Zelensky cambia i comandanti e apre al cessate il fuoco
dal nostro inviato Paolo BreraMykhailo Drapatyi
KIEV — Nove mesi dopo il licenziamento in tronco del generale Valery Zaluzhny, colpevole di brillare più del presidente, le forze armate ucraine in piena guerra affrontano una nuova rivoluzione. Volodymyr Zelensky ha annunciato ieri a sorpresa la nomina del nuovo capo dell’esercito. Ma stavolta non ci sono polemiche né proteste, anzi: non c’è un solo analista militare in Ucraina che non plauda alla scelta del maggiore generale Mykhailo Drapatyi alla guida delle forze terrestri. A Zelensky servono uomini fidati e capaci accanto, mentre annuncia ciò che non aveva mai osato ammettere: è pronto a congelare il fronte in cambio della protezione «sotto l’ombrello della Nato», ha detto ieri in un’intervista.
«La nomina di Drapatyi è un’ottima decisione, una persona davvero molto capace ed esperta», spiega a Repubblica il direttore del Centro di ricerca militare e strategica, Oleksandr Musienko. Addetti ai lavori e commentatori spendono solo elogi per l’uomo che dovrà cercare di frenare l…
KIEV — Nove mesi dopo il licenziamento in tronco del generale Valery Zaluzhny, colpevole di brillare più del presidente, le forze armate ucraine in piena guerra affrontano una nuova rivoluzione. Volodymyr Zelensky ha annunciato ieri a sorpresa la nomina del nuovo capo dell’esercito. Ma stavolta non ci sono polemiche né proteste, anzi: non c’è un solo analista militare in Ucraina che non plauda alla scelta del maggiore generale Mykhailo Drapatyi alla guida delle forze terrestri. A Zelensky servono uomini fidati e capaci accanto, mentre annuncia ciò che non aveva mai osato ammettere: è pronto a congelare il fronte in cambio della protezione «sotto l’ombrello della Nato», ha detto ieri in un’intervista.
«La nomina di Drapatyi è un’ottima decisione, una persona davvero molto capace ed esperta», spiega a Repubblica il direttore del Centro di ricerca militare e strategica, Oleksandr Musienko. Addetti ai lavori e commentatori spendono solo elogi per l’uomo che dovrà cercare di frenare l’avanzata russa. Ma è la prima scossa di un nuovo sisma che non si fermerà qui; anzi è subito proseguito con la nomina del colonnello Oleg Apostol, ex comandante della 95esima brigata, come vice del generale Syrsky, il capo delle Forze armate. Pochi minuti dopo, altra nomina: il comandante Pavel Palis è stato promosso a vice di Yermak, il potente capo dell’Ufficio presidenziale. «In realtà Zelensky punta su Drapatyi, che gode di grande stima, per sostituire proprio Sirsky. Lo ha nominato capo dell’esercito, ma è solo una tappa», dice a Repubblica Igor Mosiychuk, giornalista d’inchiesta ed ex ufficiale e fondatore di Azov.
Grandi manovre per puntellare una situazione difficilissima sul campo: il Donbass controllato da Kiev si riduce giorno dopo giorno, e Mosca ha riconquistato anche il 40 per cento del territorio perduto con la controffensiva ucraina nella regione russa di Kursk. Drapatyi prende il posto del giovane tenente generale Oleksandr Pavliuk, nominato in quel ruolo solo 9 mesi fa in un domino partito dal licenziamento di Zaluzhny. Non ha demeriti, «non è una rimozione punitiva ma l’effetto di un nuovo ascensore sociale per gli alti ufficiali: il suo ruolo viene affidato a un uomo con cui le nostre forze di terra verranno molto rinforzate», dice Musienko.
Zelensky gli ha affidato il compito di «aumentare sensibilmente l’efficienza dell’esercito, garantire qualità dell’addestramento e approcci innovativi alla gestione dei soldati: l’esercito ha bisogno di cambiamenti», ha postato su Telegram. Ma il cambiamento più grande resta quello che ha ipotizzato per la prima volta ieri in un’intervista: il cessate il fuoco con la Russia senza ottenere la restituzione dei territori occupati. Gli basterebbe «l’ombrello della Nato»; il resto, poi, lo rivendicherebbe «per via diplomatica».