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Londra dice addio ai due storici mercati di carne e pesce, finisce una tradizione antica 900 anni

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Lo Smithfield e Billingsgate chiuderanno per far posto a nuovi progetti immobiliari e a un museo. E i commercianti ora dovranno acquistare la loro merce da più lontano, a costi più alti, con tempi più elevati
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LONDRA – “Speriamo di non rimanere senza tacchini”, dicono i macellai. “Rischieremo di rimanere senza aragoste”, fanno loro eco i pescivendoli. La preoccupazione non è per l’imminente Natale 2024, per il pranzo del quale sono già cominciate le ordinazioni nei negozi di alimentari della metropoli. Ma l’annuncio che le autorità di Londra hanno deciso di chiudere Smithfield e Billingsgate, i due più grandi e più antichi mercati della capitale per la carne e per il pesce all’ingrosso, suscita preoccupazioni a lungo termine: nei prossimi anni i rivenditori al dettaglio dovranno acquistare la loro merce da più lontano, a costi più alti, con tempi più elevati. E con la possibilità di ritrovarsi con il bancone vuoto.

Non è soltanto una questione di soldi. Lo Smithfield Meat Market esiste da ben 900 anni nello stesso luogo, tra l’ospedale in cui Arthur Conan Doyle fa conoscere Sherlock Holmes al dottor Watson e la chiesetta di St. Bartholomew il Grande, dove fu girata una delle scene di nozze…

LONDRA – “Speriamo di non rimanere senza tacchini”, dicono i macellai. “Rischieremo di rimanere senza aragoste”, fanno loro eco i pescivendoli. La preoccupazione non è per l’imminente Natale 2024, per il pranzo del quale sono già cominciate le ordinazioni nei negozi di alimentari della metropoli. Ma l’annuncio che le autorità di Londra hanno deciso di chiudere Smithfield e Billingsgate, i due più grandi e più antichi mercati della capitale per la carne e per il pesce all’ingrosso, suscita preoccupazioni a lungo termine: nei prossimi anni i rivenditori al dettaglio dovranno acquistare la loro merce da più lontano, a costi più alti, con tempi più elevati. E con la possibilità di ritrovarsi con il bancone vuoto.

Non è soltanto una questione di soldi. Lo Smithfield Meat Market esiste da ben 900 anni nello stesso luogo, tra l’ospedale in cui Arthur Conan Doyle fa conoscere Sherlock Holmes al dottor Watson e la chiesetta di St. Bartholomew il Grande, dove fu girata una delle scene di nozze del film “Quattro matrimoni e un funerale”.

Il Fish Market di Billingsgate è da quattro decenni nell’attuale posizione, vicino al nuovo centro finanziario di Canary Wharf, e comunque da due secoli nella medesima parte della città, a East London. I due mercati appartengono dunque alla storia di Londra: smantellarli è come perdere una tradizione. Entrambi sono vittime della “gentrification”, termine che viene da “gentry” (piccola nobilità) e in sostanza significa imborghesimento, modernizzazione: la tendenza presente in tutto il mondo a riempire i centri cittadini di caffè, ristoranti, boutique, uffici e appartamenti ad alto prezzo, trasferendo più lontano le vecchie botteghe.

Il fenomeno ha indubbi vantaggi: spesso rianima zone disagiate, crea affari e posti di lavoro, attira visitatori e turisti. A Londra è già accaduto per altri mercati storici, come quello di Covent Garden e di Spitafields, trasformati in centri commerciali e fiere della gastronomia: sono innegabilmente diventati più puliti e più belli, rispetto a quando erano popolati di orfanelli, prostitute e mendicanti, come li raccontava Charles Dickens nei suoi romanzi. Mantenendone l’involucro esterno, come è avvenuto per Covent Garden, il mercato della carne di Smithfield, magnifico edificio in stile vittoriano, sarà sostituito dalla nuova sede del London Museum e sviluppato in un complesso immobiliare. Quello del pesce di Billinsgate, meno attraente dal punto di vista architettonico perché risale soltanto agli anni Ottanta, verrà demolito e adibito a sua volta a progetti di edilizia.

Ci sono, tuttavia, anche svantaggi. A parte la maggiore difficoltà per macellerie e pescherie per rifornirsi di carne e pesce, la chiusura dei mercati toglie a quelle due aree di Londra un po’ del loro fascino, per non dire della loro anima. In particolare, a Smithfield, che aprì nel 1174 come mercato del bestiame, con mandrie di bovini, ovini e suini portate in un grande recinto, dove gli animali venivano macellati, fatti a pezzi e venduti. Un tempo il macello non era limitato alle bestie: nello stesso posto erano giustiziati i condannati a morte, fino a che la pena capitale è stata uno spettacolo pubblico. Come ricorda una targa nella piazza di fianco al mercato, qui nel 1305 venne letteralmente squartato vivo William Wallace, l’eroe indipendentista scozzese più noto come Braveheart, titolo del film cult del 1995 in cui lo ha interpretato Mel Gibson.

Oggigiorno lo spettacolo non è più così macabro, ma capita ancora di vedere garzoni che prendono tagli di carne sanguinolenti dai camion frigoriferi e li portano a spalla all’interno del grande mercato coperto. I pub intorno a Smithfield sono gli unici autorizzati ad aprire e servire alcolici dalle 7 del mattino, perché a quell’ora i lavoratori del mercato, con il grembiule rosso di sangue, hanno già faticato a lungo e sono pronti per un breakfast all’inglese di uova, salsiccia e fagioli, innaffiato da una pinta di birra.

Tutto questo è destinato a finire entro il 2028, la data fissata per completare la chiusura dei due mercati. La City of London ha stanziato 300 milioni di sterline per ricompensare le ditte costrette ad andarsene: alcune riceveranno un milione o più. I più anziani andranno in pensione, altri sperano di rimanere uniti e trovare posto tutti insieme da un’altra parte. Ma il piano di accorpare i due mercati in uno, più funzionale e meno centrale, a Daghenam, una borgata della periferia est, è stato abbandonato per i costi risultati eccessivi. “Nel corso del tempo le cose cambiano, sul Tamigi non ci sono più i docks del porto fluviale, a Fleet Street non ci sono più le redazioni dei giornali”, commenta filosofico un avventore in un pub di fronte alle arcate vittoriane dello Smithfield Meat Market, “ è inevitabile”. Vero, ma fa un po’ tristezza lo stesso.

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