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Il vicecapo politico di Hezbollah: “Se in Siria i jihadisti arrivano a Homs entriamo in guerra”

(reuters)

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“Rovesciare Assad è il piano americano che punta a isolare l’Iran. Netanyahu voleva cambiare il Medio Oriente e non ci è riuscito”, dice Mahmoud Komati nell’intervista a Repubblica. “Il 7 Ottobre? Un atto di autodifesa”
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Beirut — «In Siria si sta realizzando il piano americano per il Medio Oriente che ha lo scopo di spezzare l’asse della resistenza e circondare l’Iran. Hezbollah è pronto a intervenire a sostegno del governo di al-Assad». Mahmoud Komati, 71 anni, ex ministro libanese per gli Affari parlamentari, è il vice capo del consiglio politico di Hezbollah. Poiché la poltrona di capo è riservata a una figura religiosa di rappresentanza, di fatto Komati dopo Qassem è il più alto in grado nell’ala politica del Partito di Dio, che l’Ue non considera terroristica, a differenza dell’ala militare. Il luogo dell’incontro — la sala d’aspetto di uno studio medico — è stato comunicato all’ultimo momento. Komati si è presentato scortato da un uomo che aveva una pistola infilata nella cintura. I telefoni tassativamente spenti.

Cade il regime di Assad?

«Non cadrà. Russia, Iran, Libano e Iraq non lasceranno la Siria nelle mani dei terroristi».

Siete pronti a intervenire in Siria?

«La possibilità è concre…

Beirut — «In Siria si sta realizzando il piano americano per il Medio Oriente che ha lo scopo di spezzare l’asse della resistenza e circondare l’Iran. Hezbollah è pronto a intervenire a sostegno del governo di al-Assad». Mahmoud Komati, 71 anni, ex ministro libanese per gli Affari parlamentari, è il vice capo del consiglio politico di Hezbollah. Poiché la poltrona di capo è riservata a una figura religiosa di rappresentanza, di fatto Komati dopo Qassem è il più alto in grado nell’ala politica del Partito di Dio, che l’Ue non considera terroristica, a differenza dell’ala militare. Il luogo dell’incontro — la sala d’aspetto di uno studio medico — è stato comunicato all’ultimo momento. Komati si è presentato scortato da un uomo che aveva una pistola infilata nella cintura. I telefoni tassativamente spenti.

Cade il regime di Assad?

«Non cadrà. Russia, Iran, Libano e Iraq non lasceranno la Siria nelle mani dei terroristi».

Siete pronti a intervenire in Siria?

«La possibilità è concreta, stiamo valutando. La decisione non è ancora presa perché il rischio è che Israele approfitti dello spostamento di parte delle nostre forze in Siria».

I ribelli di Hts potrebbero raggiungere Homs.

«In quel caso non ci sarà da valutare, interverremo. Se arrivano al confine li combatteremo con l’aiuto dell’esercito libanese, come nel 2017 sulle montagne di Fajr al-Jurud».

Dopo 14 mesi di conflitto, siete in grado di sostenere un altro fronte?

«Abbiamo subito un duro colpo, ma le forze ci sono».

Quali prove avete che dietro l’insurrezione ci sono gli Stati Uniti?

«Gli Usa sono già in Siria e, con sfrontatezza, rubano il petrolio»

Più di 4 mila morti, il sud distrutto, Nasrallah ucciso, lo stato maggiore di Hezbollah dimezzato, il ritiro a nord del Litani… Eppure dite di aver vinto voi.

«Netanyahu voleva cambiare il Medio Oriente e non ci è riuscito. Voleva distruggere Hezbollah e non c’è riuscito. Per la prima volta in 75 anni, gli israeliani del nord sono stati costretti a sfollare».

Anche una parte della società libanese, soprattutto la cristiana, non crede a questa narrazione.

«Solo per motivazioni politiche e culturali. Cinque divisioni Idf non sono bastate a sfondare. Senza le armi Usa, non sarebbero capaci di durare un anno».

Come voi senza le armi del l’Iran.

«Saremmo più deboli, certo. Ma avremmo resistito lo stesso».

Sarà l’Iran anche a finanziare la ricostruzione delle case da voi promessa. Questo rende Hezbollah ancor di più una filiale di Teheran?

«No, e non è mai stato così. Non ci vergogniamo a dire che avremo aiuti dall’Iran e da altri paesi arabi, però la resistenza all’occupazione israeliana c’era anche prima della Repubblica islamica. Il più grande attacco a un comando Idf, a Tiro nel 1982, è stato fatto senza l’Iran».

Il 7 Ottobre?

«Un atto di autodifesa»

Un massacro di centinaia di civili, tra cui donne e dei bambini, un atto di autodifesa?

«La storia non è iniziata il 7 ottobre. La causa palestinese stava scomparendo dal dibattito internazionale, Trump aveva posto le basi per l’accordo tra Israele e i paesi arabi mentre a Gaza la gente viveva in una prigione senza diritti»

L’8 ottobre è iniziato il lancio di migliaia di razzi su Israele in solidarietà a Hamas, giustificate il 7 Ottobre, però protestate se l’Ue definisce terroristi i vostri miliziani. Non è un controsenso?

«Cosa dice l’Ue dei tanti civili palestinesi uccisi in 75 anni di occupazione? Niente. Hezbollah non colpisce mai i civili, solo obiettivi militari».

E la strage dei bambini drusi a Majdal Shams?

«È stato un razzo dell’Iron Dome».

Altra critica alla retorica della vittoria: avete firmato la tregua nonostante la guerra a Gaza prosegua e spezzando l’unità del fronte. Cosa risponde?

«Il nostro appoggio ai palestinesi continua in modo diverso. Dobbiamo stabilire come».

Il cessate il fuoco oltre alla risoluzione Onu 1701 prevede l’impegno ad attuare la 1559 sul disarmo delle milizie. La rispettate?

«Non si applica a Hezbollah. Non siamo miliziani ma forze di resistenza che si battono contro l’occupazione straniera».

L’Idf vi accusa di violare gli accordi e per questo continuano i raid. È così?.

«La storia si ripete, fecero lo stesso nel 2006. Non stiamo sparando un solo colpo, abbiamo pazienza e aspettiamo che il Comitato di controllo eviti le palesi violazioni dell’Idf».

Cosa farebbe ripartire la guerra?

«Una grossa strage».

La tregua reggerà?

«Credo di sì».

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