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Siria, Tajani avverte: “Il collasso migratorio è un rischio reale”

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L’allarme. Con il Libano appeso a una tregua fragile, è difficile che possa tornare ad essere una zona cuscinetto per i siriani in fuga dal Paese colpito dall’offensiva di ribelli e jihadisti
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«Il problema è che si rischia un collasso migratorio e quindi di veder ripetere ciò che successo anni fa, quando milioni di siriani si spostarono verso Libano e l’Europa». L’allarme arriva dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Al momento non ci sarebbero indicazioni specifiche, né alert dell’intelligence, ma solo valutazioni di scenario. Se possibile, assai più fosche di quelle già preoccupanti che circolavano poche settimane fa.

Con il Libano appeso a una tregua fragile, è difficile che possa tornare ad essere zona cuscinetto per i siriani in cerca di salvezza e rifugio, come già successo nel 2015. Nel Paese dei cedri, diventato pantano politico e militare, gli oltre 1,5 milioni di profughi che lì negli anni sono sfollati sono diventati ospiti sempre più sgraditi e in molti - su questo si basavano gli alert delle scorse settimane- stanno andando via.

«Il Medio Oriente non può permettersi un’altra crisi rifugiati», avvertiva qualche settimana fa l’Alto rappresen…

«Il problema è che si rischia un collasso migratorio e quindi di veder ripetere ciò che successo anni fa, quando milioni di siriani si spostarono verso Libano e l’Europa». L’allarme arriva dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Al momento non ci sarebbero indicazioni specifiche, né alert dell’intelligence, ma solo valutazioni di scenario. Se possibile, assai più fosche di quelle già preoccupanti che circolavano poche settimane fa.

Con il Libano appeso a una tregua fragile, è difficile che possa tornare ad essere zona cuscinetto per i siriani in cerca di salvezza e rifugio, come già successo nel 2015. Nel Paese dei cedri, diventato pantano politico e militare, gli oltre 1,5 milioni di profughi che lì negli anni sono sfollati sono diventati ospiti sempre più sgraditi e in molti - su questo si basavano gli alert delle scorse settimane- stanno andando via.

«Il Medio Oriente non può permettersi un’altra crisi rifugiati», avvertiva qualche settimana fa l’Alto rappresentante Onu Filippo Grandi, mentre in Ue si ragionava addirittura di programmi di rimpatrio per i siriani arrivati negli ultimi anni. Ma con l’offensiva jihadista che ha precipitato la Siria nel caos, la via del ritorno a casa è chiusa. E l’esodo, che già conta su più di tre milioni di siriani costretti a lasciare il Paese, rischia di assumere proporzioni bibliche.

A darne il metro sono i dati sugli arrivi in Italia. Se nel 2023 erano siriani il 6 per cento dei naufraghi sbarcati, al 15 novembre 2024 sono il 19 per cento. Da qualche poi mese sono ricominciate le partenze dal Libano. Destinazione, l’Egeo e la Grecia. È snodo necessario per chi scelga la rotta balcanica, dove - segnalano le ong - iniziano a muoversi nuclei familiari interi. Sono gli stessi che sempre di più si vedono a Lampedusa, come sui velieri che risalgono la rotta jonica con destinazione Calabria. Pochissimi si fermano, sono quasi tutti “transitanti” che puntano a Germania e Nord Europa. Con sé portano tutto, persino gli animali domestici. In molti sanno già che indietro non torneranno più.

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