Guerra in Siria, ora l’Italia teme l’ondata di profughi: Libano e Giordania chiudono le frontiere
di Alessia CanditoIl primo allarme era arrivato qualche giorno fa, mentre i jihadisti dell’Hts sciamavano dentro Aleppo. «C’è il rischio di un collasso migratorio», avvertiva il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Adesso, quella «previsione di scenario», così la definivano fonti della Farnesina, sembra essere diventata vera e propria allerta. «È importante evitare una nuova crisi migratoria», ha sottolineato ieri Tajani, mentre il titolare della Difesa, Guido Crosetto, nelle stesse ore segnalava: «L’impatto della crisi siriana va capito».
La preoccupazione del governo Meloni
Traduzione, il governo Meloni ha interesse e urgenza di “tarare” gli sfollati che potrebbero cercare un futuro lontano dalla Siria e «che attraverso la rotta balcanica possono arrivare in Europa e attraverso il Mediterraneo ai Paesi che vi si affacciano». Nell’area, qualsiasi opzione sembra chiusa. Le auto che per tutto il giorno si sono incolonnate sulla strada per il valico di Masnaa, tra Libano e Siria, hanno dovuto fare …
Il primo allarme era arrivato qualche giorno fa, mentre i jihadisti dell’Hts sciamavano dentro Aleppo. «C’è il rischio di un collasso migratorio», avvertiva il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Adesso, quella «previsione di scenario», così la definivano fonti della Farnesina, sembra essere diventata vera e propria allerta. «È importante evitare una nuova crisi migratoria», ha sottolineato ieri Tajani, mentre il titolare della Difesa, Guido Crosetto, nelle stesse ore segnalava: «L’impatto della crisi siriana va capito».
La preoccupazione del governo Meloni
Traduzione, il governo Meloni ha interesse e urgenza di “tarare” gli sfollati che potrebbero cercare un futuro lontano dalla Siria e «che attraverso la rotta balcanica possono arrivare in Europa e attraverso il Mediterraneo ai Paesi che vi si affacciano». Nell’area, qualsiasi opzione sembra chiusa. Le auto che per tutto il giorno si sono incolonnate sulla strada per il valico di Masnaa, tra Libano e Siria, hanno dovuto fare marcia indietro. Il Paese dei cedri trasformato in pantano da un mese di offensiva israeliana, ha chiuso le porte ai siriani che in 150mila lo avevano lasciato quando hanno iniziato a cadere le bombe dell’Idf. Ma sono frontiere porose e sugli stessi sentieri su cui per decenni sono transitate armi e truppe, oggi si incamminano famiglie in cerca di un posto sicuro, destinate però a non potersi fermare appena passato il confine.
Già insofferente nei confronti degli oltre 1,5 milioni di profughi siriani sciamati nel Paese, il Libano tre giorni fa aveva comunicato la propria indisponibilità ad accoglierne altri. Amman ha chiuso le frontiere, e anche per il turco Tayyip Erdogan sarebbe politicamente complicato gestire un nuovo esodo siriano, con 4 milioni di profughi già residenti nel Paese diventati cavallo di battaglia dell’opposizione. La via del mare - fino alla Calabria, lungo la rotta jonica, o fino alla Grecia, per poi attraversare i Balcani - per molti rischia di essere l’unica opzione.
A dispetto della fisiologica diminuzione degli arrivi nei mesi invernali, il numero di siriani entrati in Europa lungo tutte le rotte - certifica Frontex - è in aumento da mesi. E potrebbe lievitare. L’Onu parla già di 370mila sfollati, di cui almeno 60-80mila nel Nord-Est della Siria. «Questa non è una crisi migratoria - sottolineano le ong - questa è una crisi umanitaria».