Corea del Sud, no all’impeachment di Yoon: “Ci saranno altre mozioni e continueremo a protestare”
dal nostro inviato Gianluca ModoloSEUL – Yoon Suk-yeol sopravvive, al momento. Il tentativo di impeachment contro il presidente sudcoreano, dopo ore concitate, attorno alle 21.20 fallisce. Non ci sono i numeri per far passare la mozione.
Poco prima del voto, in calendario poco dopo le 18, tutti i deputati del partito al governo, tranne uno, avevano lasciato l’aula, per boicottarlo. La piazza - in 150mila davanti all’Assemblea Nazionale - cantava “tornate dentro”. Altri due degli uomini del partito di Yoon erano poi rientrati acclamati dalla folla. Ma non è bastato. Lo speaker dell'assemblea ha dichiarato che il numero di voti non ha raggiunto il quorum necessario.
Ore confuse a Seul. Servivano i voti di due terzi del Parlamento affinché la mozione passasse (200 su 300): le opposizioni potevano contare su 192 deputati, servivano almeno 8 voti dei conservatori per mettere sotto impeachment Yoon.
“It’s fucking terrible” dice un ragazzone in quel poco di inglese che conosce: non ha bisogno di traduzione. “Devono servir…
SEUL – Yoon Suk-yeol sopravvive, al momento. Il tentativo di impeachment contro il presidente sudcoreano, dopo ore concitate, attorno alle 21.20 fallisce. Non ci sono i numeri per far passare la mozione.
Poco prima del voto, in calendario poco dopo le 18, tutti i deputati del partito al governo, tranne uno, avevano lasciato l’aula, per boicottarlo. La piazza - in 150mila davanti all’Assemblea Nazionale - cantava “tornate dentro”. Altri due degli uomini del partito di Yoon erano poi rientrati acclamati dalla folla. Ma non è bastato. Lo speaker dell'assemblea ha dichiarato che il numero di voti non ha raggiunto il quorum necessario.
Ore confuse a Seul. Servivano i voti di due terzi del Parlamento affinché la mozione passasse (200 su 300): le opposizioni potevano contare su 192 deputati, servivano almeno 8 voti dei conservatori per mettere sotto impeachment Yoon.
“It’s fucking terrible” dice un ragazzone in quel poco di inglese che conosce: non ha bisogno di traduzione. “Devono servire il popolo, non i loro interessi. Stanno proteggendo un ribelle”, racconta fuori dai cancelli del Parlamento Lee Geonwoo, 23 anni, che qui all’Università studia Linguistica. “Ci saranno altre mozioni e continueremo a scendere in piazza in modo gentile, non violento, per riprenderci la democrazia. Stasera quando andremo via puliremo tutto, noi facciamo così in Corea”.
I leader dell'opposizione hanno dichiarato che intendono riproporre la mozione mercoledì. Già dall’ora di pranzo il viale di fronte al Parlamento e le strade tutto attorno cominciavano a riempirsi di persone. Stand che offrivano ai manifestanti bevande calde, altri che vendevano gadget del partito democratico: spillette, agende e calendari con la faccia del leader dem Lee. Seduti per terra su degli stuoini o su fogli di giornale, cantano a ritmo di musica “Yoon dimettiti”.
In mattinata c’era stata la prima apparizione di Yoon da giorni: il presidente alle 10 del mattino aveva parlato per appena due minuti in un discorso televisivo alla nazione - concluso con un lungo inchino - per chiedere scusa. “Sono molto dispiaciuto e vorrei scusarmi sinceramente con il popolo che deve essere rimasto molto sorpreso”, dice. “Lascio al mio partito il compito di prendere provvedimenti per stabilizzare la situazione politica in futuro, compresa la questione del mio mandato”.
Prima del voto, molti dei conservatori avrebbero preferito che Yoon facesse un passo indietro senza dover passare per il voto dell’Aula. Una parte del partito non voleva si ripetesse l'impeachment del 2016 dell'allora presidente Park Geun-hye che portò al collasso dei conservatori e alla schiacciante vittoria delle opposizioni. Se Yoon si dimette o viene messo sotto impeachment, bisognerà indire un'elezione entro 60 giorni affinché il Paese possa votare un nuovo leader.
In ogni caso dunque si andrebbe al voto, ma il ragionamento di alcuni conservatori è: un conto è presentarsi alle urne con il presidente che si è fatto mettere sotto impeachment dal Parlamento dando una pessima immagine del partito, un altro è andare davanti agli elettori avendo convinto il presidente a dimettersi per il bene della nazione.