SEUL — All’una di notte la mozione viene formalmente presentata in Parlamento: Yoon Suk-yeol, il presidente che voleva imporre la legge marziale per salvarsi dai guai, ora affronterà l’onta dell’impeachment. Per approvarla serviranno i sì di due terzi dell’Assemblea (200 su 300), in una votazione che deve arrivare tra le 24 e le 72 ore: domani o sabato si potrebbe conoscere il destino del leader conservatore.
Attenzione ai numeri, però: il partito di Yoon, il People’s Power, è contrario all’impeachment e ha 108 seggi: quanto basta per bloccare la mozione. Per raggiungere la soglia servirebbe dunque che almeno 8 deputati conservatori si schierassero con le opposizioni.
È una situazione che aggiunge ulteriore caos alle già dramma…
SEUL — All’una di notte la mozione viene formalmente presentata in Parlamento: Yoon Suk-yeol, il presidente che voleva imporre la legge marziale per salvarsi dai guai, ora affronterà l’onta dell’impeachment. Per approvarla serviranno i sì di due terzi dell’Assemblea (200 su 300), in una votazione che deve arrivare tra le 24 e le 72 ore: domani o sabato si potrebbe conoscere il destino del leader conservatore.
Attenzione ai numeri, però: il partito di Yoon, il People’s Power, è contrario all’impeachment e ha 108 seggi: quanto basta per bloccare la mozione. Per raggiungere la soglia servirebbe dunque che almeno 8 deputati conservatori si schierassero con le opposizioni.
È una situazione che aggiunge ulteriore caos alle già drammatiche ore che sta vivendo la Corea del Sud. Se la mozione sarà approvata, la Corte costituzionale deciderà se accoglierla, un processo che potrebbe richiedere fino a 180 giorni, anche se Yoon verrebbe sospeso con effetto immediato. Se Yoon si dimettesse o fosse rimosso dall’incarico, i poteri andrebbero temporaneamente al primo ministro Han Duck-soo.
Se il destino di Yoon è ancora incerto, ieri sono arrivate le prime offerte di dimissioni di peso: quelle del ministro della Difesa, Kim Yong-hyun, considerato l’uomo che ha suggerito al presidente di imporre la legge marziale. Kim si è offerto di dimettersi, assumendosi la responsabilità di quanto accaduto. Lui e il presidente sono amici di vecchia data, sono stati compagni al liceo: Kim è diventato in questi anni un confidente chiave di Yoon nonché il suo capo della sicurezza. Anche lui rischia l’impeachment. Altre figure di peso del cerchio magico di Yoon ad offrire le proprie dimissioni sono stati il capo dello staff Chung Jin-suk e il consigliere per la sicurezza nazionale Shin Won-sik.
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Ieri, dopo una giornata di manifestazioni in tutta Seul, la Confederazione coreana dei sindacati ha promesso di scioperare a tempo indeterminato finché il presidente non si dimetterà.
Yoon dovrebbe rivolgersi alla nazione questa mattina. Martedì sera, alle 23, aveva dichiarato la legge marziale d’emergenza «per proteggere la libera Repubblica di Corea, per sradicare le spregevoli forze anti-statali filo-nordcoreane che stanno minando la libertà e la felicità del nostro popolo e per proteggere il libero ordine costituzionale».
Nella notte successiva 190 parlamentari avevano dichiarato nulla, con un voto bipartisan la dichiarazione d’emergenza. Poco prima che a Seul sorgesse il sole, Yoon aveva fatto marcia indietro revocando il provvedimento.