Tregua fragile in Libano: l’Idf spara per bloccare i civili che vogliono tornare a sud
di Rossella TercatinTacciono le sirene, dopo oltre un anno i cieli del nord di Israele rimangono sgombri dalle scie dei razzi e dalla minaccia dei droni. In Libano, l’aviazione di Gerusalemme effettua ancora voli di sorveglianza e ricognizione, ma le armi tacciono.
Nella prima giornata dalla sua entrata in vigore nella notte tra martedì e mercoledì, la tregua fra Israele ed Hezbollah pare reggere, e aprire uno spiraglio di speranza per la possibilità di interrompere, dopo oltre un anno, l’incessante spirale di violenza. Certo, le difficoltà rimangono. “Più di ogni cosa ci stiamo preparando all’eventualità che il cessate il fuoco non regga,” il commento del capo di Stato Maggiore Herzi Halevi.
Le truppe dell’Idf intanto hanno sparato colpi di avvertimento in varie occasioni per tenere lontano dai villaggi del sud del Libano i residenti che si preparavano a tornare - secondo l’accordo, l’esercito israeliano si ritirerà progressivamente nel corso dei sessanta giorni del cessate il fuoco e ci vorrà quindi …
Tacciono le sirene, dopo oltre un anno i cieli del nord di Israele rimangono sgombri dalle scie dei razzi e dalla minaccia dei droni. In Libano, l’aviazione di Gerusalemme effettua ancora voli di sorveglianza e ricognizione, ma le armi tacciono.
Nella prima giornata dalla sua entrata in vigore nella notte tra martedì e mercoledì, la tregua fra Israele ed Hezbollah pare reggere, e aprire uno spiraglio di speranza per la possibilità di interrompere, dopo oltre un anno, l’incessante spirale di violenza. Certo, le difficoltà rimangono. “Più di ogni cosa ci stiamo preparando all’eventualità che il cessate il fuoco non regga,” il commento del capo di Stato Maggiore Herzi Halevi.
Le truppe dell’Idf intanto hanno sparato colpi di avvertimento in varie occasioni per tenere lontano dai villaggi del sud del Libano i residenti che si preparavano a tornare - secondo l’accordo, l’esercito israeliano si ritirerà progressivamente nel corso dei sessanta giorni del cessate il fuoco e ci vorrà quindi del tempo prima che gli sfollati rientrino. L’esercito ha inoltre colpito e arrestato quattro miliziani di Hezbollah, incluso un comandante, che hanno tentato di accedere a una delle zone chiuse. Mentre il portavoce dell’Idf in lingua araba Avichay Adraee ha annunciato un coprifuoco nei movimenti verso i villaggi a sud del fiume Litani dalle cinque del pomeriggio di ieri alle sette del mattino di oggi.
“Continueremo ad agire con determinazione di fronte a qualunque violazione,” si legge in una nota diramata dall’Ufficio del Primo Ministro. Proprio Benjamin Netanyahu si ritrova nella necessità di tenere a bada una parte della sua coalizione che ha accettato di appoggiare la tregua con riluttanza o addirittura vi si è apertamente opposta (come il leader del partito di estrema destra Otzma Yehudit Itamar Ben Gvir). Che rispecchia una parte dell’opinione pubblica scettica sulla sua efficacia, mentre non è ancora chiaro quando i 60mila evacuati dal nord, molti dei quali ancora negli hotel, torneranno a casa.
“Ci troviamo nella totale incertezza in un momento non facile,” dice a Repubblica Rita Ben Yair, sfollata da Shlomi, cittadina di ottomila persone a meno di un chilometro dal confine con il Libano. “Nessuno ci spiega davvero quando potremo rientrare, e comunque abbiamo paura. Poi c’è la questione della ricostruzione, che è la sfida più difficile.”