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Gli europei temono un attacco russo: “Abbiamo bisogno di più soldati”

Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius 

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Il tedesco Pistorius: “Il conflitto è ormai internazionale”. Per Le Monde da Parigi e Londra nuovi mercenari a Kiev. Gli analisti Nato temono che gli eserciti alleati non avranno abbastanza truppe per resistere a uno scontro con Mosca
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STRASBURGO – «La guerra in Ucraina non è più un conflitto regionale, ha raggiunto una dimensione internazionale». Una presa d’atto piuttosto netta, soprattutto se proviene da uno dei soggetti informati sui fatti. Perché queste parole le ha scandite ieri il ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius.

È l’ultimo segnale che l’Europa e l’intero Occidente si stanno preparando ad un salto di qualità nello scontro con la Russia. Il lancio del missile ipersonico - la scorsa settimana - da parte di Mosca è stato infatti un campanello d’allarme per tutti i sostenitori di Kiev. Al punto che lo stesso governo di Berlino sta preparando una sorta di “guida” per i suoi cittadini in cui si stila l’elenco di bunker in cui rifugiarsi – al momento sono circa cinquecento – e il cui numero aumenterà mettendo a disposizione strutture pubbliche come scuole. Anzi, si suggerisce addirittura di costruirne privatamente. Ci sarà poi un’app che indicherà le varie dislocazioni.

Certo non un messagg…

STRASBURGO – «La guerra in Ucraina non è più un conflitto regionale, ha raggiunto una dimensione internazionale». Una presa d’atto piuttosto netta, soprattutto se proviene da uno dei soggetti informati sui fatti. Perché queste parole le ha scandite ieri il ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius.

È l’ultimo segnale che l’Europa e l’intero Occidente si stanno preparando ad un salto di qualità nello scontro con la Russia. Il lancio del missile ipersonico - la scorsa settimana - da parte di Mosca è stato infatti un campanello d’allarme per tutti i sostenitori di Kiev. Al punto che lo stesso governo di Berlino sta preparando una sorta di “guida” per i suoi cittadini in cui si stila l’elenco di bunker in cui rifugiarsi – al momento sono circa cinquecento – e il cui numero aumenterà mettendo a disposizione strutture pubbliche come scuole. Anzi, si suggerisce addirittura di costruirne privatamente. Ci sarà poi un’app che indicherà le varie dislocazioni.

Certo non un messaggio tranquillizzante. Anche perché nello stesso tempo esecutivi europei e Nato si stanno organizzando per affrontare la Russia sul terreno. La Francia e la Gran Bretagna, secondo il quotidiano di Parigi Le Monde, stanno valutando l’invio congiunto di soldati in Ucraina. Già nei mesi scorso il presidente francese Emmanuel Macron aveva ipotizzato una possibilità di questo tipo. Uno scenario cui le due capitali starebbero lavorando coinvolgendo anche altri partner europei per costruire un “nocciolo duro” a difesa di Kiev e nella prospettiva di un esercito comune. Anche se l’Italia, attraverso il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha ribadito che non verrà inviato «nessun soldato italiano a combattere in Ucraina.

Aiutiamo Kiev politicamente, finanziariamente e militarmente, ma non manderemo soldati a combattere. Noi dobbiamo evitare l’ escalation. La Russia sta assumendo gravi responsabilità facendo combattere soldati nordcoreani e arruolando Houti. Dobbiamo lavorare per una de-escalation e per una pace giusta». Altro discorso, per tutti gli alleati del Vecchio Continente, è invece il ricorso ai “contractors”, ossia ai mercenari, che sembra una soluzione più praticabile. Oltre, come noto, l’invio di istruttori in Ucraina.

Ma che la situazione stia vivendo un momento delicato anche a causa delle minacce lanciate dal presidente eletto Donald Trump su un eventuale disimpegno americano, lo dimostrano gli allarmi lanciati dai tecnici e dagli analisti dell’Alleanza atlantica che indicano la necessità di aumentare il numero di soldati presenti nei vari eserciti alleati. Secondo alcuni osservatori, infatti, il numero di militari è troppo basso per affrontare una potenziale guerra di attrito.

Una indicazione del genere, al momento, non è stata ancora sottoposta alla valutazione politica. Anche perché comporterebbe un intervento legislativo nazionale (ad esempio sul reintegro della leva o forme di leva, o su un ampliamento dell’arruolamento). Non c’è dunque un dossier aperto all’esame degli Stati membri, ma si tratta di una valutazione che offre il segno di quanto la tensione sia ormai altissima.

Ieri, inoltre, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha incontrato il presidente turco Recep Erdogan e lo ha fatto dopo il colloquio con Donald Trump durante il quale è stato sottolineato il ruolo importante di Ankara. «In un mondo sempre più imprevedibile – ha infatti osservato Rutte -, la Turchia sta dando un contributo inestimabile alla nostra Alleanza, rafforzando la deterrenza sul nostro fianco meridionale».

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