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Trudeau da Trump per trattare sui dazi. E il tycoon nomina il padre di Kushner ambasciatore a Parigi

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Il presidente eletto dopo il colloquio con il leader canadese: “Risolveremo i problemi insieme”. Altolà ai Brics: “Se minacciano il dollaro, aumenti delle tariffe del 100%”. E intanto affida la diplomazia in Francia al padre del genero Jared Kushner, marito di Ivanka
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NEW YORK — La foto con i volti sorridenti di Justin Trudeau e Donald Trump, al tavolo da dodici nel salone dei banchetti di Mar-a-Lago, ha mandato in delirio la base trumpiana. Il premier canadese è il primo leader del G7 costretto ad andare dal tycoon nel suo resort in Florida, preoccupato dalle minacce del presidente eletto di imporre tariffe addizionali fino al 25% sui prodotti di importazione per alcuni Paesi, tra cui Canada e Messico, in un tentativo di contrastare il flusso verso gli Usa di migranti e di droga. «L’incontro - ha commentato Trump - è stato molto produttivo, risolveremo i problemi insieme».

I suoi sostenitori già immaginano i grandi della Terra mettersi in fila per chiedere clemenza a The Donald, ma non è così: Trump ha messo in guardia su Truth i Paesi del Brics, tra cui Russia e Cina, dal creare una loro valuta o sostenerne un’altra in alternativa al dollaro. «Dovranno affrontare dazi del 100 per cento - ha minacciato - e dire addio alla vendita nella meraviglio…

NEW YORK — La foto con i volti sorridenti di Justin Trudeau e Donald Trump, al tavolo da dodici nel salone dei banchetti di Mar-a-Lago, ha mandato in delirio la base trumpiana. Il premier canadese è il primo leader del G7 costretto ad andare dal tycoon nel suo resort in Florida, preoccupato dalle minacce del presidente eletto di imporre tariffe addizionali fino al 25% sui prodotti di importazione per alcuni Paesi, tra cui Canada e Messico, in un tentativo di contrastare il flusso verso gli Usa di migranti e di droga. «L’incontro - ha commentato Trump - è stato molto produttivo, risolveremo i problemi insieme».

I suoi sostenitori già immaginano i grandi della Terra mettersi in fila per chiedere clemenza a The Donald, ma non è così: Trump ha messo in guardia su Truth i Paesi del Brics, tra cui Russia e Cina, dal creare una loro valuta o sostenerne un’altra in alternativa al dollaro. «Dovranno affrontare dazi del 100 per cento - ha minacciato - e dire addio alla vendita nella meravigliosa economia degli Stati Uniti». «Possono trovarsi un altro fesso - ha concluso - non c’è possibilità che i Brics sostituiscano il dollaro statunitense nel commercio internazionale, e qualsiasi Paese che ci provi dovrebbe dire addio all’America». Anche qui base in delirio, ma questa crociata planetaria può avere un duro impatto sulla vita di milioni di americani.

Dai maglioni alle sneaker, dal latte in polvere all’hardware, dalla frutta alle componenti per auto, tutti in gran parte di importazione, il costo della tariffe verrebbe scaricato sui consumatori. Altro che inflazione alla Joe Biden. Secondo il Washington Post, gli Stati Uniti potrebbero registrare il rincaro dei prezzi più alto in quarant’anni. Deutsche Bank prevede che l’inflazione, ora al 2,8%, possa arrivare al 3,9 nel 2025. Secondo Tax Foundation, centro studi di Washington, le tariffe eroderanno lo 0,4% del prodotto interno lordo, portando alla perdita di 345 mila posti di lavoro. Compagnie come Whirlpool, Honeywell Aerospace e General Motors che hanno espanso la produzione in Messico, durante la pandemia, ora non sanno più cosa fare. Dal Canada arriva il 99% di gas importato dagli Usa. Il Messico esporta due terzi della frutta fresca consumata dagli americani. La stessa Italia, secondo i dati Comtrade delle Nazioni Unite, nel 2023 ha venduto in Usa prodotti per 72,7 miliardi. Intanto Trump ha nominato ambasciatore in Francia, altro Paese preoccupato dalla politica dei dazi, Charles Kushner, padre del genero Jared Kushner, marito di Ivanka Trump.

Il futuro presidente ha provato a rassicurare gli americani, sostenendo che saranno i Paesi stranieri ad accollarsi le tariffe, ma a molti ha ricordato la storiella del “muro” al confine sud finanziato dal Messico, cosa mai avvenuta. «Siamo pronti a un aumento dei prezzi - ha spiegato Timothy Boyle, Ceo di Columbia Sportswear, azienda americana di abbigliamento - stiamo comprando ora il materiale per le forniture del prossimo autunno. In futuro sarà difficile mantenere i prodotti a un prezzo sostenibile».

Trump è convinto di costringere le compagnie americane a produrre internamente creando occupazione. In parte sarà così, ma per gli altri? AutoZone, più grande rivenditore americano di ricambi per auto, ha comunicato agli investitori di prepararsi al rincaro dei listini.

Durante il primo mandato, Trump aveva messo dazi fino al 25% su importazioni dalla Cina per 360 miliardi. Biden ne ha mantenuto gran parte e aggiunto quelli su veicoli elettrici e microchip. Il nuovo piano potrebbe costare a famiglia tra i 1700 e 2600 dollari l’anno, ma l’impatto potrebbe arrivare a 4 mila. Gli stessi cappellini Maga sono prodotti in Cina. Compagnie con base in Stati Repubblicani come Louisiana e Alabama vogliono spostare la produzione dalla Cina ma non sanno dove andare perché ogni giorno il tycoon potrebbe dichiarare guerra a qualcuno. C’è chi pensa che quella dei dazi sia solo una minaccia usata per strappare condizioni favorevoli. Non dovesse essere così, gli americani non potranno neanche consolarsi con tortillas e guacamole, visto che il 90% degli avocado consumati negli Usa arriva dal Messico.

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