi possano prenderle di mira in futuro, soprattutto dopo le recenti dichiarazioni sull’uso delle armi nucleari. Ci sono quattro centrali nucleari in Ucraina, tre delle quali sono operative, e una, la più grande a Zaporizhzhia con 6 GW di capacità, è occupata dai russi e non è operativa”.

Avete progetti di ampliamento e ammodernamento delle reti di trasmissione?

"Una volta ripristinati gli impianti e le connessioni danneggiate, cercheremo di rafforzare le reti. Abbiamo un piano di investimenti da 7 miliardi di euro per le reti, per il quale cerchiamo partner e banche occidentali. Vorremmo che le aziende italiane partecipassero a questi progetti, dalle rinnovabili alle reti, e proprio in quest’ottica partecipiamo a incontri bilaterali come quello della settimana scorsa a Roma”.

Come potrebbero le aziende e le istituzioni italiane collaborare con voi?

"Sarebbe molto contenti di lavorare con le aziende italiane di livello mondiale: sia come fornitori di attrezzature e impianti, sia come partner nell’ammodernamento delle reti e anche sotto forma di partecipazione al capitale. La ricostruzione dell’Ucraina è già iniziata e vorrei incoraggiare le aziende italiane a iniziare a esplorare progetti congiunti con gruppi ucraini come DTEK – come quello delle batterie – in modo che possano risultare avvantaggiate quando la guerra sarà finita”.

Ci sono altri ambiti di collaborazione?

"L’Italia è un importatore netto di energia e, sviluppando le energie rinnovabili in Ucraina, può aumentare la propria produzione e ridurre le importazioni (di combustibili fossili). Abbiamo tre progetti di parchi eolici in cantiere, uno dei quali si concluderà il mese prossimo. Questi progetti possono coinvolgere non solo le aziende ma anche le banche italiane, agenzie come Sace e le istituzioni. L’Ucraina è anche ricca di materie prime, che possono ridurre la dipendenza dei paesi occidentali dalla Cina”.

Cosa si aspetta nei prossimi mesi?

"Di continuare a combattere. Probabilmente ci saranno altri attacchi da parte dei russi, dai quali dovremo proteggerci e, se necessario, ricostruire. Potrebbero usare armi ancora più potenti, ma una cosa posso dire con certezza: ‘Putin non lascerà l’Ucraina al buio e al freddo’”.

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