Angelo Bonelli: “La Cop29 è stata una beffa. L’Italia ne esce malissimo”
di Elena DusiAngelo Bonelli è portavoce di Europa Verde e deputato di Verdi e Sinistra.
E’ andato alla Cop29 che si è appena conclusa a Baku?
“Non ne ho persa una dal 2005, ma quest’anno mi sono detto: anche no. Basta con questi déjà vu in cui i lobbisti delle fonti fossili sono più numerosi dei delegati dei paesi chiamati a difendere l’ambiente. Le Cop sono diventati dei cliché e Baku l’ha confermato”.
E’ deluso dall’accordo finale?
“I 300 miliardi concordati per aiutare i paesi poveri a contrastare la crisi climatica sono debito. I paesi poveri non hanno bisogno di altro debito. Baku è stata una tragica presa in giro nei loro confronti”.
L’Italia come ne esce?
“Ha mandato a Baku un negazionista, il direttore del dipartimento affari europei del ministero dell’Ambiente, Alessandro Guerri. E’ riuscito a dichiarare di fronte agli studenti e alle ong che i veri nemici della transizione verde sono gli ambiental…
Angelo Bonelli è portavoce di Europa Verde e deputato di Verdi e Sinistra.
E’ andato alla Cop29 che si è appena conclusa a Baku?
“Non ne ho persa una dal 2005, ma quest’anno mi sono detto: anche no. Basta con questi déjà vu in cui i lobbisti delle fonti fossili sono più numerosi dei delegati dei paesi chiamati a difendere l’ambiente. Le Cop sono diventati dei cliché e Baku l’ha confermato”.
E’ deluso dall’accordo finale?
“I 300 miliardi concordati per aiutare i paesi poveri a contrastare la crisi climatica sono debito. I paesi poveri non hanno bisogno di altro debito. Baku è stata una tragica presa in giro nei loro confronti”.
L’Italia come ne esce?
“Ha mandato a Baku un negazionista, il direttore del dipartimento affari europei del ministero dell’Ambiente, Alessandro Guerri. E’ riuscito a dichiarare di fronte agli studenti e alle ong che i veri nemici della transizione verde sono gli ambientalisti. Guerri è anche il fratello del capo della segreteria del ministro del turismo Santanchè”.
Chi sarebbero invece i nemici della transizione?
“A livello mondiale le lobby delle fonti fossili, che ancora una volta hanno avuto il potere di condizionare e far fallire una conferenza sul clima. A livello italiano un governo che continua a propinarci la narrazione tossica secondo cui la transizione verde è costosa e peserà sui più poveri”.
Non è così?
“E’ il contrario. L’energia da fonti rinnovabili costa meno rispetto alle fonti fossili. Chi lo nega vuole difendere le posizioni forti dei grandi player che producono e distribuiscono energia in Italia, in primis Eni ed Enel. Le rinnovabili permettono a chiunque di diventare produttore dell’energia che consuma. Non solo evitano di inquinare il pianeta, ma alleggeriscono le bollette di chi le usa e creano una società più giusta”.
Perché allora i cittadini non le installano a prescindere dal governo?
“Perché il governo ha posto mille paletti, penso ad esempio al decreto del ministro dell’Agricoltura Lollobrigida che impone lo stop a molte aree dove installare rinnovabili o alla lentezza con cui le comunità energetiche dei cittadini vengono allacciate alla rete nazionale. Questo governo ricorre a deroghe su deroghe per costruire rapidamente quello scandalo che è il Ponte sullo Stretto e ostacola con uguale impegno la crescita delle rinnovabili”.
C’è chi dice che le rinnovabili siano talmente convenienti che si affermeranno da sé, nonostante l’elezione di Trump e la probabile uscita degli Stati Uniti dall’accordo di Parigi.
“Lo credo anch’io, ma quanto vogliono rallentarle? Ci sono problemi ambientali che non possono attendere. Penso alla trasformazione di una parte di foresta amazzonica in savana. E’ un danno non più riparabile. Le perdite degli eventi estremi poi le pagano i cittadini. Dall’alluvione in Emilia Romagna alla siccità in Sicilia che ci è costata oltre 3 miliardi, di queste perdite non si parla mai. La destra le vuole derubricare a semplice maltempo. Ma proprio a Baku è stato presentato un rapporto dal Potsdam Institute for Climate Impacts Research, il Pik, secondo cui nel 2050 gli eventi climatici estremi ci costeranno 38mila miliardi di dollari all’anno. In passato erano 3mila”.
A Baku il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha sostenuto l’importanza del nucleare. Non trova che possa aiutare a ridurre le emissioni?
“Il nucleare costa tantissimi soldi pubblici. Il reattore di terza generazione plus in costruzione a Flamanville, in Francia, aveva messo in preventivo 3,6 miliardi di dollari ed è salito a 20. Lo stesso responsabile per ambiente ed energia di Fratelli d’Italia, Procaccini, ha detto che la fissione nucleare è una fonte del passato e bisogna puntare tutto sulla fusione. In Italia poi non siamo nemmeno riusciti a trovare un deposito per le scorie dei reattori precedenti al referendum dell’87. E chi scende in piazza con i cittadini che protestano nelle aree candidate a ospitare il deposito nazionale delle scorie radioattive? Proprio la destra. Dovrebbero fare pace col cervello”.