Filippine, crisi al vertice: la guerra tra i Duterte e i Marcos arriva alle minacce di morte
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Dagli insulti dei mesi scorsi si è passati ora direttamente alle minacce di morte. La “guerra” tra i Duterte e i Marcos, le due dinastie politiche che governano le Filippine, continua. Sale di intensità e prende una piega ancor più radicale e drammatica. Sabato Sara Duterte, vicepresidente del Paese, aveva annunciato durante una conferenza stampa di aver ingaggiato un sicario per uccidere il presidente Ferdinand Marcos Jr, sua moglie e il presidente della Camera nel caso in cui lei stessa fosse stata assassinata. Parole scioccanti. La sicurezza del presidente è stata rafforzata. E questa mattina Marcos Jr ha annunciato che prenderà sul serio queste “preoccupanti” e “sconsiderate” minacce nei suoi confronti.
In un videomessaggio alla nazione il presidente, pur senza mai nominare esplicitamente la sua vice, ha affermato che “tali piani criminali non dovrebbero essere ignorati, le dichiarazioni che abbiamo sentito nei giorni scorsi sono state sconcertanti”. Per il sottosegretario alla Giustizia, Jesse Hermogenes Andres, “questo complotto avrà ora conseguenze legali”. Identificata oggi dal Dipartimento di Giustizia come la “mente” di un complotto per assassinare il presidente, contro Sara Duterte verrà emesso un mandato di comparizione e la vicepresidente avrà cinque giorni per presentarsi agli inquirenti e fornire la sua versione.
Nel caso Marcos Jr venisse ucciso, secondo la Costituzione sarebbe proprio Sara Duterte a subentragli alla guida della nazione per il resto del mandato.
È da un anno che il rapporto tra le due famiglie si è incrinato tra accuse incrociate (la politica estera di Marcos, la modifica della Costituzione, la spietata guerra alla droga di Duterte senior) mandando in frantumi l'alleanza tra le due dinastie più potenti del Paese che portò alla schiacciante vittoria alle elezioni del 2022 (presidente e vicepresidente vengono eletti separatamente). I due all’epoca avevano promesso l’unità nazionale, la loro alleanza sarebbe dovuta essere formidabile: la roccaforte dei Duterte è nel sud, mentre i Marcos hanno il potere nel nord.
Le due potenti famiglie sono ora arrivate invece alla resa dei conti, impegnate in un'aspra lotta per il potere prima delle elezioni di metà mandato del prossimo anno, e soprattutto in vista delle elezioni presidenziali del 2028. La posta in gioco è particolarmente alta per i Duterte, poiché il padre della vicepresidente, l'ex presidente Rodrigo Duterte, sta affrontando un'indagine della Corte penale internazionale per crimini contro l'umanità per la sua sanguinosa “guerra alla droga”.“Non preoccupatevi della mia sicurezza perché ho parlato con qualcuno. Ho detto 'se mi uccidono, ucciderete Bbm (usando le iniziali che molti adoperano per riferirsi al presidente Marcos, ndr), Liza Araneta (la first lady, ndr) e Martin Romualdez (speaker della Camera e cugino di Marcos, ndr). Non è uno scherzo”, disse la vicepresidente sabato. “Ho dato il mio ordine: 'Se muoio, non fermarti finché non li hai uccisi'. E lui ha detto ‘sì'”.
L’ultima provocazione di Sara Duterte - che ha parlato di una non meglio specificata minaccia alla sua vita e che in questi mesi ha accusato il presidente di corruzione, incompetenza e di perseguitare politicamente la sua famiglia e i suoi collaboratori - è arrivata dopo la decisione dei membri della Camera alleati di Marcos di far arrestare la sua capa di gabinetto, Zuleika Lopez, accusata di aver ostacolato un'inchiesta del Congresso sul presunto abuso di fondi pubblici da parte proprio della vicepresidente.La faida tra le due dinastie si era accentuata a giugno, quando Sara Duterte si dimise dal suo ruolo di ministra dell’Istruzione. Il mese scorso la vicepresidente aveva dichiarato che il suo rapporto con Marcos Jr era “diventato così tossico” da immaginare di “tagliargli la testa”. Sempre ad ottobre aveva minacciato di dissotterrare i resti del padre di Marcos Jr, l’ex dittatore Ferdinand Marcos, e di buttarli in mare.Nemmeno il presidente e il suo predecessore si sono risparmiati colpi bassi.
A febbraio Rodrigo Duterte diede a Marcos Jr del “tossicodipendente”, lo accusò di voler modificare la Costituzione per prolungare la sua permanenza al potere, attualmente limitata ad un solo mandato di sei anni. Il presidente rispose: “parla così perché è sotto effetto di fentanyl”. I dissidi tra i due iniziarono già un anno fa dopo che il leader aveva rafforzato i legami con gli Stati Uniti, concedendo a Washington un maggiore accesso alle basi filippine, allontanandosi dalla virata verso la Cina compiuta da Duterte. Nel novembre di un anno fa, poi, Marcos Jr aveva annunciato che stava pensando di collaborare alle indagini della Corte penale internazionale: fu Duterte a ritirare l’adesione nel 2018 dopo che il procuratore della Corte aveva annunciato un esame preliminare sulle migliaia di uccisioni (si stima tra le 12mila e le 30mila) durante la “guerra alla droga” dell’ex presidente durante il suo mandato (2016-2022). Poi Marcos ci aveva ripensato ma secondo gli analisti è possibile che cambi di nuovo la sua posizione se percepisce che i suoi rivali ora sono politicamente deboli. Qualche settimana fa Duterte è stato oggetto di maratone di audizioni alla Camera e al Senato proprio sulla sua “guerra alla droga”: durante le audizioni, l'amministrazione Marcos aveva segnalato per la prima volta che avrebbe collaborato con qualsiasi tentativo internazionale di arrestare l'ex presidente.Rodrigo Duterte annunciò il mese scorso di voler rientrare in politica, candidandosi a sindaco di Davao, roccaforte della sua famiglia. Per i Duterte potrebbe essere una battaglia per la sopravvivenza.