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Francia, Le Pen lancia un ultimatum sulla manovra e minaccia di far cadere il governo

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Dopo l'incontro con il premier, la leader del Rassemblement National ha scelto di concedere un’ultima possibilità sulla legge di bilancio, prima di decidere se votare una sfiducia all’esecutivo
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PARIGI – Dopo qualche settimana di relativa tregua politica, la Francia torna in una fase di alta tensione e rischio instabilità. Marine Le Pen minaccia infatti di fare cadere il governo, ed è lei, con i suoi quasi cento deputati, l’ago della bilancia in caso di una mozione che la sinistra ha già promesso contro la legge di bilancio.

Il premier, Michel Barnier, ha aperto un ciclo di consultazioni in vista dell’approvazione finale della manovra da 60 miliardi di euro presentata dall'esecutivo. E il primo colloquio è proprio con Le Pen, arrivata per presentare al premier le sue «linee rosse», tra cui il rifiuto di aumentare le tasse sull'energia elettrica e la richiesta di aumento delle pensioni per tutti per coprire l'inflazione.

Il colloquio però non sembra aver dato esito positivo. Barnier deve rendere conto anche ai partiti della coalizione di governo, ovvero la destra dei Républicains e i macronisti di Renaissance. «Non ho cambiato posizione, e neppure il premier» ha sintetizzato…

PARIGI – Dopo qualche settimana di relativa tregua politica, la Francia torna in una fase di alta tensione e rischio instabilità. Marine Le Pen minaccia infatti di fare cadere il governo, ed è lei, con i suoi quasi cento deputati, l’ago della bilancia in caso di una mozione che la sinistra ha già promesso contro la legge di bilancio.

Il premier, Michel Barnier, ha aperto un ciclo di consultazioni in vista dell’approvazione finale della manovra da 60 miliardi di euro presentata dall'esecutivo. E il primo colloquio è proprio con Le Pen, arrivata per presentare al premier le sue «linee rosse», tra cui il rifiuto di aumentare le tasse sull'energia elettrica e la richiesta di aumento delle pensioni per tutti per coprire l'inflazione.

Il colloquio però non sembra aver dato esito positivo. Barnier deve rendere conto anche ai partiti della coalizione di governo, ovvero la destra dei Républicains e i macronisti di Renaissance. «Non ho cambiato posizione, e neppure il premier» ha sintetizzato Le Pen uscendo dal colloquio durato più di un'ora. Le Pen ha quindi espresso una sorta di ultimatum al premier, dandogli un'ultima chance per eventuali modifiche e correttivi.

In caso contrario, ha ribadito, è pronta a votare una sfiducia all'esecutivo. La mozione per far cadere il governo sarà presentata dalla sinistra se, come ha già anticipato Barnier, l'esecutivo imporrà l'approvazione della manovra senza il voto del parlamento, usando l'articolo 49.3 della Costituzione. Le Pen, candidata per tre volte alle presidenziali, si trova a un bivio. Con i nuovi guai giudiziari in arrivo, è tentata di far cadere il governo per non intestarsi una manovra impopolare, mettendo in difficoltà Emmanuel Macron e la sinistra.

Così però manderebbe in fumo tutti gli sforzi per accreditarsi come una forza di governo responsabile. Proprio questa settimana, mercoledì, sì conclude il processo per l’uso dei fondi Ue in cui la procura ha chiesto l’ineleggibilità per Le Pen. La sentenza è attesa a primavera 2025. La leader ha denunciato un “processo politico”, ricevendo la solidarietà di Matteo Salvini, ma anche a sorpresa dall’ex ministro dell’Interno macronista Gérald Darmanin secondo cui sarebbe “scioccante” se Le Pen fosse impedita di candidatura all’Eliseo.

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