Crisi di governo in Francia. “La situazione è grave, ora serve un accordo per aggiustare il deficit”
di Benedetta PerilliMichel Barnier
«La situazione è grave ma non catastrofica, se Barnier avesse acconsentito a un accordo avrebbe avuto, anche agli occhi dell’Europa, il demerito di concedere una vittoria politica a Marine Le Pen e contemporaneamente costringere il Paese a una manovra molto costosa». A predicare cautela è l’economista francese Jean Pisani-Ferry.
Quanto può costare alla Francia questa crisi di governo?
«Non credo che il Paese rischi una crisi finanziaria, la Francia ha un costo del debito più basso dell’Italia. Ma bisogna capire come uscirne: se il premier avesse ceduto alle richieste di Le Pen avrebbe forse evitato il voto di sfiducia, ma avrebbe perso ogni credibilità in termini di serietà di bilancio. Ora dipenderà da cosa farà Macron: non penso rinnoverà il mandato a Barnier ma non nominerà nemmeno qualcuno a sinistra, credo punterà a un governo tecnico».
«La situazione è grave ma non catastrofica, se Barnier avesse acconsentito a un accordo avrebbe avuto, anche agli occhi dell’Europa, il demerito di concedere una vittoria politica a Marine Le Pen e contemporaneamente costringere il Paese a una manovra molto costosa». A predicare cautela è l’economista francese Jean Pisani-Ferry.
Quanto può costare alla Francia questa crisi di governo?
«Non credo che il Paese rischi una crisi finanziaria, la Francia ha un costo del debito più basso dell’Italia. Ma bisogna capire come uscirne: se il premier avesse ceduto alle richieste di Le Pen avrebbe forse evitato il voto di sfiducia, ma avrebbe perso ogni credibilità in termini di serietà di bilancio. Ora dipenderà da cosa farà Macron: non penso rinnoverà il mandato a Barnier ma non nominerà nemmeno qualcuno a sinistra, credo punterà a un governo tecnico».
E per quanto riguarda il bilancio?
«Se non si riuscirà a raggiungere un accordo sul bilancio ci sarà ancora quasi un mese per finalizzarlo. In ogni caso, se non si riuscisse, ci sarà una legge che consentirà di prolungare il bilancio dell’anno precedente. Significa che non ci saranno aggiustamenti molto importanti, ma in fin dei conti – sia dal punto di vista delle spese che delle entrate – si troverà una formula affinché il deficit venga comunque recuperato».
E l’Ue come giudica questa crisi?
«La situazione non è buona, chiaramente, ma nelle condizioni date un accordo sul bilancio avrebbe rischiato di essere pessimo».
Prima di lasciare il ministero dell’Economia, l’ex responsabile Bruno Le Maire aveva già avvertito che la Francia poteva andare incontro a una grave instabilità economica, evocando i fantasmi della Frexit, l’uscita dall’Ue.
«C’è sempre questa possibilità, ma non credo affatto che sia un rischio reale nel breve termine».
Ieri la Confederazione delle Piccole e Medie Imprese ha lanciato un appello alla responsabilità politica di fronte al rischio di un nuovo periodo di instabilità per un settore già in sofferenza.
«La situazione non è buona, ma non c’è un rischio vitale per il Paese».
Dopo i grandi fasti, e le spese, dell’estate olimpica, la Francia ora fa i conti con la crisi del Paese reale.
«I Giochi Olimpici sono costati molto meno della maggior parte dei Giochi degli anni precedenti».
Lei sembra tranquillo.
«No, sono preoccupato ma non catastrofista: preferisco guardare alle cose con realismo. C’è una situazione grave nella quale la questione reale ora è se il governo riuscirà a mettere d’accordo i parlamentari su eventuali aggiustamenti e se riuscirà ad avere una maggioranza. È difficile, ma non impossibile».