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“Ciao mamma”, lettera del patriarca alle donne incinte. In Russia avanza la crociata anti-aborto

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Divieti e misure draconiane per combattere il calo demografico aggravato dai morti in Ucraina. Ma nel Paese ci si sposa di meno e si divorzia di più
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Immaginate di essere una donna incinta e di non avere ancora deciso se portare avanti o meno la gravidanza. Andate in ospedale per una consulenza e il ginecologo vi consegna una lettera che vi apostrofa “Ciao mamma!”. Firmato: Kirill, il patriarca di Mosca e di tutte le Russie. Con tanto di benedizione per voi e il vostro feto.

Succede da ieri nell’ospedale della Chiesa Sant’Alessio di Mosca, ma presto avverrà nei consultori di 16 regioni russe, dalla Carelia alla Kamchatka passando per Magadan e la Repubblica dei Komi, esclusa la capitale.

Per Natalia Moskvitina, a capo dell’iniziativa approvata nientemeno che dal presidente russo Vladimir Putin, si tratta di un sostegno “in un momento molto vulnerabile” che ha contribuito a “ridurre gli aborti del 42%” nella Repubblica di Mordovia dove era stata sperimentata nel 2022. Ma le femministe temono l’ennesimo assalto al diritto d’aborto, ripristinato nel 1955 dopo gli anni di divieto staliniano.

La “cartella d’aiuto” per le donne incinte

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Immaginate di essere una donna incinta e di non avere ancora deciso se portare avanti o meno la gravidanza. Andate in ospedale per una consulenza e il ginecologo vi consegna una lettera che vi apostrofa “Ciao mamma!”. Firmato: Kirill, il patriarca di Mosca e di tutte le Russie. Con tanto di benedizione per voi e il vostro feto.

Succede da ieri nell’ospedale della Chiesa Sant’Alessio di Mosca, ma presto avverrà nei consultori di 16 regioni russe, dalla Carelia alla Kamchatka passando per Magadan e la Repubblica dei Komi, esclusa la capitale.

Per Natalia Moskvitina, a capo dell’iniziativa approvata nientemeno che dal presidente russo Vladimir Putin, si tratta di un sostegno “in un momento molto vulnerabile” che ha contribuito a “ridurre gli aborti del 42%” nella Repubblica di Mordovia dove era stata sperimentata nel 2022. Ma le femministe temono l’ennesimo assalto al diritto d’aborto, ripristinato nel 1955 dopo gli anni di divieto staliniano.

La “cartella d’aiuto” per le donne incinte

Alla prima visita ginecologica in gravidanza, una donna incinta - sostiene Moskvitina – riceve già di prassi una “cartella d’aiuto”. Dentro ci sono le congratulazioni del governatore e del metropolita a capo della diocesi locale e un elenco delle misure di sostegno finanziario per le neo-mamme. D’ora in poi conterrà anche la lettera del patriarca Kirill.

Nel suo messaggio il capo della Chiesa Russa Ortodossa augura “buona salute, pace spirituale e molte misericordie da parte di Cristo, il datore della Vita” e incoraggia le future madri citando un passo biblico: “Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore”. Come se non bastasse, Moskvitina vorrebbe anche che i medici consegnassero alle donne un finto embrione dimostrativo. “Così potranno vedere che è già una persona!”.

Ma a guidare la crociata contro il diritto d’aborto in Russia non c’è soltanto la Chiesa Russa Ortodossa, ma anche il Cremlino sempre più preoccupato dal calo demografico aggravato dai caduti in Ucraina.

La crociata contro il diritto d’aborto

Per anni il ministero della Sanità aveva sostenuto, dati alla mano, che il divieto d’aborto non aumenti affatto il tasso di natalità, ma che semmai metta a rischio le donne stesse che finirebbero col rivolgersi a mammane o sedicenti medici clandestini.

Dopo l’inizio dell’offensiva in Ucraina, invece, si è allineato con la Chiesa. Nei mesi scorsi, il ministro Mikhail Murashko è persino arrivato a dire che le donne dovrebbero fare figli presto invece che proseguire gli studi o fare carriera.

E Putin, oltre ad aver dichiarato il 2024 “anno della famiglia”, ha invitato le donne a “fare sette e otto figli come le nonne e bisnonne”, offerto incentivi e riesumato il premio staliniano di “Madre eroina” da un milione di rubli, circa 10mila euro, per chi ha almeno 10 bambini.

I paletti anti-aborto

Succede nella Russia erede dell’Unione sovietica che nel 1920 fu il primo Paese al mondo a legalizzare completamente l’interruzione di gravidanza. A parole anche l’odierna legislazione russa sarebbe tra le più progressiste al mondo: consente alle donne di abortire fino alla 12esima settimana di gravidanza e, in casi eccezionali come lo stupro o la morte del marito, fino alla 22esima. Ma di fatto, nel pubblico, la strada è lastricata di ostacoli.

Dal 2011, ad esempio, su pressione della Chiesa, è in vigore quella che qui viene chiamata la “settimana del silenzio”, un tempo di riflessione obbligatorio che va dai 2 ai 7 giorni prima della procedura durante i quali la donna viene costretta a sottoporsi a una consulenza che dovrebbe essere volontaria.

I medici vengono ricompensati se la donna ci ripensa, ma spesso il consulente non è neppure uno psicologo, ma un funzionario governativo o un sacerdote che le dice che “l’aborto è contrario al suo scopo” e le nega l’ok ad abortire gratuitamente.

Sulla scia della Repubblica di Mordovia, altre 11 regioni della Federazione russa hanno inoltre introdotto il “reato d’influenza all’aborto”, bislacca invenzione giudiziaria che vieta di “influenzare” le donne a interrompere una gravidanza “attraverso la persuasione, le offerte, la corruzione, l’inganno o imponendo altre richieste”.

Il “catastrofico” calo demografico

Dopo aver vietato la “propaganda gay”, bandito il fantomatico “movimento internazionale Lgbtq+”, dichiarato fuori legge “cambi di sesso” e terapie ormonali, lo scorso mese Putin ha penalizzato anche la cosiddetta “propaganda child-free”, vale a dire qualsiasi contenuto che promuova uno stile di vita “senza figli”. Il timore, però, è che si tratti soltanto di un ulteriore passo verso la definitiva stretta.

L’obiettivo ultimo è arginare il calo demografico “catastrofico” – così l’ha definito Putin – aggravato dalle ingenti perdite in Ucraina. Lo scorso settembre il tasso di natalità ha registrato il suo minimo storico in un quarto di secolo, mentre i tassi di mortalità sono in costante aumento anche a causa del conflitto.

Si divorzia di più e ci si sposa di meno

Ma, a dispetto dei continui appelli di Putin a riprodursi e moltiplicarsi, in Russia ci si sposa di meno e si divorzia di più. Secondo i dati di Rosstat, il numero di matrimoni celebrati in settembre, quasi 92mila, ha toccato il minimo storico degli ultimi 18 anni, il 16% in meno rispetto al 2023. La Russia, invece, resta sul podio mondiale per divorzi: ogni 1.000 matrimoni si registrano più di 700 divorzi.

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