Lazar: “Marine irresponsabile vuole l’Eliseo prima del processo ma danneggia la Francia e la Ue”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI — «La Francia vive un momento drammaticamente storico» osserva Marc Lazar, professore a Sciences Po e titolare della cattedra di relazioni italo-francesi per l’Europa alla Luiss.
È una crisi senza precedenti?
«È vero che ci sono state molte altre mozioni di sfiducia nella Quinta Repubblica. Alcuni premier si sono salvati per pochi voti, penso al socialista Michel Rocard o, più di recente, a Elisabeth Borne. L’unico precedente è quello del 1962, quando il governo è stato sfiduciato per contrastare la riforma costituzionale voluta da De Gaulle. Ma allora il presidente sciolse subito la Camera e vinse alla grande le elezioni politiche, il referendum, rinominando il premier Georges Pompidou alla guida del governo».
Vista l’assenza di maggioranza dal voto di luglio, la caduta di Barnier era inevitabile?
«È vero che c’è un Parlamento quasi ingovernabile ma vedo soprattutto una forma di irresponsabilità da parte della classe politica. A cominciare da Macron che ha fatto un’inaud…
PARIGI — «La Francia vive un momento drammaticamente storico» osserva Marc Lazar, professore a Sciences Po e titolare della cattedra di relazioni italo-francesi per l’Europa alla Luiss.
È una crisi senza precedenti?
«È vero che ci sono state molte altre mozioni di sfiducia nella Quinta Repubblica. Alcuni premier si sono salvati per pochi voti, penso al socialista Michel Rocard o, più di recente, a Elisabeth Borne. L’unico precedente è quello del 1962, quando il governo è stato sfiduciato per contrastare la riforma costituzionale voluta da De Gaulle. Ma allora il presidente sciolse subito la Camera e vinse alla grande le elezioni politiche, il referendum, rinominando il premier Georges Pompidou alla guida del governo».
Vista l’assenza di maggioranza dal voto di luglio, la caduta di Barnier era inevitabile?
«È vero che c’è un Parlamento quasi ingovernabile ma vedo soprattutto una forma di irresponsabilità da parte della classe politica. A cominciare da Macron che ha fatto un’inaudita scommessa nel convocare elezioni politiche anticipate a giugno, pensando di rafforzarsi, proprio come De Gaulle nel 1962. E invece si è sbagliato clamorosamente. Forse il governo Attal sarebbe caduto in autunno, come succede ora, ma il capo di Stato avrebbe avuto l’arma dello scioglimento della Camera. Ora quest’arma costituzionale è spuntata. Fino al luglio 2025 non è più possibile convocare nuove elezioni».
Marine Le Pen cerca da mesi di normalizzarsi, mostrandosi come forza responsabile e di governo. Perché quest’improvviso cambio di strategia?
«C’è una forma di contraddizione. Penso abbia pesato la minaccia di ineleggibilità sulla leader nella sentenza annunciata a fine marzo e quindi la voglia di provocare un’elezione presidenziale anticipata. Inoltre, come tutti i politici, vede i sondaggi secondo cui il 63% dei francesi chiede la caduta di Barnier. Questa percentuale è ancora più alta nell’elettorato del Rassemblement National. Le Pen ascolta la base e non vuole apparire come la stampella di Barnier e di una Finanziaria impopolare. Questa strategia del caos comporta però anche il rischio di perdere consensi in un elettorato della destra più moderata».
Macron ripete che resterà all’Eliseo fino al 2027. Le dimissioni del presidente sono fantapolitica?
«Macron potrebbe tentare di formare un governo tecnico all’italiana. Non un governo Monti integralmente composto da tecnici, ma piuttosto un esecutivo Draghi con un premier rispettato e competente sul piano economico e con esponenti politici in alcuni dicasteri. Il problema è che la Francia non ha una cultura del compromesso politico. E se le istituzioni della Quinta Repubblica, che affascinano tanto in Italia, hanno garantito stabilità per decenni, ora si dimostrano sempre più fragili. Se Barnier cade, e poi un nuovo governo viene sfiduciato e così altri nomi che Macron propone, è possibile che a un certo punto la pressione per sbloccare la situazione si concentrerà tutta sull’Eliseo. L’unico spiraglio viene dai socialisti».
Francia, Barnier stasera in tv per evitare la crisi. Ma intanto il totopremier ha già due nomi forti
Ovvero?
«A differenza di Mélenchon, impaziente di ottenere una presidenziale anche per ragioni di età, il partito socialista vuole aspettare perché non è pronto. Il Ps ha già parlato della possibilità di appoggiare un nuovo esecutivo di “non sfiducia”. Sarebbe un governo sostenuto dalle forze politiche che al momento non vogliono andare a una presidenziale anticipata, tra cui il blocco centrale e la destra moderata».
Barnier ha sbagliato qualcosa?
«Era una missione impossibile. Non si può negoziare con il Rn. Il premier ha fatto molte concessioni ma Le Pen ha chiesto sempre di più, sapendo di avere potere di vita o di morte sul governo. Ora ci vorrebbe un miracolo per evitare la caduta di Barnier. Forse una soluzione all’italiana con una parte dei socialisti che si danno malati e non votano, o addirittura un bluff dei lepenisti nel segreto dell’urna. Ci credo poco. Le conseguenze saranno gravi non solo per Macron ma per la Francia e quindi per l’Europa intera in un momento in cui la Germania è già in campagna elettorale e l’Ue dovrà fronteggiare l’impatto del ritorno di Trump alla Casa Bianca. C’è persino un rovesciamento di situazione, con l’Italia che sembra avere in questo momento una forma di stabilità politica rispetto a Parigi e Berlino».