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Dal G7 sostegno all’integrità territoriale dell’ Ucraina: “Non temiamo le minacce nucleari”

(ansa)

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Secondo dichiarazioni di un disertore russo. Nel 2022 Mosca era pronta ad usare l’atomica: “Arsenale enorme e moderno”
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ROMA – «Ribadiamo incrollabile sostegno a integrità territoriale, indipendenza e sovranità dell’Ucraina. Condanniamo con la massima fermezza la retorica nucleare irresponsabile e minacciosa adottata dalla Russia così come la sua linea di intimidazione strategica. Deploriamo la crescente cooperazione militare fra Corea e Russia, preoccupati per il potenziale trasferimento di tecnologia bellica e lavoriamo a una risposta coordinata. Chiediamo lo stop a forniture di armi iraniane alla Russia, lavorando a nuove sanzioni...», Eccoli i passaggi cruciali dedicati a quell’Ucraina invasa oltre mille giorni fa, contenuti nel ben più ampio documento approvato ieri dai ministri degli Esteri dei paesi del G7, a conclusione dei lavori di Fiuggi.

L’ultimo incontro tra i capi delle diplomazie del Gruppo dei Sette sotto la presidenza italiana prima del passaggio di testimone al Canada, si è concluso ieri in un clima internazionale particolarmente teso e complesso. Segnato dalle crisi medioriental…

ROMA – «Ribadiamo incrollabile sostegno a integrità territoriale, indipendenza e sovranità dell’Ucraina. Condanniamo con la massima fermezza la retorica nucleare irresponsabile e minacciosa adottata dalla Russia così come la sua linea di intimidazione strategica. Deploriamo la crescente cooperazione militare fra Corea e Russia, preoccupati per il potenziale trasferimento di tecnologia bellica e lavoriamo a una risposta coordinata. Chiediamo lo stop a forniture di armi iraniane alla Russia, lavorando a nuove sanzioni...», Eccoli i passaggi cruciali dedicati a quell’Ucraina invasa oltre mille giorni fa, contenuti nel ben più ampio documento approvato ieri dai ministri degli Esteri dei paesi del G7, a conclusione dei lavori di Fiuggi.

L’ultimo incontro tra i capi delle diplomazie del Gruppo dei Sette sotto la presidenza italiana prima del passaggio di testimone al Canada, si è concluso ieri in un clima internazionale particolarmente teso e complesso. Segnato dalle crisi mediorientali e gli stravolgimenti annunciati dal risultato delle elezioni americane, certo. Ma soprattutto dai timori di un allargamento, appunto, del conflitto ucraino. Paure aggravate dallo schieramento di militari nordcoreani (e mercenari yemeniti) su territorio europeo. E pure dal lancio del missile ipersonico russo nonché dell’aggiornamento della dottrina nucleare, voluto da Vladimir Putin in risposta al via libera concesso da Washington all’uso di missili a lungo raggio da parte di Kiev.

Le rivelazioni di un disertore

Tanto più alla luce delle rivelazioni – ammesso che siano attendibili – fatte anonimamente da un presunto disertore russo alla Bbc: secondo cui a inizio conflitto, nel febbraio 2022, «Mosca era pronta ad usare l’atomica. Ha un’arsenale enorme e tutt’altro che antiquato, la cui manutenzione costante». Il meeting ha riaffermato dunque il sostegno all’Ucraina - rappresentata a Fiuggi dal suo ministro degli Esteri, Andrij Sybiha - nella prospettiva, lo ha chiarito Antonio Tajani «di metterla nelle condizioni di trattare in posizione di forza con la Russia» la conclusione della guerra. Certo, il presidente ucraino Zelensky chiede «nuovo impulso alle forniture di armi». Ma pure il segretario di Stato americano uscente Antony Blinken ritiene che Kiev abbia ormai «soldi, munizioni e mezzi per combattere efficacemente nel 2025 o negoziare da posizione di forza».

Il nervosismo di Mosca

Di sicuro Mosca è sempre più nervosa. Ieri ha denunciato nuovi missili americani Atacms sulla regione di Kursk: «Prepariamo la risposta». E ha reagito ad analoghi attacchi «letali» subiti con missili britannici Storm Shadow – sommati alla cattura di un volontario inglese in quella stessa area - espellendo Wilkes Edward Prior, diplomatico di Londra accusato di spionaggio: si sarebbe accreditato come funzionario del Foreign Office mentrein realtà sarebbe uno 007 (accusa «infondata» secondo Downing Street). Annunciando il divieto d’ingresso in Russia a diversi membri del governo Starmer appunto per le «azioni ostili» e le «politiche russofobiche» britanniche.

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