La seconda Commissione von der Leyen ha ricevuto la fiducia del Parlamento europeo. Ma i 370 voti ricevuti, pur essendo la maggioranza, costituiscono un record storico negativo. Mai l’esecutivo europeo era sceso ad una quota così bassa di consensi. Cinque anni fa, ad esempio, il collegio aveva ricevuto 461 sì. Va tenuto presente che lo scrutinio era palese e che non esisteva quorum. E anche i contrari non sono mai stati cosi tanti, 282. Sui votanti odierni (688) ha ottenuto il 53,78%., il 51,39% sulla totalità dei parlamentari.
Il Parlamento spaccato
Segno che tutti i gruppi principali sono stati attraversati da spaccature importanti: dai socialisti ai liberali, dai Verdi fino ai Popolari. E persino i Conservatori dell’Ecr, con il consenso di Fdi, si è spaccato in due. Il Parlamento europeo e anche la Commissione appaiono senza una politica definita. Del resto non è un caso che nel suo disc…
La seconda Commissione von der Leyen ha ricevuto la fiducia del Parlamento europeo. Ma i 370 voti ricevuti, pur essendo la maggioranza, costituiscono un record storico negativo. Mai l’esecutivo europeo era sceso ad una quota così bassa di consensi. Cinque anni fa, ad esempio, il collegio aveva ricevuto 461 sì. Va tenuto presente che lo scrutinio era palese e che non esisteva quorum. E anche i contrari non sono mai stati cosi tanti, 282. Sui votanti odierni (688) ha ottenuto il 53,78%., il 51,39% sulla totalità dei parlamentari.
Il Parlamento spaccato
Segno che tutti i gruppi principali sono stati attraversati da spaccature importanti: dai socialisti ai liberali, dai Verdi fino ai Popolari. E persino i Conservatori dell’Ecr, con il consenso di Fdi, si è spaccato in due. Il Parlamento europeo e anche la Commissione appaiono senza una politica definita. Del resto non è un caso che nel suo discorso di presentazione von der Leyen non abbia citato un solo gruppo parlamentare o un partito limitandosi a fare riferimento alle formazioni “democratiche pro-europee” e avvertendo che comunque partirà “dal centro”.
Una maggioranza liquida
In un contesto di questo tipo il ruolo della presidenza della Commissione si allarga. Diventa propositivo e nello stesso tempo camera di compensazione. La sua maggioranza, solo formalmente fa ancora perno sul tradizionale asse Ppe-Pse-Liberali, in realtà potrà di volta in volta decidere autonomamente su chi contare. L’ampliamento ad una parte dei Conservatori e la confusione che attraversa S&D, Renew e Verdi affida a Palazzo Berlaymont il compito di scegliere “a la carte” la base del consenso in parlamento.
Anche nell’intervento che ha aperto la seduta von der Leyen ha illustrato un programma senza un colore definito: “L’Europa che amo è quella che si batte per la libertà”. E poi ha sottolineato che “il compromesso è il messaggio del nostro lavoro”. Ha centrato il suo programma sul “Rapporto Draghi” avvertendo che presenterà una “bussola” sulla competitività che guiderà l’intera legislatura. I tre obiettivi da questo punto di vista sono: “Colmare il divario di innovazione con Cina e Usa”, proseguire con la “decarbonizzazione” e creare un’Europa “più sicura e indipendente”. Ha accontentato sinistra e ambientalisti confermando il Green Deal e poi ha teso una mano a destra annunciando un “Clean Industrial Deal” per aiutare imprese e lavoratori. Ha insistito sulla necessità di “lavorare con la Nato” per la nostra sicurezza e contemporaneamente ha indicato la prospettiva di una “difesa comune”.