Il tassello di una strategia ibrida per colpire Israele. Ma anche il possibile innesco per qualcosa di molto più grande. L’assassinio del rabbino Zvi Kogan è letto in queste ore con grande preoccupazione dalle intelligence occidentali. Quelle europee temono che quanto accaduto negli Emirati possa avere ripercussioni anche nei paesi Ue. Un po’ come accadde nella sciagurata stagione degli attentati dell’Isis tra il 2014 e il 2016.
La possibile firma dell’Iran
L’omicidio di Kogan, per ciò che è emerso finora dall’indagine, pare avere la firma dell’Iran. Il regime degli ayatollah, preso atto della poderosa capacità di difesa aerea dello Stato ebraico, può aver optato per altri modelli di target. «Meno clamorosi, ma più facili da raggiungere», osserva Michael Milshtein, direttore del Forum per gli studi palestinesi al Centro Moshe Dayan di Tel Aviv. Obiettivi che garantiscono comunque l’eco internazionale, come nel caso del rapimento e dell’uccisione del rabbino. E l’eco è un pezzo cru…
Il tassello di una strategia ibrida per colpire Israele. Ma anche il possibile innesco per qualcosa di molto più grande. L’assassinio del rabbino Zvi Kogan è letto in queste ore con grande preoccupazione dalle intelligence occidentali. Quelle europee temono che quanto accaduto negli Emirati possa avere ripercussioni anche nei paesi Ue. Un po’ come accadde nella sciagurata stagione degli attentati dell’Isis tra il 2014 e il 2016.
La possibile firma dell’Iran
L’omicidio di Kogan, per ciò che è emerso finora dall’indagine, pare avere la firma dell’Iran. Il regime degli ayatollah, preso atto della poderosa capacità di difesa aerea dello Stato ebraico, può aver optato per altri modelli di target. «Meno clamorosi, ma più facili da raggiungere», osserva Michael Milshtein, direttore del Forum per gli studi palestinesi al Centro Moshe Dayan di Tel Aviv. Obiettivi che garantiscono comunque l’eco internazionale, come nel caso del rapimento e dell’uccisione del rabbino. E l’eco è un pezzo cruciale della strategia iraniana.
«Un attacco terroristico di questo tipo - continua Milshtein - è una fonte di ispirazione per i radicalizzati in tutto il mondo». L’ordine per tutti è sempre lo stesso, implicito ed esplicito: mettere nel mirino gli israeliani. È di qualche ora fa, per esempio, la notizia degli spari contro l’ambasciata ebraica ad Amman, in Giordania. Non solo. L’Iran, operando negli Emirati attraverso la mano degli uzbeki, si è intromesso nell’equilibrio degli Accordi di Abramo firmati nel 2020. «Hanno retto al 7 Ottobre e alla guerra di Gaza, ma sono in una fase di fragilità», osserva Milshtein, che comunque non scommette sull’interruzione delle relazioni tra Iran ed Emirati, dove il 7% della popolazione è di passaporto iraniano e dove, secondo i servizi, si muovono sotto copertura i pasdaran.
Allarme in Europa
Nelle ultime ore sono stati ulteriormente alzati i livelli di allerta per tutti i luoghi sensibili in Europa e anche in Italia, dove da mesi siamo già al massimo dell’allerta. Il punto è che l’azione iraniana va nel senso delle peggiori previsioni di un inverno caldissimo in Europa. L’Iran ha infatti agio a soffiare su un fuoco che già esiste. I gruppi integralisti hanno sostituito la retorica anti-occidentale con quella contro gli ebrei e Netanyahu. Con una differenza rispetto al 2014-2016: il consenso.
Le posizioni e le azioni dell’esecutivo israeliano a Gaza e in Libano, l’accusa di stare compiendo crimini di guerra e il mandato di arresto della Corte dell’Aia hanno reso impopolare lo Stato ebraico. I dati delle intelligence europee sono chiari: la maggioranza dell’opinione pubblica si è convinta che la reazione di Israele dopo il 7 Ottobre sia diventata sproporzionata. E, di contro, come risulta dall’ultimo rapporto dell’agenzia Ue per i Diritti fondamentali, i cittadini di religione ebraica dichiarano di avere paura: 8 su 10 percepiscono l’aumento di episodi di antisemitismo, 7 su 10 ammettono di aver nascosto le proprie origini nel timore di essere oggetto di ritorsioni.
«Essere anti-israeliani non significa essere antisemiti», recitano dei volantini sequestrati dalla polizia olandese dopo i fatti di Amsterdam. A fare paura è il salto di qualità: l’uso della violenza. È ciò che l’Iran chiede alle cellule integraliste sparse per l’Europa. Non è un caso che la “dottrina italiana” delle espulsioni preventive per ragioni di sicurezza fa scuola tra le polizie Ue: negli ultimi due mesi più di 200 persone sono state espulse tra Francia, Belgio, Olanda e Gran Bretagna perché a rischio radicalizzazione.
Si segue con attenzione il mondo dell’estremismo e in questo le piazze italiane (Roma prima, Torino poi) hanno già fornito delle prime indicazioni: nutrita era la presenza di minorenni e studenti. Minorenni erano i ragazzi partiti dai quartieri di Slotermeer e Slotervaart, a prevalenza islamica, per dare la caccia ai tifosi del Maccabi Tel Aviv.
Ecco: le università, gli studenti, le seconde e terze generazioni di immigrati da radicalizzare on line, i professionisti del disordine. Ecco perché l’omicidio di Zvi Kogan potrebbe essere la palla di neve che si fa valanga.