Siria, si riaccende la guerra civile: le milizie ribelli entrano ad Aleppo
di Gianluca Di FeoLa guerra civile in Siria torna a infiammarsi. Con un’offensiva sorprendente le milizie ribelli in meno di tre giorni sono riuscite a sbaragliare l’esercito governativo e penetrare all’interno di Aleppo, la seconda città del Paese che era stata completamente distrutta in anni di combattimenti conclusi nel 2016. Aleppo è stata il simbolo della vittoria di Bashar al-Assad sull’insurrezione, ottenuta grazie al massiccio sostegno russo, iraniano e degli Hezbollah libanesi.
Ora le forze degli insorti stanno avanzando in diversi quartieri da due direzioni diverse, senza incontrare una resistenza organizzata. Il regime di Damasco ha fatto intervenire un battaglione corazzato di truppe scelte, che non sembra essere riuscito a bloccare l’attacco. Parte della popolazione sta fuggendo in lunghe colonne di auto, nel timore che la metropoli possa cadere e ci siano vendette. Si tratta di uno sviluppo inatteso, reso possibile dalla scomparsa dei reparti di Hezbollah accorsi in Libano per fronte…
La guerra civile in Siria torna a infiammarsi. Con un’offensiva sorprendente le milizie ribelli in meno di tre giorni sono riuscite a sbaragliare l’esercito governativo e penetrare all’interno di Aleppo, la seconda città del Paese che era stata completamente distrutta in anni di combattimenti conclusi nel 2016. Aleppo è stata il simbolo della vittoria di Bashar al-Assad sull’insurrezione, ottenuta grazie al massiccio sostegno russo, iraniano e degli Hezbollah libanesi.
Ora le forze degli insorti stanno avanzando in diversi quartieri da due direzioni diverse, senza incontrare una resistenza organizzata. Il regime di Damasco ha fatto intervenire un battaglione corazzato di truppe scelte, che non sembra essere riuscito a bloccare l’attacco. Parte della popolazione sta fuggendo in lunghe colonne di auto, nel timore che la metropoli possa cadere e ci siano vendette. Si tratta di uno sviluppo inatteso, reso possibile dalla scomparsa dei reparti di Hezbollah accorsi in Libano per fronteggiare l’operazione israeliana e dalle difficoltà dei Guardiani della Rivoluzione iraniani. Senza i due storici alleati, i militari di Bashar Assad non sono riusciti a fronteggiare l’assalto: i ribelli hanno occupato caserme abbandonate, impadronendosi di mezzi blindati e missili contraerei. L’aviazione russa ieri ha compiuto alcuni raid, bersagliando le basi dei nemici di Damasco, senza frenarne la marcia.
Il gruppo fondamentalista Hts
A guidare l’offensiva c’è una formazione chiamata Hayat Tahrir al-Sham (Hts): un gruppo fondamentalista che fino al 2020 era affiliato ad Al Qaeda e aveva combattuto ad Aleppo al fianco dei jihadisti di Al Nusra. Dopo la sconfitta sul campo si è trincerato ad Idlib, più a nord, e negli ultimi anni si è legato alla Turchia. I suoi uomini adesso sono perfettamente equipaggiati e dispongono di tank, cingolati e artiglieria: sul terreno si sono mossi in maniera coordinata, segno di un addestramento qualificato.
Nei ranghi di Hts sono confluiti anche veterani dell’Isis provenienti da diversi Paesi. E in questa offensiva verrebbero appoggiati da altre compagini di oppositori di Damasco: è stata segnalata la presenza di unità del Syrian Free Army create dagli americani.
L’offensiva
L’offensiva è cominciata mercoledì e ha portato all’occupazione di una cinquantina di villaggi nel giro di 48 ore. In questa prima fase secondo l’Onu sarebbero stati uccisi 27 civili, inclusi molti bambini, mentre il Syrian Observatory for Human Rights parla di oltre trecento vittime tra i militari.
Venerdì mattina all’alba è iniziato l’attacco ad Aleppo, preceduto dal lancio di razzi e dal fuoco di cannoni. Due studenti e due dipendenti sono morti nel bombardamento del dormitorio del polo universitario, in una zona periferica: l’ateneo è stato evacuato di corsa, con una massa di ragazzi che ha raggiunto a piedi il centro storico. Stando alle testimonianze, i checkpoint dell’esercito alle porte della città sarebbero stati distrutti con due autobombe – una tecnica tipica dei combattenti jihadisti – a cui sarebbe seguita l’incursione dei miliziani.
L’uso dei droni
Durante l’offensiva i ribelli hanno usato piccoli droni telecomandati: i filmati li mostrano come molto simili a quelli ucraini e negli scorsi mesi era stata dimostrata l’attività di commandos di Kiev al fianco di Hts. Ieri in uno degli scontri sono stati ammazzati alcuni uomini delle forze speciali russe, accorsi per contrastare l’assalto.
La preoccupazione degli alleati
Il peggioramento della situazione ad Aleppo sta preoccupando gli alleati di Damasco. Il ministro degli Esteri iraniano ha dichiarato che dietro l’operazione ci sono gli Stati Uniti ed Israele. Il portavoce del Cremlino ha chiesto al governo siriano di “ripristinare l’ordine costituzionale ad Aleppo il prima possibile”. Secondo alcuni blogger militari russi Mosca sta cercando di potenziare il contingente schierato in Siria e potrebbe ordinare ai cacciabombardieri presenti a Hmeimim, nella provincia costiera di Latakia, di reagire con brutalità all’avanzata dei ribelli: un copione già messo in atto durante gli anni più cruenti della guerra civile. Fonti russe sostengono che gli ufficiali siriani incaricati della difesa di Aleppo sul fronte nord si sarebbero accordati con gli insorti in cambio di denaro.
Invece Ankara sostiene che ci “sia una non desiderabile escalation della tensione” e ricorda che “impedire l’instabilità nella regione è una priorità della Turchia”. Il comunicato del ministero degli Esteri accusa – senza citarli – i russi che la scorsa settimana hanno compiuto raid contro la roccaforte ribelle di Idlib perché “hanno vanificato le motivazioni e l’implementazione degli accordi di de-escalation”.
Al tramonto i filmati diffusi sui social dai ribelli di Hts mostravano reparti attivi in alcune piazze centrali: un gruppo ha ammainato la bandiera siriana dal colossale monumento equestre di Bassel al-Assad, fratello maggiore del dittatore. Allo stesso tempo, sono trapelate notizie di nuove incursioni dell’aviazione russa e siriana contro Idlib. Mentre in un video postato su canali iraniani sono apparsi uomini delle Tigri, le forze speciali di Damasco, che prendevano posizione nei quartieri della città parlando di “situazione sotto controllo. Domani le cose saranno molto diverse”. Viene ipotizzato che il regime possa tentare di trincerarsi nel settore meridionali e scatenare un contrattacco.
La distruzione del 2016
Quando nel 2016 l’esercito governativo occupò la metropoli dopo tre anni di battaglie, Aleppo era ridotta in macerie. È stata ricostruita da zero e viveva un’apparente normalità: adesso sta piombando di nuovo nell’orrore della guerra civile.