KIEV — Piovono bombe, ma pure cattive notizie. L’ennesima notte di bombardamenti assortiti sulle infrastrutture energetiche ha spento le luce in mezza Ucraina; ma a esplodere sui nervi tesi di una popolazione esausta, dopo tre anni di sangue e guerra, è la pressione americana per abbassare da 25 a 18 anni l’età per la mobilitazione. «Bisogna mandarci pure i ragazzini, a morire al fronte?». Quelli che «avevano 15 anni quando Putin ci invase?».
Diffusa ieri da un alto rappresentante dell’amministrazione Biden, la notizia è stata confermata dal ministero degli Esteri ucraino: «Fa parte delle discussioni come la fornitura di armi, le strategie, la difesa, le sanzioni o la deterrenza… È uno dei temi discussi», ha provato a minimizzare il portavoce quando già montava lo tsunami d’indignazione.
Appelli «senza senso», li ha definiti il consigliere del presidente Zelensky, Dmytro Lytvyn: «Non ci si può aspettare che l’Ucraina compensi così i ritardi nella logistica o l’indecisione degli …
KIEV — Piovono bombe, ma pure cattive notizie. L’ennesima notte di bombardamenti assortiti sulle infrastrutture energetiche ha spento le luce in mezza Ucraina; ma a esplodere sui nervi tesi di una popolazione esausta, dopo tre anni di sangue e guerra, è la pressione americana per abbassare da 25 a 18 anni l’età per la mobilitazione. «Bisogna mandarci pure i ragazzini, a morire al fronte?». Quelli che «avevano 15 anni quando Putin ci invase?».
Diffusa ieri da un alto rappresentante dell’amministrazione Biden, la notizia è stata confermata dal ministero degli Esteri ucraino: «Fa parte delle discussioni come la fornitura di armi, le strategie, la difesa, le sanzioni o la deterrenza… È uno dei temi discussi», ha provato a minimizzare il portavoce quando già montava lo tsunami d’indignazione.
Appelli «senza senso», li ha definiti il consigliere del presidente Zelensky, Dmytro Lytvyn: «Non ci si può aspettare che l’Ucraina compensi così i ritardi nella logistica o l’indecisione degli alleati. A causa di questi ritardi, l’Ucraina non ha abbastanza armi nemmeno per i soldati già mobilitati». Ma il funzionario della Casa Bianca dice che è la «pura matematica» della situazione in Ucraina, dove i fanti russi sono una marea e continuano ad avanzare, a chiedere nuovi soldati per il fronte. La matematica: mancano «almeno 130mila soldati», dice il funzionario del presidente uscente, ribadendo una tesi già espressa dal consigliere per la Sicurezza nazionale, Jake Sullivan.
Non più sostenuto dall’opinione pubblica, che ha smesso di credere alla propaganda di Stato, il presidente Zelensky ieri ha rassicurato durante un evento che non ci sarà alcun abbassamento dell’età di mobilitazione in Ucraina. Ma il ritorno della proposta di mandare i ragazzini a morire al fronte è troppo inquietante, per chi l’incubo della guerra lo vive nelle proprie vene, per spegnersi con una smentita volante. Oltretutto se ne parla da mesi, e la richiesta era bipartisan: «I deputati repubblicani e democratici esercitano pressioni sul presidente perché mobiliti i giovani tra 18 e 25 anni», spiegava il 15 ottobre Serhii Leshchenko, consigliere di Zelensky.
«Ma alziamola da 60 a 70 anni l’età, allora sì che sarà una vittoria. Il caffè in Crimea, i confini del 1991... solo populismi e demagogie», protesta Ihor Komar su Facebook. «È un genocidio, gli Stati Uniti diranno di distruggere tutti gli ucraini e la Verkhovna Rada approverà. Per chi state combattendo? Presto come nazione non esisteremo più», scrive VK su Telegram. «È da tre anni che i cimiteri sono pieni di giovani, ovunque guardi vedi solo pensionati e nessuno che protesti», allarga le braccia Vladislav.
Ma gli analisti, quelli militari come Denys Popovych o politici come Ruslan Bortnik, sanno che i conti con la matematica bisognerà pur farli, se non arriverà la pace promessa da Trump: «Se la guerra continuerà per altri anni dovranno sicuramente abbassare l’età di mobilitazione», prevedono entrambi. E c’è chi vorrebbe ascoltarlo subito, l’appello Usa: «Tutti dovrebbero combattere, a partire dai 18 anni ma dopo una formazione di qualità», sostiene Yuriv “Achile” Fedorenko, il comandante del 92esimo che milita nei Servi del Popolo di Zelensky. «Così finalmente si compenserà la carenza al fronte», dice in diretta il soldato Evgeniv Ielev al canale YouTube Novyny live.