Un cannone laser made in Italy. La ripresa della corsa agli armamenti rende concrete tecnologie che finora appartenevano alla fantascienza. L’esigenza di tutte le nazioni è quella di affrontare minacce nuove con strumenti altrettanto innovativi: il “raggio che uccide” appare come la soluzione più promettente per contrastare il dilagare dei droni, spesso minuscoli ma letali. Il fascio di energia è in grado di incenerire le componenti che permettono al drone di volare o seguire la rotta, provocando l’esplosione dei motori.
Il limite di questi sistemi protettivi però è il consumo di energia, difficilmente conciliabile con mezzi mobili terrestri perché richiede generatori grandi come un container. Le cose cambiano invece se si tratta di inserire le armi laser a bordo delle navi, che hanno spazi più vasti. La Marina Militare da tempo ha stimolato gli studi in questo settore e la lezione dei combattimenti nel Mar Rosso con i droni lanciati dagli Houti yemeniti contro i mercantili ha reso i…
Un cannone laser made in Italy. La ripresa della corsa agli armamenti rende concrete tecnologie che finora appartenevano alla fantascienza. L’esigenza di tutte le nazioni è quella di affrontare minacce nuove con strumenti altrettanto innovativi: il “raggio che uccide” appare come la soluzione più promettente per contrastare il dilagare dei droni, spesso minuscoli ma letali. Il fascio di energia è in grado di incenerire le componenti che permettono al drone di volare o seguire la rotta, provocando l’esplosione dei motori.
Il limite di questi sistemi protettivi però è il consumo di energia, difficilmente conciliabile con mezzi mobili terrestri perché richiede generatori grandi come un container. Le cose cambiano invece se si tratta di inserire le armi laser a bordo delle navi, che hanno spazi più vasti. La Marina Militare da tempo ha stimolato gli studi in questo settore e la lezione dei combattimenti nel Mar Rosso con i droni lanciati dagli Houti yemeniti contro i mercantili ha reso impellente la ricerca di una nuova generazione di difese.
Il progetto italiano nasce con questo obiettivo grazie a un accordo tra due delle aziende a tecnologia più avanzata: la branca nazionale del consorzio missilistico europeo Mbda e Leonardo, che hanno firmato ieri un Memorandum of Understanding per realizzare insieme due modelli di cannoni a energia diretta, il nome tecnico dei laser, destinati alla protezione della flotta.
Il primo sarà un apparato a bassa potenza calibrato per neutralizzare nano e microdroni: velivoli senza pilota piccolissimi che è difficile distruggere con armi da fuoco tradizionali. Oggi i primi esemplari di questi incursori lunghi meno di venti centimetri stanno venendo sperimentati sui campi di battaglia ucraini e c’è il timore che dilagheranno nel giro di mesi. Mbda sarà capofila dello sviluppo di questo sistema “light”, che in linea teorica potrebbe essere paragonato a una mitragliatrice laser. Gran parte delle navi militari hanno già generatori in grado di farli funzionare e questo modello potrebbe essere poi convertito anche all’impiego su mezzi terrestri.
Leonardo invece guiderà la progettazione di un apparato di “fascia alta” – più simile a un cannone laser – che sarà imbarcato sulle future unità della flotta, che dovranno imbarcare generatori adeguati ad alimentare l’energia dell’arma. Più in generale, Mbda Italia si occuperà di realizzare i raggi laser; Leonardo invece si concentrerà sui sistemi di direzionamento e puntamento del fascio sul bersaglio. Un’operazione che mobiliterà i laboratori di ricerca di entrambe le aziende, con brevetti che potranno avere applicazioni in campi differenti, militari e civili.
In questo momento molte nazioni stanno sperimentando batterie laser. Israele si prepara a schierare “Iron Beam”, che integrerà e sostituirà Iron Dome usando “raggi di luce” al posto dei missili: uno scudo che avrà costi di gestione inferiori – ogni intercettore costa circa 50 mila euro – e maggiore precisione contro razzi e droni. L’Us Navy ha ordinato alla Lockheed Martin un primo esemplare dell’Helios da 300 kilowatt che da un anno viene testato in condizioni operative a bordo di un incrociatore mentre l’Us Army dalla scorsa primavera sta valutando due semoventi anti-drone P-Hel con un raggio da 20 kilowatt. Durante le Olimpiadi di Parigi è entrato in servizio l’Helma-P francese che disintegra i droni a un chilometro di distanza: viene prodotto dalla società Cilas, una quota della quale è stata acquistata da Mbda.
In Europa ci sono numerose iniziative in corso. Mdba in Germania ha portato avanti assieme a Rheinmetall uno strumento che integra numerose sorgenti laser in un unico raggio. In Gran Bretagna sempre Mbda con Leonardo Uk e QinetiQ hanno testato un fascio ad alta potenza per abbattere aerei. Restano ancora difficoltà tecniche e operative da superare ma ormai è stata aperta la strada per una rivoluzione bellica: l’era delle armi ad energia e non più “cinetiche” ossia basate su proiettili come accade da quasi otto secoli.