In un caffè affollato di Kiev Oleksiy Kusch, uno degli economisti ucraini più noti e autorevoli, abbassa la voce per spiegare la situazione: «Stanno preparando il campo per il negoziato, e dobbiamo aspettarci un’ulteriore escalation». Lo showdown «arriverà tra fine febbraio e marzo», magari «a cavallo del 24 febbraio». E l’esito, dice, non è scontato.
Trump porterà la pace?
«Per molti ucraini è un’immagine sacrale, attesa come il Salvatore. Ma la società è divisa sulla guerra e anche su Trump: non accetterà di trattare con Putin solo il conflitto tra Russia e Ucraina, stabilendone i confini. Perderebbe la faccia. La discussione con Putin sarà globale, solo così può rivendicare il ruolo di colui che ha scongiurato la terza guerra mondiale».
Per ora vediamo un’escalation.
«È un gioco di ruolo, serve a preparare le trattative introducendo questioni che non riguardano solo l’Ucraina. Per esempio le armi supersoniche, come il missile Oreshnik: Trump e Putin si impegneranno a fer…
In un caffè affollato di Kiev Oleksiy Kusch, uno degli economisti ucraini più noti e autorevoli, abbassa la voce per spiegare la situazione: «Stanno preparando il campo per il negoziato, e dobbiamo aspettarci un’ulteriore escalation». Lo showdown «arriverà tra fine febbraio e marzo», magari «a cavallo del 24 febbraio». E l’esito, dice, non è scontato.
Trump porterà la pace?
«Per molti ucraini è un’immagine sacrale, attesa come il Salvatore. Ma la società è divisa sulla guerra e anche su Trump: non accetterà di trattare con Putin solo il conflitto tra Russia e Ucraina, stabilendone i confini. Perderebbe la faccia. La discussione con Putin sarà globale, solo così può rivendicare il ruolo di colui che ha scongiurato la terza guerra mondiale».
Per ora vediamo un’escalation.
«È un gioco di ruolo, serve a preparare le trattative introducendo questioni che non riguardano solo l’Ucraina. Per esempio le armi supersoniche, come il missile Oreshnik: Trump e Putin si impegneranno a fermare la corsa a nuovi missili. Nel 2002 Putin e Bush firmarono il Sort, il trattato di Mosca sulle armi strategiche: lavoreranno a un nuovo trattato simile».
L’Ucraina di Zelensky accetterà di restare all’angolo?
«Il ruolo rischia di somigliare a quello di Cuba nella crisi del 1962, risolta a un altro livello».
Intanto Biden boicotta Trump?
«Nel baseball il pitcher lancia, il catcher riceve. Biden ha lanciato, Trump ha il guanto. Ma giocano nella stessa squadra: l’America, il Deep State. Per questo Putin non si fida del tutto di Trump».
Confini del 1991, del 2022, fronte attuale: Da dove si partirà?
«Stanno mettendo giù le richieste massime. Kiev si è riposizionata sul pre-invasione, rinviando alla diplomazia la questione Crimea e il Donbass già occupato. La Russia insiste su 4 regioni che occupa solo in parte — Kherson, Zaporizhia, Donetsk e Lugansk, oltre alla Crimea — e spinge per conquistare più terreno possibile. La linea mediana, a cui dobbiamo guardare, è il fronte».
Quando si arriverà al dunque?
«Tra febbraio e marzo. Il 20 gennaio ci sarà il passaggio di consegne in America, e fino ad allora Trump non può trattare: con la legge Logan rischierebbe l’impeachment. Per questo non ha neppure riconosciuto la telefonata con Putin. Scommetto su trattative a ridosso del 24 febbraio: tre anni di guerra sono simbolici».
Fino ad allora cosa ci attende?
«Un’escalation sia verbale che fisica. Quella verbale sarà apocalittica, devono pompare la società di orrore per la guerra in modo che le trattative facciano contenti tutti. L’obiettivo e far salire dall’attuale 60% al 70% i favorevoli a trattare».
È solo questione di tempo?
«Il momento cruciale sarà un bivio: o il conflitto verrà congelato, o si va fino in fondo. Fin quando una delle parti non sarà più in grado di combattere. Putin si prepara anche a questo scenario. A Kabul il ministro della Difesa Shoigu ha incontrato il ministro degli Interni dei talebani, Sirajuddin Haqqani, un tempo tra i terroristi più ricercati. Di cosa hanno parlato se non di mercenari? Se il conflitto non si fermerà, se l’Ucraina non accetterà l’accordo e il partito trasversale della guerra convincerà Trump a sostenere militarmente Kiev, Putin riverserà qui un’orda di nord coreani e mercenari talebani».
Kiev avrebbe forze e fondi per andare avanti?
«Nel 2022 dicevo che avevamo risorse strategiche per tre anni di guerra. Sono trascorsi. Non significa che la macchina bellica si fermerà in un giorno, ma si passa da obiettivi strategici a tattici: cioè a come sopravvivere. Il 2025 sarà il primo anno in cui le risorse interne non basteranno per la spesa militare. Lo sbilanciamento sarà di 5 miliardi di dollari e gli alleati forniscono solo aiuti civili e armi, non pagano gli stipendi dei soldati (sarebbe guerra per procura, ndr). Per ripianare si alzano le tasse, ma è un errore: si mortifica l’economia già depressa».
Zelensky è ancora saldo in sella?
«Come una molla tesa: non accadrà nulla fino alle trattative, ma alla prima notizia la molla salterà».