Il mistero Shugalei, l’uomo delle missioni impossibili di Mosca in Africa rispedito a casa
di Enrico FranceschiniLONDRA – È il protagonista di tre film d’azione che portano il suo nome, interpretato da uno dei più noti attori russi. Nella vita reale è stato arrestato due volte, una in Libia, l’altra in Ciad, da dove le autorità lo hanno misteriosamente rilasciato nei giorni scorsi, senza specificare le accuse contro di lui. Era uno dei protetti di Evghenij Prigozhin, il fondatore e capo dei mercenari del Gruppo Wagner caduto in disgrazia quando si è ribellato al Cremlino durante la guerra in Ucraina, morto due mesi più tardi nell’apparente sabotaggio del suo aereo durante un volo tra Mosca e San Pietroburgo. A differenza di Prigozhin, tuttavia, Maksim Shugalei sembra avere mantenuto i favori di Vladimir Putin.Chi sia veramente questo personaggio considerato da alcuni una spia, da altri un propagandista, non è chiaro. La sua biografia fa pensare a un incrocio tra James Bond e certi romanzi di Graham Greene o John le Carré. La Bbc gli dedica stamani un lungo ritratto, in occasione della notizia, d…
LONDRA – È il protagonista di tre film d’azione che portano il suo nome, interpretato da uno dei più noti attori russi. Nella vita reale è stato arrestato due volte, una in Libia, l’altra in Ciad, da dove le autorità lo hanno misteriosamente rilasciato nei giorni scorsi, senza specificare le accuse contro di lui. Era uno dei protetti di Evghenij Prigozhin, il fondatore e capo dei mercenari del Gruppo Wagner caduto in disgrazia quando si è ribellato al Cremlino durante la guerra in Ucraina, morto due mesi più tardi nell’apparente sabotaggio del suo aereo durante un volo tra Mosca e San Pietroburgo. A differenza di Prigozhin, tuttavia, Maksim Shugalei sembra avere mantenuto i favori di Vladimir Putin.Chi sia veramente questo personaggio considerato da alcuni una spia, da altri un propagandista, non è chiaro. La sua biografia fa pensare a un incrocio tra James Bond e certi romanzi di Graham Greene o John le Carré. La Bbc gli dedica stamani un lungo ritratto, in occasione della notizia, diffusa soltanto ora dall’ambasciata russa di N’Djamena, la capitale del Ciad, che Shugalei è uscito di prigione ed è rientrato in patria.
L’ipotesi più probabile è che sia uno degli agenti utilizzati con vari ruoli dai servizi segreti di Mosca per influenzare la politica di Paesi su cui la Russia cerca di estendere il proprio controllo. In particolare, nel suo caso, in Africa.
L’arresto in Libia
Di sicuro si sa che è nato a San Pietroburgo e ha 58 anni. Personalmente si descrive come un sociologo e cita come incarico ufficiale quello di presidente della Fondazione per la Protezione dei Valori Nazionali, una società di pubbliche relazioni in passato associata al Gruppo Wagner. Di lui si è cominciato a sentire parlare due decenni or sono, quando lavorava come consulente politico per un candidato alle elezioni del 2002 per l’assemblea regionale di Pietroburgo: finì sulla stampa nazionale, all’epoca ancora relativamente libera, perché durante una pubblica udienza si mangiò letteralmente alcuni documenti per impedire che venissero usati in un processo.
Dal 2010 ha lavorato per Prigozhin, principalmente in Africa: tra i suoi incarichi quello di preparare una strategia per appoggiare Seif Gheddafi, figlio del deposto leader libico, a conquistare il potere nel suo Paese. Quando è stato arrestato in Libia, incriminato per spionaggio, il capo della Wagner si è battuto per ottenere la sua liberazione. Al ritorno in Russia è stato accolto come un eroe. Prigozhin ha rivelato di avere versato sul conto di Shugalei un milione di rubli per ogni mese che aveva trascorso dietro le sbarre: per un totale, nel suo anno e mezzo di prigionia, equivalente a 150 mila euro.
Mission Impossible
Ma non è finita lì. Il leader dei mercenari ha poi finanziato tre film, intitolati semplicemente “Shugalei 1”, “Shugalei 2” e “Shugalei 3”, che raccontano le sue avventure in Africa. L’attore che gli dà volto, Kirill Polukhin, è piuttosto noto in Russia perché a causa di un aspetto un po’ truce gli assegnano sempre la parte del cattivo, ma in questo caso ha avuto la parte dell’eroico protagonista: “Lo interpreta come una specie di James Bond o di agente tipo quello della serie di film Mission Impossible”, dice alla Bbc Ladd Serwat, specialista di affari africani di una think tank londinese. “Sullo schermo vediamo un duro, un macho che non cede alle pressioni, non confessa i segreti del proprio Paese ed è anche un abile soldato di ventura”. Ma la suddetta trilogia cinematografica glorifica anche il generale Khalifa Haftar, l’uomo forte appoggiato dal Cremlino nella guerra civile per impossessarsi del potere in Libia.
L’Orso e il Leone
Nel 2018 Shugalei riappare in Madagascar, dove viene scoperto a offrire valigette piene di denaro contante a vari candidati alla presidenza. Nel luglio scorso lui stesso posta sul social media Telegram alcuni messaggi sulla propria presenza in Angola. Poi, in settembre, viene arrestato in Ciad. Le autorità locali non forniscono ragioni per l’arresto, né per il rilascio, avvenuto all’inizio di novembre. Fonti di intelligence occidentali l’hanno collegato a un fallito tentativo del Gruppo Wagner di assassinare Mahamat Deby, il presidente del Ciad, che Shugalei ha incontrato di persona almeno due volte. La rete televisiva russa riporta la notizia che l’arresto sia stato istigato dalla Francia, di cui il Ciad era in passato una colonia. Il governo francese mantiene buone relazioni con il governo del Paese centroafricano, in cui restano stazionate truppe di Parigi. Ma il Ciad ha recentemente firmato accordi economici in materia di infrastrutture e sicurezza con la Russia, che già estende la propria influenza politica e militare su Mali, Burkina Faso, Niger e Repubblica Centrale Africana: se aggiungesse a questo domino geopolitico anche il Ciad, Mosca avrebbe il controllo dell’intero Sahel, come è chiamata la regione dell’Africa centro-occidentale. Un video intitolato LionBear (LeoneOrso), rivolto all’opinione pubblica africana, diffuso sui social da Shugalei, mostra un orso, il simbolo della Russia, che corre attraverso il globo per difendere un leone, il simbolo dell’Africa, dai perfidi attacchi delle iene, che in questa simbologia naturalmente rappresenterebbero l’Occidente.