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Ucraina, il dramma dei mutilati: per l’intelligence inglese sono almeno 75mila

(reuters)

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A fornire la stima è il capo del comando strategico Jim Hockenhull. Finora le cifre non ufficiali parlavano, tra civili e militari, di almeno 50mila persone abbiano perso almeno un arto: un dato che dovrebbe aver superato persino l'intero numero di mutilazioni della prima guerra mondiale
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KIEV – Di fronte a una platea di esperti del settore Difesa, il generale britannico Sir Jim Hockenhull ha lasciato tutti senza fiato: “Ci sono più amputati ucraini a causa della guerra in corso con la Russia di quanti siano i membri attivi dell’esercito britannico”, ha detto – secondo la corrispondente militare di Sky News, Deborah Haynes, che ha twittato le sue parole - intervenendo a un evento del think tank Royal united services institute. Hockenhull sa di cosa parla: è il capo del comando strategico dell’intelligence militare britannica.

Se il numero dei militari ucraini caduti a Kiev è un segreto gelosamente custodito per non dare informazioni ai russi voi sullo stato dell'arte delle difese al fronte, sul numero degli amputati c'è altrettanta prudenza ma esiste almeno qualche stima non ufficiale: tra civili e militari, si calcola che almeno 50mila persone abbiano perso almeno un arto, una cifra che dovrebbe aver superato persino l'intero numero di mutilazioni della prima gue…

KIEV – Di fronte a una platea di esperti del settore Difesa, il generale britannico Sir Jim Hockenhull ha lasciato tutti senza fiato: “Ci sono più amputati ucraini a causa della guerra in corso con la Russia di quanti siano i membri attivi dell’esercito britannico”, ha detto – secondo la corrispondente militare di Sky News, Deborah Haynes, che ha twittato le sue parole - intervenendo a un evento del think tank Royal united services institute. Hockenhull sa di cosa parla: è il capo del comando strategico dell’intelligence militare britannica.

Se il numero dei militari ucraini caduti a Kiev è un segreto gelosamente custodito per non dare informazioni ai russi voi sullo stato dell'arte delle difese al fronte, sul numero degli amputati c'è altrettanta prudenza ma esiste almeno qualche stima non ufficiale: tra civili e militari, si calcola che almeno 50mila persone abbiano perso almeno un arto, una cifra che dovrebbe aver superato persino l'intero numero di mutilazioni della prima guerra mondiale, quando amputazioni su larga scala erano l’unico modo per salvare la vita a molti feriti.

Ma se ha ragione il generale, la realtà è andata ben oltre l'incubo della Storia. Gli effettivi dell'esercito di sua maestà sono infatti più di 80mila (senza contare i riservisti, l’aviazione e la marina, con il quali il numero salirebbe a 180mila). Il che è impressionante per diversi aspetti: il primo è che ci ricorda il numero enorme di soldati che si stanno combattendo sui due lati del fronte russo ucraino, visto che una piccola quota dei feriti ucraini supera nel numero l'intero glorioso esercito britannico.

Il secondo è perché smentisce di fatto il presidente Volodymyr Zelensky, che nei giorni scorsi ha minimizzato il numero dei caduti dicendo che è inferiore a 80mila. Secondo gli esperti il rapporto tra caduti e mutilati in un conflitto di questa natura è di circa tre a uno: anche aggiungendo le stime di circa 12mila civili ucraini uccisi dall'inizio dell'invasione russa di febbraio 2022, è evidente che il numero altissimo dei mutilati prefigura una realtà molto più drammatica anche per i caduti. Cosa che peraltro conferma le stime assai più gravi sussurrate dagli addetti ai lavori.

Quanto alle amputazioni, è un dramma con cui l’Ucraina dovrà continuare a fare i conti per decenni. Intanto, finché si continua a combattere, si allargheranno le file d'attesa già lunghissime di chi attende almeno una protesi. Ma l’Ucraina è uno dei Paesi più minati al mondo, e a guerra finita resterà la minaccia degli ordigni nascosti o inesplosi. La cifra dei mutilati, inoltre, rappresenta solo la punta dell’iceberg.

Dall’inizio dell’invasione russa, il numero totale di persone con disabilità in Ucraina è cresciuto di 300mila secondo il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Oksana Zholnovych. Le ferite di guerra – fisiche e psicologiche – amplificano un problema strutturale: già prima dell’invasione su larga scala il Paese aveva oltre 2,7 milioni di disabili.

Il futuro dell’Ucraina, quale che sia l’esito del conflitto, porrà comunque sfide senza precedenti. I centri per le protesi, come il Superhumans Center a Leopoli, sono diventati avamposti cruciali; ma la domanda di questo genere di cure supera di gran lunga le risorse disponibili. Olha Rudneva, direttrice del centro, in una recente intervista spiegava che la lista d’attesa per il loro centro conta già 700 persone. Una sfida resa ancora più complessa dal tasso senza precedenti di amputazioni agli arti superiori: circa il 45% delle amputazioni coinvolge le braccia, un dato atipico rispetto agli standard globali dove sono gli arti inferiori quelli più frequentemente interessati, soprattutto per l’esito di problemi medici o incidenti stradali.

Senza contare il costo incalcolabile in termini sociali e umani, anche il costo economico è spaventoso: una singola protesi può costare fino a 20mila dollari, un prezzo che rende la riabilitazione un percorso lungo e oneroso. E nonostante gli aiuti internazionali il sistema sanitario ucraino fatica a formare abbastanza specialisti: attualmente “i protesisti nel Paese sono circa 40”, ma le proiezioni parlano di un fabbisogno di almeno 300 entro il 2028.

L’impatto sociale e psicologico di queste mutilazioni è altrettanto devastante. Le vittime spesso affrontano l’isolamento, la mancanza di supporto e le infrastrutture inadeguate per reintegrarsi nella vita quotidiana. Molti pazienti, pur ricevendo le protesi, non le utilizzano perché non vengono adeguatamente addestrati o perché vivono in ambienti non accessibili.

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