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Francia, Barnier stasera in tv per evitare la crisi. Ma intanto il totopremier ha già due nomi forti

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Domani in aula il voto sulla mozione di sfiducia presentata da sinistre e Rassenblement National. Macron, in visita di Stato a Riad, avrebbe già iniziato a consultare i partiti
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PARIGI - Michel Barnier stasera va in televisione per lanciare un ultimo appello allo “spirito di responsabilità” dei partiti nel voto di domani, intanto però Emmanuel Macron sta già pensando a un successore. Il capo dello Stato, in questo momento a Riad per una visita di Stato di tre giorni, ha cominciato a consultare in modo ufficioso alcuni rappresentanti di partito e iniziato a testare alcuni possibili nomi.

Nel totopremier ci sono l’attuale ministro della Difesa, Sébastien Lecornu, e il leader centristra François Bayrou. Entrambi sono ritenuti candidati possibili perché non invisi a Marine Le Pen che fa pesare i suoi 143 deputati all’Assemblée Nationale.

Il macronista Lecornu ha partecipato ad alcune “cene segrete” con la leader dell’…

PARIGI - Michel Barnier stasera va in televisione per lanciare un ultimo appello allo “spirito di responsabilità” dei partiti nel voto di domani, intanto però Emmanuel Macron sta già pensando a un successore. Il capo dello Stato, in questo momento a Riad per una visita di Stato di tre giorni, ha cominciato a consultare in modo ufficioso alcuni rappresentanti di partito e iniziato a testare alcuni possibili nomi.

Nel totopremier ci sono l’attuale ministro della Difesa, Sébastien Lecornu, e il leader centristra François Bayrou. Entrambi sono ritenuti candidati possibili perché non invisi a Marine Le Pen che fa pesare i suoi 143 deputati all’Assemblée Nationale.

Il macronista Lecornu ha partecipato ad alcune “cene segrete” con la leader dell’estrema destra, organizzate da un esponente della destra e rivelate qualche mese fa dal quotidiano Libération. Bayrou, storico capo del Modem e già candidato alla presidenziale, ha espresso a Le Pen il suo sostegno istituzionale qualche giorno fa, criticando la richiesta di ineleggibilità nel processo sui fondi Ue. “Non amo mai l'ingiustizia, neanche quando colpisce i miei avversari politici” ha detto Bayrou che ha affrontato con il Modem lo stesso procedimento giudiziario sui finanziamenti europei per gli assistenti parlamentari.

Macron torna domani sera a Parigi e vuole fare in fretta, anche perché intanto la pressione di chi chiede sue dimissioni cresce. L’ipotesi di una presidenziale anticipata continua a essere esclusa dall’Eliseo. Nell’entourage di Macron, si sottolinea anzi come il Presidente sia un “polo di stabilità” in questa fase. Resta la fatica di risolvere l’equazione politica uscita dalle legislative di luglio, senza nessuna maggioranza in parlamento. E con l’impossibilità di convocare nuove elezioni prima di luglio 2025.

Se la sfiducia passa - come sembra ormai probabile - nel voto unito delle opposizioni, la legge di Bilancio sarà bloccata. In teoria c'è tempo per approvarla fino al 31 dicembre ma significa trovare un governo capace di negoziare un accordo con tutti i partiti in pochi giorni. Il governo Barnier può restare in carica per gli affari correnti e intanto decidere la proroga della legge di Bilancio del 2024 anche per il 2025.

Le consultazioni che Macron ha cominciato a fare per ora non guardano a sinistra che presenta la mozione di sfiducia unita: dai socialisti, ai Verdi, ai comunisti e agli Insoumis di Mélenchon. Ma è sulla tappa successiva che la gauche rischia di dividersi. Il partito socialista ha diffuso un comunicato per chiedere a Macron di nominare un premier di sinistra, senza però citare Lucie Castets, alta funzionaria che era stata candidata durante l'estate dal Nuovo Fronte Popolare. I socialisti sono anche tentati di andare verso un governo tecnico allargato ad altre “forze repubblicane”, come i macronisti, mentre gli Insoumis di Mélenchon vogliono restare puri e duri, e puntano alle dimissioni di Macron.

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