LONDRA – “Hamas è pronto per un accordo” che porti alla fine della guerra a Gaza e a “un’intesa per lo scambio di prigionieri”: è la prima reazione del gruppo jihadista palestinese al cessate il fuoco fra Israele e Hezbollah in Libano. L’accordo tra Israele e Beirut, affermano fonti governative e commentatori negli Stati Uniti, potrebbe essere la base per il piano di pace in tutto il Medio Oriente che Joe Biden ha vanamente inseguito nei quattro anni della sua presidenza: paradossalmente, se venisse realizzato, sarebbe una conseguenza della vittoria di Donald Trump alle presidenziali del 5 novembre. Ma arrivare a un cessate il fuoco anche a Gaza è più complicato che in Libano.
Ecco i motivi per sperare che sia possibile e gli ostacoli che…
LONDRA – “Hamas è pronto per un accordo” che porti alla fine della guerra a Gaza e a “un’intesa per lo scambio di prigionieri”: è la prima reazione del gruppo jihadista palestinese al cessate il fuoco fra Israele e Hezbollah in Libano. L’accordo tra Israele e Beirut, affermano fonti governative e commentatori negli Stati Uniti, potrebbe essere la base per il piano di pace in tutto il Medio Oriente che Joe Biden ha vanamente inseguito nei quattro anni della sua presidenza: paradossalmente, se venisse realizzato, sarebbe una conseguenza della vittoria di Donald Trump alle presidenziali del 5 novembre. Ma arrivare a un cessate il fuoco anche a Gaza è più complicato che in Libano.
Ecco i motivi per sperare che sia possibile e gli ostacoli che possono impedirlo.
Cosa dice Hamas
Un membro dell’ufficio politico di Hamas ha dichiarato all’agenzia di stampa France Press, mantenendo l’anonimato: “L’annuncio del cessate il fuoco in Libano è una vittoria e un successo per la resistenza. Hamas è pronto a un accordo per la fine delle ostilità anche nella striscia di Gaza e a un’intesa per lo scambio di prigionieri. Ne abbiamo informato i mediatori in Egitto, Qatar e Turchia”.
È davvero una vittoria “per la resistenza”?
No. Hezbollah aveva cominciato a bombardare quotidianamente Israele l’8 ottobre 2023, il giorno dopo l’aggressione di Hamas allo Stato ebraico, affermando che avrebbe interrotto gli attacchi soltanto quando Israele avrebbe messo fine alla sua reazione militare a Gaza. Invece il movimento fondamentalista libanese ha accettato il cessate il fuoco mentre a Gaza la guerra continua.
Cosa ha cambiato la situazione?
La vittoria di Trump, concordano tutti gli analisti. Biden cercava di ottenere un cessate il fuoco sia in Libano che a Gaza da mesi. L’imminente ritorno alla presidenza di Trump ha spaventato l’Iran, finanziatore e manovratore sia di Hezbollah che di Hamas. Teheran teme che, diversamente da Biden, Trump autorizzi Israele ad azioni militari per distruggere il potenziale nucleare iraniano e una linea di sanzioni economiche contro l’Iran ancora più dure, come avvenne durante il suo primo mandato presidenziale. Teme inoltre che Trump dia luce verde al primo ministro israeliano Netanyahu per un’offensiva militare in Libano severa quanto lo è stata quella a Gaza. Perciò gli ayatollah hanno premuto su Hezbollah affinché approvi un cessate il fuoco che sulla carta offre di più a Israele che a Hezbollah.
Cosa ha detto Biden?
Nell’annunciare il cessate il fuoco in Libano, Biden ha esplicitamente parlato di una finestra di opportunità per mettere fine alla guerra anche a Gaza: “L’accordo in Libano ci ricorda che la pace è possibile”, ha detto il presidente statunitense. “E non smetterò per un momento di lavorare per realizzarla”. Pur dando la maggiore responsabilità ad Hamas per quanto è avvenuto nell’ultimo anno, Biden ha aggiunto: “Anche i palestinesi di Gaza meritano la fine dei combattimenti e delle sofferenze. Hanno vissuto un inferno”. E ha rinnovato l’impegno a portare avanti il suo piano per una svolta epocale in tutta la regione, centrato su una storica pace fra Israele e Arabia Saudita, fra le cui condizioni ci sarebbe il rilancio del negoziato fra israeliani e palestinesi, a partire da un accordo su cessate il fuoco a Gaza, rilascio dei 101 ostaggi israeliani (metà dei quali si ritengono morti) e ricostruzione della striscia sotto la guida di un organismo di transizione che non comprenderebbe Hamas. “Nel tempo che mi rimane alla Casa Bianca, lavorerò incessantemente su questo obiettivo”, ha concluso il presidente. Biden spera di essere ricordato come il leader che iniziato a costruire la pace in Medio Oriente, non come il leader che non è stato capace di impedire la guerra.
Il ruolo di Trump
Una fonte dell’amministrazione Biden conferma al New York che la Casa Bianca è in stretto contatto con il presidente-eletto e con la sua squadra sia per quanto riguarda il cessate il fuoco raggiunto in Libano, sia per allargarlo a un cessate il fuoco anche a Gaza nel quadro del piano di pace Israele-Sauditi. “Le stelle politiche e geopolitiche sono allineate” per raggiungere un accordo del genere, dice la fonte governativa Usa al quotidiano newyorchese. Trump ha stretti legami con il Libano attraverso suo genero, Michael Boulos, sposato con Tiffany, la figlia minore del presidente-eletto, e con il consuocero Massad Boulos, padre di Michael, due ricchi uomini d’affari libanesi con importanti contatti a Beirut. E Trump ha forti interessi economici in Arabia Saudita attraverso l’altro suo genero Jared Kushner, sposato con Ivanka, la figlia maggiore del presidente-eletto.
Quali sono gli ostacoli
Un ostacolo è in Israele. I partiti di estrema destra della coalizione di governo guidata da Netanyahu sono fermamente contrari alla creazione di qualsiasi tipo di stato palestinese, dunque vorrebbero mantenere il controllo militare di Gaza. Il premier ha recentemente ampliato la maggioranza con l’ingresso di un partitino che era all’opposizione, perciò non dipende più esclusivamente dall’estrema destra per restare al governo, ma finora non ha chiarito quali sono le sue intenzioni a lungo termine, pur senza avere mai affermato esplicitamente di voler annettere Gaza. Un altro ostacolo è nell’incertezza su chi comanda a Gaza: formalmente il nuovo leader è Mohammed Sinwar, fratello minore di Yahya Sinwar, uno dei tre leader di Hamas eliminati da Israele nel corso dell’estate, ma non è chiaro se vi siano divisioni al vertice del movimento, sia nella dirigenza dentro alla Striscia, sia in quella in esilio in Qatar e altrove. E un terzo ostacolo è l’Iran: gli ayatollah hanno consentito il cessate il fuoco in Libano, anche per dare a Hezbollah la possibilità di riprendersi da attacchi israeliani che hanno ucciso tutta la sua leadership e pesantemente colpito militanti, basi e risorse, ma sembra difficile che non cercheranno di impedire un accordo in grado di portare alla pace tra i loro storici avversari sunniti, l’Arabia Saudita, e il nemico che chiamano “l’entità sionista”.
Il precedente Carter-Reagan
Per le famiglie degli ostaggi israeliani c’è un precedente in cui sperare: il 20 gennaio 1981, giorno dell’insediamento di Ronald Reagan alla Casa Bianca, l’Iran liberò i 52 ostaggi americani che aveva preso prigionieri un anno prima con un destabilizzante assalto all’ambasciata degli Stati Uniti a Teheran. Un gesto positivo verso il nuovo presidente, dopo che il presidente democratico uscente, Jimmy Carter, anch’egli – come Biden – rimasto alla Casa Bianca per un solo mandato, aveva cercato in tutti i modi di mettere fine alla crisi, con le pressioni diplomatiche, con sanzioni economiche, infine con un raid militare finito disastrosamente per l’America. La storia potrebbe ripetersi, con il ritorno a casa dei 51 ostaggi israeliani che si ritengono ancora vivi, insieme ai corpi di altri 50 che si ritengono morti? Di certo c’è che Trump auspica la fine di tutte le guerre in Medio Oriente prima dell’inaugurazione della propria presidenza il prossimo 20 gennaio. E che la sua imprevedibilità ha introdotto un nuovo elemento nei conflitti che da oltre un anno dilaniano la regione.