NEW YORK – Donald Trump ha affidato a un veterano di guerra in pensione con fama di duro il compito di mettere fine al conflitto tra Russia e Ucraina. Il presidente eletto ha nominato inviato speciale Keith Kellogg, 80 anni, paracadutista, pluridecorato generale in pensione, membro delle forze speciali, che ha combattuto in Vietnam, è stato consigliere in Cambogia, comandante dell’82ª divisione aviotrasportata e ha partecipato all’operazione Desert Storm, nella Guerra del Golfo.
Era al Pentagono quando l’11 settembre 2001 il volo 77 dell’American Airlines si schiantò nel quartier generale della Difesa durante gli attacchi terroristici, ed era a Capitol Hill il 6 gennaio 2021 quando, come consigliere alla sicurezza nazionale del vicepresidente, difese la scelta di Mike Pence di non lasciare il Congresso per nascondersi.
A convincere Trump non sono state le decorazioni della divisa, ma le poche righe contenute in un documento in cui Kellogg, durante un incontro a Mar-a-Lago, ha in…
NEW YORK – Donald Trump ha affidato a un veterano di guerra in pensione con fama di duro il compito di mettere fine al conflitto tra Russia e Ucraina. Il presidente eletto ha nominato inviato speciale Keith Kellogg, 80 anni, paracadutista, pluridecorato generale in pensione, membro delle forze speciali, che ha combattuto in Vietnam, è stato consigliere in Cambogia, comandante dell’82ª divisione aviotrasportata e ha partecipato all’operazione Desert Storm, nella Guerra del Golfo.
Era al Pentagono quando l’11 settembre 2001 il volo 77 dell’American Airlines si schiantò nel quartier generale della Difesa durante gli attacchi terroristici, ed era a Capitol Hill il 6 gennaio 2021 quando, come consigliere alla sicurezza nazionale del vicepresidente, difese la scelta di Mike Pence di non lasciare il Congresso per nascondersi.
A convincere Trump non sono state le decorazioni della divisa, ma le poche righe contenute in un documento in cui Kellogg, durante un incontro a Mar-a-Lago, ha indicato la strada per porre fine al conflitto in Ucraina: congelare le linee di battaglia nelle posizioni attuali e costringere Kiev e Mosca a trattare. Il piano prevede che l’Ucraina riceverà armi solo se accetterà di negoziare, mentre la Russia, dovesse opporsi, vedrà un maggiore impegno degli Stati Uniti a sostegno degli ucraini. L’ingresso di Kiev nella Nato verrebbe tolto dal tavolo delle discussioni.
Il piano non piace al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, perché darebbe al presidente russo Vladimir Putin il controllo della parte orientale, ma Trump vuole mettere fine al conflitto e in fretta come ha promesso in campagna elettorale. «Se l’Ucraina non vuole negoziare, bene — aveva dichiarato Kellogg a Voice of America, durante la convention Repubblicana a luglio — ma allora accetti il fatto che può avere enormi perdite nelle sue città e accetti il fatto che avrà i suoi figli uccisi, e non 130 mila morti ma 250 mila».
La scelta di un falco arriva nel momento in cui il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha promesso altri 24 miliardi di dollari in aiuti militari a Zelensky. Elon Musk ha bocciato l’idea con un post su X, scrivendo: «Questo non va bene». Musk ha giocato un ruolo chiave nella vittoria di Trump alle presidenziali, e la sua posizione sembra ricalcare quella del tycoon. Ma le armi all’Ucraina servono e subito. Per questo Zelensky, dopo aver parlato con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, a cui ha chiesto di «continuare a fare pressione su Mosca», ha spedito in Corea del Sud una delegazione guidata dal ministro della Difesa Rustem Umjerov, per chiedere armi, in particolare utili a rafforzare la difesa aerea.
La scelta di andare a Seul è anche politica, dopo che la Corea del Nord ha inviato migliaia di soldati in Russia da impiegare nel conflitto. Zelensky e Putin vogliono accelerare le manovre per ottenere il più possibile dal fronte, prima che entri in scena un anziano veterano di guerra.