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Cessate il fuoco tra Israele e Libano. Netanyahu: “Se colpiti, reagiremo”

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Lo stop ai combattimenti previsto nella notte, ieri raid aerei e lanci di missili sono andati avanti anche dopo l’annuncio ufficiale. Il premier Mikati: “Passo fondamentale”. Biden: “Usa e Francia garanti dell’accordo, ora proviamo a far finire la guerra a Gaza”
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GERUSALEMME — Una notte di fuoco, in attesa della tregua, con l’ora X prevista per le quattro del mattino, le tre italiane, quando Israele ed Hezbollah si sono impegnati a fermare gli attacchi reciproci grazie all’accordo mediato da Stati Uniti e Francia e annunciato dal presidente Joe Biden. «Questo accordo è pensato per essere una cessazione permanente delle ostilità», l’annuncio del presidente uscente, che ha espresso la speranza che i civili di entrambi i Paesi possano ricominciare a vivere in sicurezza nelle proprie case.

Lo schema

Secondo quanto anticipato dai media israeliani, lo schema prevede una tregua di 60 giorni, al termine dei quali l’Idf dovrebbe ritirarsi dal sud del Libano. Nello stesso periodo, Hezbollah si impegna ad arretrare oltre il fiume Litani, mentre l’esercito libanese dovrebbe cominciare a presidiare la zona, in collaborazione con una Unifil rafforzata. Ad assicurare il rispetto delle condizioni saranno Gran Bretagna, Germania, Francia e altri attori i…

GERUSALEMME — Una notte di fuoco, in attesa della tregua, con l’ora X prevista per le quattro del mattino, le tre italiane, quando Israele ed Hezbollah si sono impegnati a fermare gli attacchi reciproci grazie all’accordo mediato da Stati Uniti e Francia e annunciato dal presidente Joe Biden. «Questo accordo è pensato per essere una cessazione permanente delle ostilità», l’annuncio del presidente uscente, che ha espresso la speranza che i civili di entrambi i Paesi possano ricominciare a vivere in sicurezza nelle proprie case.

Lo schema

Secondo quanto anticipato dai media israeliani, lo schema prevede una tregua di 60 giorni, al termine dei quali l’Idf dovrebbe ritirarsi dal sud del Libano. Nello stesso periodo, Hezbollah si impegna ad arretrare oltre il fiume Litani, mentre l’esercito libanese dovrebbe cominciare a presidiare la zona, in collaborazione con una Unifil rafforzata. Ad assicurare il rispetto delle condizioni saranno Gran Bretagna, Germania, Francia e altri attori internazionali. Israele manterrà però il diritto di agire militarmente in caso di violazioni da parte di Hezbollah. Per il premier libanese, Najib Mikati, la tregua rappresenta «un passo fondamentale verso la calma e la stabilità in Libano» e nel resto della regione. L’accordo è stato invece mal digerito da una parte del governo di Gerusalemme e della sua opinione pubblica, nel timore che il nord del Paese, che conta più di 60 mila evacuati, si ritrovi ancora sotto la minaccia del gruppo sciita, dei suoi razzi e possibili attacchi stile 7 ottobre. «Risponderemo con la forza a qualunque violazione», la promessa del premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ha tentato di placare gli animi e di coprirsi il fianco dagli attacchi da destra, dove è più vulnerabile. «Abbiamo già riportato Hezbollah indietro di decenni».

Critiche a Netanyahu

«Non mi fido del governo libanese, non mi fido di Hezbollah e non mi fido neanche del governo israeliano», ha dichiarato al Canale 12 David Azoulay, capo della regione di Metulla, che ha accusato Netanyahu di essersi fatto comprare, invece di perseguire l’opportunità di eliminare Hezbollah in modo definitivo. A criticare il premier e l’accordo, anche figure dell’opposizione, tra cui Naftali Bennett e Yair Lapid, oltre a esponenti dell’estrema destra come Itamar Ben-Gvir, l’unico ministro a votare contro nel gabinetto.

Rivolgendosi al pubblico israeliano però, Netanyahu ha spiegato che ci sono tre ragioni per accettare il cessate il fuoco: la minaccia iraniana, la necessità di isolare Hamas e «dare alle nostre truppe la possibilità di rifiatare» - un riferimento all’arrivo di Trump che dovrebbe riprendere la consegna di alcune armi bloccate da Biden.

I raid su Beirut

Ieri si sono susseguiti raid aerei e missili, in una delle giornate con attacchi più violenti dall’escalation degli ultimi mesi. A Beirut, scene di panico in tutta la città, con un fuggi-fuggi generale in attesa di una notte difficile. L’esercito israeliano ha emesso ripetuti ordini di evacuazione, nella capitale e in altre località, colpendo poi con raid aerei decine di obiettivi, inclusi in zone mai prese di mira. Venti edifici sono stati distrutti simultaneamente nei sobborghi a sud di Beirut, alcuni utilizzati come sedi della cosiddetta banca di Hezbollah Al-Qard al-Hasan, e altri che ospitavano centri di comando e depositi di armi. Intanto, le truppe di terra hanno raggiunto il fiume Litani per la prima volta dal 2000 ed Hezbollah ha effettuato lanci di missili e droni contro Israele.

Poco prima del discorso di Biden, il gruppo sciita ha espresso dubbi sulla tregua dichiarando di non averne esaminato i termini. Tregua che se reggerà, rappresenterà invece la prima buona notizia per la regione da troppo tempo. Con la speranza che lo stop alle ostilità possa presto allargarsi anche alla Striscia, come sottolineato da Biden. «Nei prossimi giorni gli Usa lanceranno una nuova iniziativa insieme a Turchia, Egitto, Qatar, Israele e altri Paesi per raggiungere il cessate il fuoco a Gaza e la liberazione degli ostaggi nelle mani di Hamas”.

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