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Armi segrete in Siria, la corsa della Russia per metterle al sicuro dai ribelli

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Mosca cerca di salvare gli armamenti più avanzati, tra cui i missili supersonici, presenti a Khmeimim, roccaforte degli Assad
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I russi si preparano al peggio e portano via gli armamenti più segreti dalla base siriana di Khmeimim. L'aeroporto si trova nella regione costiera di Latakia, roccaforte della comunità alawita a cui appartiene il clan Assad. Ma le avanguardie ribelli sono a meno di 40 chilometri e hanno già lanciato diversi droni contro l'infrastruttura, finora abbattuti dalla contraerea.

Una corsa contro il tempo

Ed ecco l'urgenza di impedire che i sistemi più avanzati cadano nelle loro mani, a partire dai missili ipersonici Kinzhal: una categoria di ordigni che l'Occidente non è ancora riuscito a mettere a punto. La presenza in Siria dei Kinzhal è stata acclarata solo la scorsa settimana, quando sono stati esibiti dai caccia Mig31 durante l'esercitazione c…

I russi si preparano al peggio e portano via gli armamenti più segreti dalla base siriana di Khmeimim. L'aeroporto si trova nella regione costiera di Latakia, roccaforte della comunità alawita a cui appartiene il clan Assad. Ma le avanguardie ribelli sono a meno di 40 chilometri e hanno già lanciato diversi droni contro l'infrastruttura, finora abbattuti dalla contraerea.

Una corsa contro il tempo

Ed ecco l'urgenza di impedire che i sistemi più avanzati cadano nelle loro mani, a partire dai missili ipersonici Kinzhal: una categoria di ordigni che l'Occidente non è ancora riuscito a mettere a punto. La presenza in Siria dei Kinzhal è stata acclarata solo la scorsa settimana, quando sono stati esibiti dai caccia Mig31 durante l'esercitazione con la flotta.

I satelliti commerciali hanno fotografato ieri le piste affollate di velivoli da trasporto: le immagini analizzate da Warzone mostrano ben tre grandi Ilyushin 76 e un colossale Antonov 124, impegnati a caricare via uomini e mezzi da portare via. Nessuna traccia dei Mig31, inutili per fronteggiare i ribelli sunniti. Nei piazzali compare un solo Sukhoi 24 Fencer, il jet che più volte ha bombardato roccaforti e colonne degli insorti. Da sabato mattina però i raid sono cessati.

Salvare la flotta

Gran parte della flotta di Mosca il 6 dicembre è rientrata nel porto di Tartus, che si trova nella stessa regione alawita: si tratta di un sottomarino classe Kilo, due navi da guerra e un rifornitore. L'unità più moderna, la fregata Gorshkov dotata di missili ipersonici Zircon, invece ha preso la rotta di Gibilterra probabilmente per tornare in patria.

Dal 2017 il Cremlino ha investito per modernizzare le due infrastrutture e le ha trasformate in quello che i tecnici chiamano "una bolla missilistica": una fortezza con missili antinave e antiaerei a lungo raggio in grado di tenere sotto controllo una vasta aerea. L'obiettivo è contrastare il dominio Nato delle rotte per il Bosforo e il Mar Nero, tenendole sotto il tiro di ordigni ipersonici e balistici. Inoltre l'aeroporto di Khmeimim serve anche come scalo per rifornire gli avamposti russi in Africa: dalla Libia al Sahel, dal Sudan alla Repubblica Centrafricana. Sono le uniche basi di Mosca nel Mediterraneo, indicate come fondamentali nella strategia navale del Cremlino. In pratica, sono insostituibili. E tutti credono che Putin farà di qualsiasi cosa per difenderle mentre c'è chi pensa che si sia già mosso, abbandonando Bashar al-Assad al suo destino in cambio di garanzie sul futuro di Tartus e Khmeimim.

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