PARIGI — Emmanuel Macron atterra nella capitale nel momento in cui i deputati stanno votando la sfiducia al governo Barnier. La Francia che ritrova Macron dopo tre giorni passati in Arabia Saudita è già precipitata nell’instabilità. In quella “terra incognita” che ha paventato lo stesso premier nel tentativo sempre più disperato di evitare il voto del parlamento contro di lui. Macron vuole fare in fretta, deve stabilizzare il nuovo malato d’Europa. Da quando è all’Eliseo rifiuta di farsi dettare le mosse, ponendosi come maître des horloges, in controllo delle lancette dell’orologio politco e istituzionale.
Il tempo, però, si è spaventosamente accelerato. E l’Eliseo rischia di essere travolto dalla pressione di una crisi di governo inedita. Davanti a un’Assemblée Nationale ingovernabile, Macron resta il potere che gli affida la Costituzione: la nomina del primo ministro. Sarà una nomina-lampo. Archiviato un premier, bisogna farne subito un altro. Forse sarà annunciato già stasera, qua…
PARIGI — Emmanuel Macron atterra nella capitale nel momento in cui i deputati stanno votando la sfiducia al governo Barnier. La Francia che ritrova Macron dopo tre giorni passati in Arabia Saudita è già precipitata nell’instabilità. In quella “terra incognita” che ha paventato lo stesso premier nel tentativo sempre più disperato di evitare il voto del parlamento contro di lui. Macron vuole fare in fretta, deve stabilizzare il nuovo malato d’Europa. Da quando è all’Eliseo rifiuta di farsi dettare le mosse, ponendosi come maître des horloges, in controllo delle lancette dell’orologio politco e istituzionale.
Il tempo, però, si è spaventosamente accelerato. E l’Eliseo rischia di essere travolto dalla pressione di una crisi di governo inedita. Davanti a un’Assemblée Nationale ingovernabile, Macron resta il potere che gli affida la Costituzione: la nomina del primo ministro. Sarà una nomina-lampo. Archiviato un premier, bisogna farne subito un altro. Forse sarà annunciato già stasera, quando il Presidente si rivolgerà in un solenne messaggio ai francesi. Il timing questa volta è dettato dall’agenda internazionale: l’arrivo sabato dei capi di Stato e di governo per la riapertura di Notre-Dame. E in particolare di Donald Trump che ha scelto Parigi come primo viaggio all’estero. Il gesto di attenzione per la Francia del nuovo presidente americano eletto non deve essere rovinato dal panico che serpeggia nella capitale. «È una questione di credibilità» spiegano nell’entourage presidenziale.
Tra i fasti della missione a Riad, Macron ha cominciato le consultazioni informali. La cacciata di Barnier era nell’aria almeno da una settimana anche se il premier non ci voleva credere. Proprio oggi Barnier era atteso a Roma per un incontro con Giorgia Meloni. L’appuntamento è rimasto in agenda fino all’ultimo, nonostante la corsa impazzita della sfiducia appariva ormai inarrestabile. A settembre la nomina di un premier di destra, competente e sperimentato, di garanzia anche per Bruxelles e i mercati finanziari, era stata giustificata dall’Eliseo come «scelta di stabilità». Nove settimane dopo, l’ex Mister Brexit dell’Ue è travolto dal gioco parlamentare e dallo strano asse tra Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon.
Gli opposti leader populisti, con un trascorso filo-Putin, si sono alleati nel voto di sfiducia, e ora sono accomunati dalla richiesta di dimissioni di Macron. Il capo dello Stato deve impedire che la crisi politica si trasformi in una crisi di regime.
L’ex premier Gabriel Attal, ora capogruppo dei deputati macronisti, vuole chiamare tutti i partiti, salvo lepenisti e melenchonisti, a lavorare su un “patto repubblicano”, intorno a un premier sopra alle parti. «È giunto il momento di mettere da parte ciò che ci divide» dice l’ex premier rivolgendosi alle forze di «buona volontà». Gli occhi sono puntati sui socialisti per scrutare se sono pronti a sganciarsi da Mélenchon. Il capogruppo dei deputati del Ps, Boris Vallaud, ha già parlato della possibilità di appoggiare un nuovo esecutivo di “non sfiducia”. Tra i promotori di un esecutivo di larghe intese c’è anche l’ex Presidente, François Hollande, tornato deputato. La leader dei Verdi, Marine Tondelier, invita Macron a rivolgersi «agli ecologisti e alla sinistra per governare». I comunisti sono pronti a “collaborare”.
È un’ipotesi che Attal, un tempo iscritto al partito socialista, vorrebbe esplorare. Ma i nomi che circolano all’Eliseo non vengono dalla sinistra. Nel totopremier sono sempre favoriti l’attuale ministro della Difesa, il macronista Sébastien Lecornu, e il leader centrista, François Bayrou. Dopo aver nominato un premier venuto dalla destra dei Républicains, il capo dello Stato è tentato di affidare la nuova missione a un esponente del blocco centrale, anche a costo di chiudere il dialogo con la sinistra che da luglio continua a denunciare “un’elezione rubata”.
Il Nouveau Front Populaire, la coalizione di sinistra, ha ottenuto il maggior numero di deputati pur non avendo una maggioranza sufficiente per governare. Macron proverà una mossa rapida, nella speranza di riprendere il controllo dell’orologio politico.