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Londra, perché stavolta i Marmi del Partenone potrebbero davvero tornare ad Atene

(afp)
Il premier greco Mitsotakis è tornato nella capitale britannica per convincere Starmer a cedere. Downing Street: “La nostra posizione resta la stessa”. Ma la strada per un compromesso c'è
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LONDRA - I marmi del Partenone potrebbero presto essere restituiti dal Regno Unito alla Grecia. Il condizionale è d’obbligo perché la strada è ancora piena di ostacoli - e l’ottimismo dei politici di Atene ha l’obiettivo soprattutto di mettere pressione a Londra. Ma negli ultimi mesi qualcosa è cambiato. E ora un sentiero verso una storica cessione degli “Elgin Marbles” dal British Museum alla Grecia c'è.

La carica di Atene

Ma cosa è davvero cambiato di questa annosa e plurisecolare vicenda? Ieri, il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis è arrivato a Londra in visita ufficiale per parlare con Sir Keir Starmer. Il leader ellenico ha messo subito in chiaro: “Discuteremo ovviamente della restituzione dei Marmi, è il mio primo obiettivo” e lo ha ripetuto con i media connazionali anche di ritorno ad Atene. Di fronte a una simile retorica, il precedessore di Starmer, il conservatore Rishi Sunak, l’anno scorso aveva addirittura clamorosamente annullato l’incontro con il premier greco, già…

LONDRA - I marmi del Partenone potrebbero presto essere restituiti dal Regno Unito alla Grecia. Il condizionale è d’obbligo perché la strada è ancora piena di ostacoli - e l’ottimismo dei politici di Atene ha l’obiettivo soprattutto di mettere pressione a Londra. Ma negli ultimi mesi qualcosa è cambiato. E ora un sentiero verso una storica cessione degli “Elgin Marbles” dal British Museum alla Grecia c'è.

La carica di Atene

Ma cosa è davvero cambiato di questa annosa e plurisecolare vicenda? Ieri, il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis è arrivato a Londra in visita ufficiale per parlare con Sir Keir Starmer. Il leader ellenico ha messo subito in chiaro: “Discuteremo ovviamente della restituzione dei Marmi, è il mio primo obiettivo” e lo ha ripetuto con i media connazionali anche di ritorno ad Atene. Di fronte a una simile retorica, il precedessore di Starmer, il conservatore Rishi Sunak, l’anno scorso aveva addirittura clamorosamente annullato l’incontro con il premier greco, già atterrato a Londra.

Il silenzio di Starmer

Il leader laburista e i suoi portavoce, invece, hanno virato la conversazione su altri temi. Difatti, il comunicato finale di Downing Street sul bilaterale tra i due premier non fa alcun accenno ai Marmi del Partenone, bensì parla di “cooperazione in Europa, su immigrazione illegale, commercio, difesa, sul forte sostegno all’Ucraina, l’urgente cessate il fuoco in Gaza, in vista della presidenza greca al Consiglio di Sicurezza Onu l’anno prossimo”.

(reuters)

Ieri Repubblica ha partecipato a due incontri con i portavoce ufficiali del primo ministro Starmer. Che, dopo molte sollecitazioni, hanno ripetuto più volte queste frasi: “La decisione è in mano al British Museum, sono la loro dirigenza e finanziatori a prendere la decisione finale su questo tema”. Mentre per quanto riguarda la linea del governo britannico, “questa non è cambiata: siamo contrari a modifiche della legislazione del nostro Paese che vieta la cessione di opere a titolo permanente”. Downing Street si riferisce a una legge approvata dal Parlamento di Westminster sessant’anni fa, il National Heritage Act, che in teoria impedisce ogni restituzione a titolo definitivo, da parte del Regno Unito, di opere di grande caratura culturale.

Il possibile compromesso

Ma una soluzione temporanea, e non a titolo definitivo, potrebbe essere la soluzione ideale per tutti. Per esempio concedendo i Marmi alla Grecia mediante "un lungo prestito”. Così Starmer - che a quanto apprendiamo non è personalmente contrario a fare questa concessione ai greci - lascerebbe la patata bollente in mano al British Museum, aggirando il National Heritage Act e sfruttando il concetto di “partnership” tra Paesi. E l’esecutivo britannico non porrebbe il veto sulla cessione del Marmi, come invece aveva fatto intendere il precedente governo Sunak. Inoltre, Starmer ha un disperato bisogno di agire in fretta sull’immigrazione illegale e, in un potenziale do ut des, la Grecia potrebbe dare una mano rilevante a Londra.

(reuters)

L’offerta del British Museum

A quanto ci risulta, a inizio dell'anno scorso il presidente del British Museum ed ex cancelliere dello Scacchiere George Osborne avrebbe offerto un ramoscello d’ulivo ad Atene: un prestito a lungo termine di parte dei Marmi del Partenone, da spedire a rotazione in Grecia, in cambio di altre antichità da esporre contestualmente a Londra. Anche agli occhi dei finanziatori intercontinentali, per Osborne continuare a trincerarsi nel passato non farebbe bene all’immagine del leggendario British.

Da Lord Elgin al Partenone

Una soluzione in teoria non sufficiente per Mitsotakis, che punta al ritorno definitivo dei 75 metri sottratti, anche violentemente, dei 160 totali del lungo e preziosissimo fregio dell’antica meraviglia classica del V secolo a.C. sull’Acropoli dedicata alla dea Atena. Con i quali Lord Elgin, ambasciatore britannico nell’Impero ottomano in bancarotta e afflitto dalla sifilide, voleva ornare la sua villa in Scozia, e che alla fine vennero acquisiti dal British Museum nel 1816.

Ma un ritorno dei Elgin Marbles nel nuovo Museo dell’Acropoli di Atene, ai piedi del Partenone, sarebbe comunque una vittoria epocale per il premier greco e per tutto il Paese. Anche se il biglietto del museo della capitale greca costa 10 euro per i circa 1,5 milioni di turisti che ne varcano la soglia ogni anno, mentre il British assicura l'ingresso gratuito) ai 6,2 milioni di visitatori annuali per i Marmi.

Il dibattito nel Regno

I sondaggi dicono che oltre la metà dei britannici è a favore dell’addio agli Elgin Marbles. Tuttavia, arrendersi sui Marmi è una questione di enorme orgoglio nazionale oltremanica. Il totem dell’archeologia inglese e professore emerito a Oxford, Sir John Boardman, morto lo scorso giugno a 96 anni, lo ha sempre detto: “Sarebbe un precedente mostruoso, che darebbe il là per il declino dei musei nel mondo”. Mentre la più celebre classicista inglese Mary Beard non si oppone all’idea: “Ogni soluzione farà bene all’arte e alla cultura nel mondo”.

Il dilemma di Starmer

Ma cedere gli “Elgin Marbles” potrebbe essere anche un problema politico per Starmer. Perché rinfocolerebbe la narrativa dei suoi critici e oppositori per cui il primo ministro britannico stia “svendendo il Paese”. Solo qualche mese fa, Starmer ha infatti approvato la cessione a Mauritius delle isole Chagos, l’ultima colonia africana di quello che fu l’Impero britannico. Ciò dopo che Londra per oltre mezzo secolo non aveva voluto mollare l’arcipelago soprattutto a causa di una cruciale base militare di Stati Uniti e Regno Unito, la Diego Garcia, strategica nello scacchiere anti-espansionismo della Cina nell’Indo-Pacifico e che ora, nel nuovo accordo, sarà protetta da una “concessione” di Mauritius per 99 anni.

Questa mossa - approvata dall’amministrazione Biden e chissà da quella Trump - aveva scatenato la furia di conservatori e nostalgici dell’impero oltremanica: “scandalo”, “sicurezza nazionale a rischio” e “tradimento” da parte dei laburisti, temendo che presto le isole Falkland possano subire lo stesso destino.

Ora, cedere anche sui Marmi del Partenone potrebbe rappresentare un grosso problema politico per Starmer, perché questa mossa, agli occhi dei britannici più tradizionalisti, potrebbe dare l’idea di un Regno Unito sempre più arrendevole e meno influente. Insomma, in declino. Non un toccasana per il primo ministro, a picco nei sondaggi dopo l’ottimo inizio, anche a causa delle sue ultime decisioni “lacrime e sangue” nella legge di bilancio dello scorso ottobre, con 50 miliardi di nuove tasse, che ha provocato anche le proteste degli agricoltori a Downing Street.

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