“Brain rot”, putrefazione del cervello sui social media: parola dell’anno dell’Oxford Dictionary
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - Quante volte vi siete ritrovati a scrollare pigramente Instagram, TikTok e altri vostri social media, senza dare attenzione ai contenuti? Questo comportamento ha un nome, ed è diventato la parola dell’anno 2024 del celebre dizionario di Oxford. Non potrebbe essere più eloquente: “Brain rot”, ossia la putrefazione del cervello. Che oramai inquiniamo sempre più spesso con “una quantità eccessiva contenuti di bassa qualità online”, come spiega la motivazione della scelta, “specialmente sui social media”. La frequenza dell'uso di questa espressione è cresciuta del 230% rispetto all’anno scorso.
Andrew Przybylski, psicologo e professore all’università di Oxford, ha dichiarato alla Bbc che “brain rot” è il “sintomo dei tempi che stiamo vivendo”. È stata eletta parola dell’anno battendo altri candidati come demure (“contegnoso, riservato”), Romantasy (quel genere di romanzo che intreccia letteratura rosa e di fantasia) e "dynamic pricing”. Ovvero, i prezzi dinamici in base alla rich…
LONDRA - Quante volte vi siete ritrovati a scrollare pigramente Instagram, TikTok e altri vostri social media, senza dare attenzione ai contenuti? Questo comportamento ha un nome, ed è diventato la parola dell’anno 2024 del celebre dizionario di Oxford. Non potrebbe essere più eloquente: “Brain rot”, ossia la putrefazione del cervello. Che oramai inquiniamo sempre più spesso con “una quantità eccessiva contenuti di bassa qualità online”, come spiega la motivazione della scelta, “specialmente sui social media”. La frequenza dell'uso di questa espressione è cresciuta del 230% rispetto all’anno scorso.
Andrew Przybylski, psicologo e professore all’università di Oxford, ha dichiarato alla Bbc che “brain rot” è il “sintomo dei tempi che stiamo vivendo”. È stata eletta parola dell’anno battendo altri candidati come demure (“contegnoso, riservato”), Romantasy (quel genere di romanzo che intreccia letteratura rosa e di fantasia) e "dynamic pricing”. Ovvero, i prezzi dinamici in base alla richiesta del mercato: espressione che ha spopolato in tutto il mondo dopo il caso della vendita di biglietti per la storica reunion della band Oasis dell’anno prossimo, il cui costo è cresciuto in maniera astronomica la scorsa estate vista la colossale platea di fan che li hanno richiesti.
Nello specifico, “brain rot” sta per il presunto deterioramento dello stato mentale o intellettuale di una persona, soprattutto come risultato di un consumo compulsivo ed eccessivo di materiale sui social media considerato triviale, superficiale o poco impegnativo. Un’espressione adeguata per descrivere il lato oscuro di Internet dei nostri giorni, ma che in realtà nasce nel 1854, da uno dei più grandi pensatori della storia americana: quell’Henry David Thoreau che la utilizzò nel suo capolavoro "Walden ovvero Vita nei boschi", riflessione sul rapporto dell'uomo con la natura, per criticare la tendenza della società a svalutare idee complesse come parte di un declino generale dell’impegno mentale e intellettuale: “Perché mentre l'Inghilterra fa il possibile per curare la malattia delle patate - si legge in Walden – nessuno sforzo viene fatto per curare la malattia del cervello (“brain rot”), che ha conseguenze ben più ampie e fatali?”.
Insomma, Thoreau aveva previsto tutto già due secoli fa, e ora “brain rot” viene utilizzata soprattutto dalle generazioni più giovani oltremanica per descrivere la nostra dipendenza da contenuti di bassa qualità e valore di cui ci imbeviamo quotidianamente su Internet e social media. Qualche settimana fa, invece, il dizionario di Cambridge aveva scelto come parola dell’anno il verbo “to manifest”, adottato anche dalla cantante Dua Lipa. Una espressione che deriva dall’aggettivo “manifest” (chiaro, ovvio, evidente) e dall’omonimo sostantivo e che ora in forma verbale sta anche per “immaginare di ottenere qualcosa che vuoi, nella speranza che ciò renda più probabile la sua realizzazione”.