PARIGI — «Me lo auguro e lo spero ancora», dice Michel Barnier lanciando un ultimo appello per un «sussulto di responsabilità» dei partiti nel voto di sfiducia contro di lui previsto questo pomeriggio all’Assemblée Nationale. La caduta del governo, avverte il premier in televisione all’ora di cena, «renderebbe tutto più difficile e grave». Barnier, nominato appena tre mesi fa, si è mostrato combattivo, cercando di mettere Marine Le Pen davanti alle sue contraddizioni, in particolare per essersi associata alla sinistra nel voto della sfiducia.
«Lei chiede di essere rispettata, ma questo è rispetto?», ha detto il premier leggendo un passaggio della mozione della gauche che denuncia l’estrema destra e le sue “vili ossessioni” sull’immigrazione. Il premier ha espresso più volte la sua incredulità rispetto al precipitare della situazione nel mezzo dell’approvazione della Finanziaria: «Non credevo che avrebbe osato», ha confidato Barnier in privato, ribadendo di aver teso più volte la man…
PARIGI — «Me lo auguro e lo spero ancora», dice Michel Barnier lanciando un ultimo appello per un «sussulto di responsabilità» dei partiti nel voto di sfiducia contro di lui previsto questo pomeriggio all’Assemblée Nationale. La caduta del governo, avverte il premier in televisione all’ora di cena, «renderebbe tutto più difficile e grave». Barnier, nominato appena tre mesi fa, si è mostrato combattivo, cercando di mettere Marine Le Pen davanti alle sue contraddizioni, in particolare per essersi associata alla sinistra nel voto della sfiducia.
«Lei chiede di essere rispettata, ma questo è rispetto?», ha detto il premier leggendo un passaggio della mozione della gauche che denuncia l’estrema destra e le sue “vili ossessioni” sull’immigrazione. Il premier ha espresso più volte la sua incredulità rispetto al precipitare della situazione nel mezzo dell’approvazione della Finanziaria: «Non credevo che avrebbe osato», ha confidato Barnier in privato, ribadendo di aver teso più volte la mano alla leader del Rn, rendendosi finalmente conto che era «ricattato».
Barnier si prepara all’addio, senza però ammetterlo. «Non ci voglio credere», dice anche Emmanuel Macron, parlando con i giornalisti a Riad dove è in visita da lunedì. Il capo dello Stato attacca le opposizioni, parlando del «cinismo insostenibile» di Le Pen e della «perdita di riferimenti» del partito socialista, allineato con gli Insoumis di Jean-Luc Mélenchon. Intanto però Macron è costretto a pensare già un successore. Il capo dello Stato torna stasera a Parigi e si prepara ad accogliere i leader del mondo, tra cui Donald Trump, in occasione della riapertura di Notre-Dame. Il presidente americano eletto arriva sabato per partecipare alla cerimonia di inaugurazione dopo la spettacolare ricostruzione della cattedrale.
Macron vuole chiudere in fretta la crisi di governo, anche perché cresce la pressione di chi chiede le sue dimissioni. L’ipotesi di una presidenziale prima del 2027 continua a essere esclusa dall’Eliseo. «Resterò fino all’ultimo minuto», ha ribadito ieri il presidente, che ha cominciato a consultare in modo informale alcuni rappresentanti di partito e iniziato a testare possibili nomi. Nel totopremier ci sono l’attuale ministro della Difesa, Sébastien Lecornu, e il leader centristra François Bayrou. Entrambi sono ritenuti candidati possibili perché non invisi a Le Pen, che fa pesare i suoi 143 deputati all’Assemblée Nationale.
Il macronista Lecornu ha partecipato ad alcune “cene segrete” con la leader sovranista, organizzate da un esponente della destra e rivelate qualche mese fa dal quotidiano Libération. Bayrou, storico capo del Modem e già candidato alla presidenza, ha espresso a Le Pen il suo sostegno istituzionale qualche giorno fa, criticando la richiesta di ineleggibilità nel processo sui fondi Ue: «Non amo mai l’ingiustizia, neanche quando colpisce i miei avversari politici», ha detto Bayrou.