STRASBURGO – «A luglio c’era una maggioranza coesa e un programma ambizioso. Dopo quattro mesi c’è una Commissione debole, il Ppe che ha fatto un pasticcio per aprire all’Ecr e il fronte europeista diviso. Non mi pare un gran risultato». Dario Nardella, ex sindaco di Firenze e ora europarlamentare Pd, non ha dubbi sul fatto che l’“Ursula bis” nasce «azzoppato» e mette a rischio l’intera legislatura dell’Unione.
Non crede però che dobbiate fare autocritica anche voi?
«Senza i nostri voti oggi non ci sarebbe la Commissione europea. Avremmo avuto l’Europa nel caos con Trump che sta per arrivare, l’Ucraina, il conflitto in Medio Oriente, la crisi dell’automotive. Avremmo dovuto provocare lo stallo dell’Ue?».
In quel caso la colpa sarebbe ricaduta su di voi o su von der Leyen e il Ppe?
«Su di loro. Ma il problema sarebbe stato lo stallo e non di chi era la colpa. Noi siamo stati responsabili come auspicato dal presidente Mattarella. Il nostro comunque non è un assegno in bianco. Di cert…
STRASBURGO – «A luglio c’era una maggioranza coesa e un programma ambizioso. Dopo quattro mesi c’è una Commissione debole, il Ppe che ha fatto un pasticcio per aprire all’Ecr e il fronte europeista diviso. Non mi pare un gran risultato». Dario Nardella, ex sindaco di Firenze e ora europarlamentare Pd, non ha dubbi sul fatto che l’“Ursula bis” nasce «azzoppato» e mette a rischio l’intera legislatura dell’Unione.
Non crede però che dobbiate fare autocritica anche voi?
«Senza i nostri voti oggi non ci sarebbe la Commissione europea. Avremmo avuto l’Europa nel caos con Trump che sta per arrivare, l’Ucraina, il conflitto in Medio Oriente, la crisi dell’automotive. Avremmo dovuto provocare lo stallo dell’Ue?».
In quel caso la colpa sarebbe ricaduta su di voi o su von der Leyen e il Ppe?
«Su di loro. Ma il problema sarebbe stato lo stallo e non di chi era la colpa. Noi siamo stati responsabili come auspicato dal presidente Mattarella. Il nostro comunque non è un assegno in bianco. Di certo non è un favore a Fratelli d’Italia ma solo all’interesse del nostro Paese. È semmai Meloni a dover spiegare perché ha votato con la sinistra avendo un alleato devastante come Salvini che si è schierato contro Ursula».
Resta il fatto che alla luce dei numeri, se aveste tenuto una linea più ferma da settembre forse avreste evitato questo scenario.
«In effetti c’è stata un’oscillazione. Prima una linea troppo morbida, poi iper radicale dopo l’audizione di Ribera e infine una posizione equilibrata per evitare il collasso. Forse più fermezza a settembre ci avrebbe consentito maggiore libertà. Dobbiamo fare tesoro di questa esperienza».
Questa Commissione nasce comunque azzoppata?
«Certo. Noi avevamo messo in guardia von der Leyen. Ora deve recuperare il terreno perso».
Come?
«Ritornando al patto del luglio scorso quando è stata eletta. Rispetti quell’accordo, apra seriamente ai Verdi e metta in campo un accordo chiaro sulle priorità, dalla transizione ecologica all’emergenza sociale».
Che vuol dire?
«Si può ricominciare daccapo. Sapendo che solo con una maggioranza ben definita si governa l’Ue. Si smarchi dalla linea destrorsa di Weber. È stato un disastro. Abbiamo avuto la dimostrazione che non esiste una maggioranza che va dai Verdi all’Ecr. In questo modo rischia di andare