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Regno Unito, primo sì del Parlamento alla legge sul suicidio assistito per i malati terminali

La parlamentare laburista Kim Leadbeater (reuters)

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Il testo della parlamentare laburista Leadbeater è passato in seconda lettura alla Camera dei Comuni con 330 voti contro 275. Un passaggio storico per il Paese dopo vari tentativi negli scorsi decenni, l’ultimo nel 2015
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LONDRA – Questione di vita e di morte, in cinque ore di drammatico dibattito ai Comuni. I deputati raccontano tragedie private, tormenti e dubbi sul disegno di legge sul suicidio assistito presentato dalla laburista Kim Leadbeater. Sorella di un’altra deputata dello stesso partito, Jo Cox, uccisa da un estremista di destra prima del referendum Brexit del 2016.

La nordirlandese unionista Carla Lockhart ricorda la storia di suo padre, malato terminale: «In quei giorni di indicibile dolore, ho capito che la vita è degna in ogni sua forma». Non è d’accordo la liberal-democratica Layla Moran: «Tracey, malata terminale, mi ha scritto: c’è solo una nuvola nera all’orizzonte per me. Sono terrorizzata di soffrire una morte lunga e dolorosa». E il medico laburista Peter Presley: «Qui non siamo parlando di vita o morte. Ma di morte o morte!».

Alla fine, dopo decenni di fallimenti, il ddl passa con 330 voti contro 275. Un giorno storico per Inghilterra e Galles (Scozia e Irlanda del Nord hanno sa…

LONDRA – Questione di vita e di morte, in cinque ore di drammatico dibattito ai Comuni. I deputati raccontano tragedie private, tormenti e dubbi sul disegno di legge sul suicidio assistito presentato dalla laburista Kim Leadbeater. Sorella di un’altra deputata dello stesso partito, Jo Cox, uccisa da un estremista di destra prima del referendum Brexit del 2016.

La nordirlandese unionista Carla Lockhart ricorda la storia di suo padre, malato terminale: «In quei giorni di indicibile dolore, ho capito che la vita è degna in ogni sua forma». Non è d’accordo la liberal-democratica Layla Moran: «Tracey, malata terminale, mi ha scritto: c’è solo una nuvola nera all’orizzonte per me. Sono terrorizzata di soffrire una morte lunga e dolorosa». E il medico laburista Peter Presley: «Qui non siamo parlando di vita o morte. Ma di morte o morte!».

Alla fine, dopo decenni di fallimenti, il ddl passa con 330 voti contro 275. Un giorno storico per Inghilterra e Galles (Scozia e Irlanda del Nord hanno sanità autonome), anche se per diventare legge ci vorranno altri mesi e passaggi in Commissioni e Camera dei Lord. Ma i giochi sembrano fatti. Lacrime e abbracci fuori dal Parlamento. Esulta anche l’ex presentatrice della Bbc Esther Rantzen: vittima di un tumore incurabile, ha lanciato lei il dibattito mesi fa: «Non mi aspettavo di poter assistere a questo giorno...».

Kim Leadbeater, che in Parlamento ha preso proprio il seggio della sorella Jo due anni fa, ha innescato la rivoluzione «da quando, di recente, i diritti delle donne sono tornati a essere minacciati. Allora mi sono spesa anche per i diritti degli altri». Dopo la vittoria, si dice «un po’ stravolta… ma questi sono i giorni in cui il Parlamento dà il meglio di sé. Era importante dare voce, scelta e dignità alle persone alla fine delle loro vite».

Si calcola che oltremanica almeno venti malati terminali al giorno muoiano in gravi o atroci sofferenze. Non essendo una legge del governo, il primo ministro Keir Starmer ha lasciato libertà di coscienza al suo partito, votando a favore come il predecessore Sunak. Ma mezzo esecutivo si è opposto, inclusi la vice premier Angela Rayner e il ministro della Salute Wes Streeting. Che sintetizza così le preoccupazioni verso questo disegno di legge: «Temo per i più deboli, disabili e vulnerabili, che potrebbero essere costretti a scegliere il suicidio assistito. Inoltre, così si rischia di sminuire anche il ruolo di caregiver e infermieri».

Contrari anche ex primi ministri come Theresa May, Boris Johnson, Liz Truss e Gordon Brown. L’ex premier laburista ha citato la morte della sua neonata di 11 giorni nel gennaio 2002, per una emorragia cerebrale. Un dramma che ha convinto Brown della importanza di «un fine vita caritatevole invece di un suicidio assistito», chiedendo migliori cure palliative.

Il disegno di legge Leadbeater, a differenza degli altri sei Paesi europei (Svizzera, Olanda, Spagna, Lussemburgo, Belgio e Austria) che legalizzano il fine vita, è solo per malati terminali. Non è un’eutanasia perché non è il medico che “somministra” la morte al paziente. Ma quest’ultimo che, da cosciente, dovrà assumere i farmaci letali. In base alla proposta, i pazienti che richiederanno il suicidio assistito dovranno essere residenti in Inghilterra o Galles, registrati con un medico di base da almeno un anno e aver ricevuto una diagnosi di malattia terminale con non oltre sei mesi di vita rimanenti. Inoltre, devono avere la capacità mentale di prendere una decisione informata, senza pressioni, e firmare due dichiarazioni separate, davanti a testimoni. Non solo: la decisione dovrà essere supervisionata da due dottori. Un giudice dell’Alta Corte infine interrogherà uno dei due medici e il paziente, e solo dopo il suo ok si potrà procedere.

Ieri, alla lettura dell’esito del voto, Westminster è sprofondata nel silenzio.

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