New York - Due coppie in California hanno scoperto che stavano crescendo le figlie nate, per uno scambio in laboratorio, dall’embrione dell’altra. Cosa avrebbero dovuto fare? Scambiarsi le piccole e ricominciare? Tenerle, facendo finta che non fosse mai successo? Hanno scelto una terza via.
La storia
Quando Daphna Cardinale ha partorito per la seconda volta, aveva provato un insolito senso di calma e di meraviglia: lei e il marito, Alexander, da tre anni avevano cercato di diventare genitori con la fecondazione in vitro. Era fine 2019. La gravidanza era stata un po’ dolorosa, ma alla fine il parto era andato bene. Olivia, la sorellina maggiore di 5 anni, avrebbe avuto finalmente la compagna di giochi. Alexander, cantante e autore, avrebbe voluto condividere la gioia della moglie, ma c’era una cosa che lo aveva frenato: nella piccola May, come è stata chiamata nella ricostruzione della storia fatta dal New York Times, non c’era niente che ricordasse la famiglia di origine italiana di l…
New York - Due coppie in California hanno scoperto che stavano crescendo le figlie nate, per uno scambio in laboratorio, dall’embrione dell’altra. Cosa avrebbero dovuto fare? Scambiarsi le piccole e ricominciare? Tenerle, facendo finta che non fosse mai successo? Hanno scelto una terza via.
La storia
Quando Daphna Cardinale ha partorito per la seconda volta, aveva provato un insolito senso di calma e di meraviglia: lei e il marito, Alexander, da tre anni avevano cercato di diventare genitori con la fecondazione in vitro. Era fine 2019. La gravidanza era stata un po’ dolorosa, ma alla fine il parto era andato bene. Olivia, la sorellina maggiore di 5 anni, avrebbe avuto finalmente la compagna di giochi. Alexander, cantante e autore, avrebbe voluto condividere la gioia della moglie, ma c’era una cosa che lo aveva frenato: nella piccola May, come è stata chiamata nella ricostruzione della storia fatta dal New York Times, non c’era niente che ricordasse la famiglia di origine italiana di lui. Alexander castano e con gli occhi marroni. Daphna capelli rossi da ashkenazita ebrea. May, capelli neri.
Dallo scherzo alla realtà
Con il passare dei giorni, per disinnescare il nervosismo, il papà aveva scherzato sul fatto che nella clinica avessero scambiato le provette. Ma intanto i parenti avevano cominciato a notare le stesse cose. Un giorno la madre di Alexander sussurrò all’orecchio di Daphna che la piccola aveva tratti asiatici. La coppia decise di sottoporre la bambina a un test del Dna. Il risultato arrivò tre settimane dopo. Lui guardò il responso sul cellulare e sbiancò: “Al 99,9 per cento - diceva il test - il dna non combacia con il padre”. “E io?”, aveva chiesto spaventata la moglie. “Al 99,9 per cento - diceva il referto - il dna non combacia con la madre”. La coppia si ritrovò al cinema, in lacrime, a vedere “Frozen 2”, il film promesso alla figlia Olivia. Nei giorni seguenti era emersa la verità: la clinica per la fecondazione assistita aveva scambiato gli embrioni.
I precedenti e l’incontro
Non è un caso raro. Negli Stati Uniti ci sono almeno mille denunce avviate per problemi legati alla gestione degli embrioni. Se questa non era la loro figlia naturale, si erano chiesto Daphna e Alexander, dov’era finito il loro embrione? I due genitori avevano deciso di rintracciare il papà e la madre genetici di May, pur sapendo che questo avrebbe significato perderla. “Mi sentivo - ha raccontato lei - come se l'avessi rapita”. Una mattina di dicembre Daphna aveva ricevuto una telefonata dal suo avvocato: la clinica aveva rintracciato i genitori. Vivevano a soli dieci minuti di distanza. Il padre era asiatico, la madre ispanica. “Allora ho perso la mia bambina”, disse Daphna. Non era proprio così. O almeno, non era solo così. L’altra coppia era formata da un asiatico e da un’ispanica. La figlia aveva gli occhi blu. Si chiamava Zoe. La madre, Annie, stava aspettando, come Daphna, lo stesso tipo di telefonata. Il giorno dopo Natale le due coppie si erano scambiate i primi messaggi nella segreteria telefonica. Poi si erano incontrate in uno studio legale.
Cosa fare
Le due donne si erano abbracciate. “Come ti senti’”, le aveva chiesto Daphna. “Malissimo”, aveva risposto Annie. May e Zoe non erano più neonate: avevano tre mesi, si erano abituate all’odore delle madri. Cosa avrebbero dovuto fare i genitori? Scambiarsi le figlie in nome di una nuova alleanza genetica? Alexander era per lo scambio, il padre di Zoe anche. Le mogli non sapevano cosa fare. Alla fine, dopo giorni di tormenti e di dubbi, le coppie avevano deciso che, gradualmente, si sarebbero separate dalle figlie. Per quasi due settimane le famiglie si erano scambiate visite, finendo per creare una nuova relazione. Ma a ogni emozione ne corrispondeva una contraria: felicità e dolore, riunione e separazione, legame e estraneamento. May sentiva la mancanza di Daphna. Zoe, di Annie. Quando Daphna stava con Zoe non smetteva di pensare a May. E così Annie.
Prove di separazione
Quando le bimbe avevano ormai quattro mesi, le due coppie avevano sancito lo scambio in tribunale, formalizzando il nuovo status, ma anche quello non era stato un passaggio che aveva chiuso il cerchio. Il legame tra madre e figlia portata in grembo non si è mai spezzato. Una sorrideva solo alla mamma della pancia. Ogni piccolo gesto di distanza veniva interpretato come un rifiuto ancestrale. Ogni silenzio, come una voragine. Guardarsi negli occhi e chiedersi: sono davvero la madre che volevi? E poi: cosa faceva ora la figlia portata in grembo? Le due donne si sono fatte coraggio a vicenda, unite dalla stessa esperienza. “Sei una grande mamma”, aveva scritto un giorno Annie a Daphna. “E se provassimo a pensare di avere due bambine?”, aveva risposto lei. Da quel momento le famiglie hanno cominciato a vedersi regolarmente e a diventare sempre più strette. Le piccole sono cresciute insieme. May ha disegnato la madre, non quella naturale, Annie, ma quella che l’aveva portata in grembo ed era stata con lei nei primi quattro mesi. Con il passare del tempo, però, le relazioni si sono fatte più naturali, normalizzate. Le piccole crescono serene, legate alle rispettive madri genetiche. Quest’anno, per la prima volta, May e Zoe sono andate in due scuole diverse. Ognuna sente di avere non una mamma, ma due, molto legate tra loro, e due papà diventati amici per la pelle. Ognuno di loro cercava dalla fecondazione in vitro un figlio, e alla fine ne ha avuti due. Lieto fine o forse il miglior finale possibile, viste le premesse. Se la clinica ha commesso un errore madornale, i genitori hanno fatto il loro meglio perché un errore non ne producesse altri.