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Elezioni in Romania: socialdemocratici in testa, ma l'estrema destra si fa avanti

(reuters)

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Alle parlamentari il Psd è dato al 26% negli exit poll mentre l’Aur cresce al 19% senza sfondare come nelle presidenziali. Intanto è atteso il parere dell’Alta Corte sull’annullamento del voto alle presidenziali con il sospetto di ingerenze russe attraverso TikTok nella vittoria a sorpresa di Georgescu
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PARIGI - L'estrema destra non riesce un secondo exploit in Romania. Dopo la vittoria a sorpresa di Calin Georgescu al primo turno delle elezioni presidenziali avvenuto una settimana fa, le elezioni legislative registrano una remontada del partito socialdemocratico (Psd) che, secondo gli exit poll diffusi dall'Istituto demoscopico Cur, hanno ottenuto il 26% dei voti nelle elezioni parlamentari. Il partito dell'Aur (Alleanza per l'unità della Romania) è comunque in forte crescita, attestandosi al 19%, seguito dal partito liberale (Pnl) e dall'Unione Salvate la Romania (Urs, centrodestra), entrambi dati al 15,5%. Vicino alla soglia di sbarramento del 5%, il partito Sos Romania, con la leader filo-russa Diana Sosoaca e il Pot, altra formazione della destra estrema vicina a Georgescu.

Con un'affluenza alle elezioni parlamentari stimata al 52,5%, l'Aur di cui ha fatto parte Georgescu, ha fatto meno bene dei sondaggi degli ultimi giorni che registravano preferenze di voto 22,4%, mentre il Pd…

PARIGI - L'estrema destra non riesce un secondo exploit in Romania. Dopo la vittoria a sorpresa di Calin Georgescu al primo turno delle elezioni presidenziali avvenuto una settimana fa, le elezioni legislative registrano una remontada del partito socialdemocratico (Psd) che, secondo gli exit poll diffusi dall'Istituto demoscopico Cur, hanno ottenuto il 26% dei voti nelle elezioni parlamentari. Il partito dell'Aur (Alleanza per l'unità della Romania) è comunque in forte crescita, attestandosi al 19%, seguito dal partito liberale (Pnl) e dall'Unione Salvate la Romania (Urs, centrodestra), entrambi dati al 15,5%. Vicino alla soglia di sbarramento del 5%, il partito Sos Romania, con la leader filo-russa Diana Sosoaca e il Pot, altra formazione della destra estrema vicina a Georgescu.

Con un'affluenza alle elezioni parlamentari stimata al 52,5%, l'Aur di cui ha fatto parte Georgescu, ha fatto meno bene dei sondaggi degli ultimi giorni che registravano preferenze di voto 22,4%, mentre il Pds era dato al 21,4%. Il risultato dell'Usr, partito di centrodestra, era particolarmente scrutato: la leader Elena Lasconi è arrivata al secondo posto nel primo turno delle presidenziali e affronterà nel ballottaggio dell'8 dicembre Georgescu. Sempre che il riconteggio dei voti ordinato dalla Corte costituzionale confermi il risultato del primo turno.

L'Alta Corte si pronuncerà infatti il 2 dicembre dopo la richiesta di annullamento del voto con il sospetto di ingerenze russe nel voto e di propaganda pro Georgescu attraverso la piattaforma cinese TikTok. Nel giro di pochi giorni, il paese dell'Europa orientale ha assistito a un susseguirsi di colpi di scena, in un clima di tensione segnato da una serie di manifestazioni di protesta in piazza. L'Aur, guidato da George Simion, affiliato all'europarlamento con il gruppo Ecr guidato da Giorgia Meloni, e dei suoi alleati, è comunque ora dominante nella galassia dell'estrema destra di cui fanno parte anche la leader filo-russa Sosoaca e il Pot. Tutti hanno in comune l'opposizione al sostegno a Kiev in nome della “pace” e la difesa dei “valori cristiani”.

Dopo tre decenni di vita politica strutturata da due grandi partiti, il parlamento rumeno ora sarà più frammentato che mai, con negoziati difficili per formare un governo. I socialdemocratici e i liberali, al potere nel governo di coalizione del premier Marcel Ciolacu, avevano lanciato appelli per scegliere “tra stabilità e caos” in questa campagna elettorale per rinnovare il parlamento.

Allo stesso modo, il presidente Klaus Iohannis ha definito le elezioni “cruciali per la direzione della Romania negli anni a venire”. Ancora prima di sapere quale sarà l'esito della presidenziale dell’8 dicembre, si aprono già molti interrogativi sul posizionamento strategico che avrà nei prossimi anni un paese dell'Ue e della Nato decisivo per il suo confine con l'Ucraina. La Romania non ha mai vissuto una tale svolta dalla caduta del comunismo nel 1989. Ma le difficoltà economiche e la guerra dall'altra parte del confine, stanno cambiando equilibri nella democrazia di 19 milioni di abitanti.

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