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Vietnam, la “regina del mattone” condannata alla pena di morte per una maxifrode da 11 miliardi

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Truong My Lan è accusata di aver controllato illegalmente la Saigon Joint Stock Commercial Bank autorizzando prestiti che sono costati alla banca 25 miliardi di euro di perdite
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PECHINO - A morte. Per Truong My Lan, “la regina del mattone” responsabile di una delle frodi finanziarie più grandi del Vietnam e dell’intera Asia, l’Alta Corte del Popolo di Ho Chi Minh City ha confermato in appello la condanna alla pena capitale. Uno scandalo “senza precedenti” come scrive la stampa del Paese comunista.

Da venditrice di cosmetici in una bancarella del mercato più antico della vecchia Saigon a capo di uno dei colossi immobiliari del Vietnam, il “processo del secolo” contro Truong era iniziato lo scorso 5 marzo. Ad aprile era arrivata la condanna a morte: riconosciuta colpevole di corruzione, appropriazione indebita e violazione delle norme bancarie per una frode da 11,6 miliardi di euro, praticamente il 3% del Pil vietnamita. Anche se i pubblici ministeri avevano dichiarato che i danni totali della sua attività criminale ammontavano a più del doppio, 25 miliardi.

Nel suo appello scritto a mano, visionato da alcuni giornalisti dell’agenzia di stampa France Presse p…

PECHINO - A morte. Per Truong My Lan, “la regina del mattone” responsabile di una delle frodi finanziarie più grandi del Vietnam e dell’intera Asia, l’Alta Corte del Popolo di Ho Chi Minh City ha confermato in appello la condanna alla pena capitale. Uno scandalo “senza precedenti” come scrive la stampa del Paese comunista.

Da venditrice di cosmetici in una bancarella del mercato più antico della vecchia Saigon a capo di uno dei colossi immobiliari del Vietnam, il “processo del secolo” contro Truong era iniziato lo scorso 5 marzo. Ad aprile era arrivata la condanna a morte: riconosciuta colpevole di corruzione, appropriazione indebita e violazione delle norme bancarie per una frode da 11,6 miliardi di euro, praticamente il 3% del Pil vietnamita. Anche se i pubblici ministeri avevano dichiarato che i danni totali della sua attività criminale ammontavano a più del doppio, 25 miliardi.

Nel suo appello scritto a mano, visionato da alcuni giornalisti dell’agenzia di stampa France Presse presenti in aula, la donna chiedeva alla Corte di adottare un “approccio più umano e clemente”. “Mi vergogno molto di essere accusata di questo crimine”.

Secondo i giudici la 68enne, presidente della società immobiliare Van Thinh Phat, ha controllato illegalmente tra il 2012 e il 2022 la Saigon Joint Stock Commercial Bank (Scb) e nell’arco di quei dieci anni ha autorizzato 2.500 prestiti che sono costati alla banca 25 miliardi di euro di perdite. La donna orchestrò nel 2011 la fusione della banca Scb, in difficoltà, con altri due istituti di credito, in coordinamento con la banca centrale del Vietnam. Secondo il tribunale, Truong ha sfruttato questa operazione per ottenere liquidità dalla Scb e, secondo i documenti governativi, ha posseduto oltre il 90% della banca, approvando migliaia di prestiti a “società fantasma”.

Una volta approvati i prestiti, il denaro veniva trasferito sui conti delle società - tutte facenti capo al suo impero immobiliare e usato pure per ingraziarsi a suon di mazzette (una, da cinque milioni di euro in contanti, nascosta in scatole di polistirolo) funzionari compiacenti. Lei stessa aveva ordinato al suo autista di prelevare dalla banca quasi 4 miliardi in contanti (nell’arco di tre anni) e di conservarli nel suo scantinato.

Secondo la legge vietnamita Lan potrebbe ancora ottenere la commutazione della sua condanna a morte in ergastolo se restituisce almeno tre quarti del totale dei beni sottratti e collabora con le autorità. Un'altra strada percorribile è la richiesta di grazia al Capo dello Stato. Oltre alla condanna a morte, Lan era stata condannata all'ergastolo in un altro processo a ottobre, dopo essere stata riconosciuta colpevole di aver ottenuto proprietà tramite truffa, di riciclaggio di denaro e di trasferimenti illegali di denaro oltre confine.

Truong e la sua famiglia fondarono la società nel 1992, negli anni in cui il Vietnam abbandonava l’economia pianificata di Stato, si apriva a quella di mercato e agli investimenti stranieri. Lo stesso anno in cui Truong incontra il suo futuro marito, Eric Chu, facoltoso imprenditore di Hong Kong. In quel periodo di riforme economiche, la coppia aveva iniziato ad acquistare terreni e proprietà. Nel corso degli anni la Van Thinh Phat è diventata una delle aziende immobiliari più potenti del Paese. I suoi progetti vanno dal grattacielo a 40 piani nel centro di Ho Chi Minh City - il Saigon Times Square - all'hotel Sherwood Residence a cinque stelle, dove la donna ha vissuto fino al suo arresto, avvenuto nell’ottobre dello scorso anno.

Truong è uno dei bersagli più importanti della campagna anticorruzione del governo che dura da una decina d’anni, nota come “fornace ardente”. La campagna, lanciata dal segretario generale del Partito comunista vietnamita Nguyen Phu Trong - morto quest’estate - sta proseguendo con il suo successore, To Lam (ad essere colpiti sono stati finora tre vice-primi ministri, due presidenti e decine di migliaia di piccoli funzionari: il 21 novembre pure l'ex presidente del Parlamento, Vuong Dinh Hue, ha ricevuto un richiamo ufficiale per aver violato le norme anticorruzione).

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