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I leader del mondo riuniti a Notre-Dame. Macron: “Le grandi nazioni fanno l’impossibile”

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La meraviglia dei big del pianeta riuniti nella cattedrale parigina
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PARIGI – Nostra Signora è diventata bionda, quasi irriconoscibile nella pietra medievale che ha ritrovato il suo colore ocra delle origini. L’arcivescovo di Parigi bussa simbolicamente alle porte con il bastone pastorale. Suonano le campane nelle Torri gemelle che hanno resistito in mezzo alle fiamme. Si risveglia l’organo secolare, la voce della cattedrale. Gli invitati alzano gli occhi. Laddove cinque anni fa c’era una voragine, ora i soffitti a volta risplendono. Affreschi, vetrate, cappelle, reliquari, tutto è «Magnificat cathedrale» come scrive Elon Musk su X. Il miliardario si fa un selfie davanti all’ingresso e poi esclama «Wow!».

I big a Parigi

Dall’Italia sono arrivati il presidente Sergio Mattarella e la premier Giorgia Meloni, una delle poche trasferte fatte insieme. Volodomyr Zelensky attraversa il sagrato senza volere l’ombrello, e sconvolge il protocollo perché i duemilacinquecento invitati già seduti all’interno si alzano per applaudirlo. Donald Trump, convinto di …

PARIGI – Nostra Signora è diventata bionda, quasi irriconoscibile nella pietra medievale che ha ritrovato il suo colore ocra delle origini. L’arcivescovo di Parigi bussa simbolicamente alle porte con il bastone pastorale. Suonano le campane nelle Torri gemelle che hanno resistito in mezzo alle fiamme. Si risveglia l’organo secolare, la voce della cattedrale. Gli invitati alzano gli occhi. Laddove cinque anni fa c’era una voragine, ora i soffitti a volta risplendono. Affreschi, vetrate, cappelle, reliquari, tutto è «Magnificat cathedrale» come scrive Elon Musk su X. Il miliardario si fa un selfie davanti all’ingresso e poi esclama «Wow!».

I big a Parigi

Dall’Italia sono arrivati il presidente Sergio Mattarella e la premier Giorgia Meloni, una delle poche trasferte fatte insieme. Volodomyr Zelensky attraversa il sagrato senza volere l’ombrello, e sconvolge il protocollo perché i duemilacinquecento invitati già seduti all’interno si alzano per applaudirlo. Donald Trump, convinto di essere in missione per dio, arriva da solo, Melania non c’è. È invece presente la first lady in uscita, Jill Biden, ma senza il marito. Tra il pubblico selezionato, si sente qualche timido brusio di disapprovazione per il burrascoso presidente americano eletto. Trump si ferma a salutare il leader ucraino, offre una pacca sulla spalla al principe William, fatica a riconoscere la presidente georgiana che gli tende la mano, e poi si accomoda in prima fila, a destra di Emmanuel Macron.

Nel 2019, quando le fiamme divoravano Notre-Dame, Trump aveva proposto di mandare dei Canadair, senza sapere che il peso dell’acqua buttata dal cielo rischiava di far crollare tutto. I pompieri, quegli angeli che hanno salvato Notre-Dame in un’epica battaglia, sfilano con le uniformi rosse nella navata centrale, tra gli applausi di una quarantina di capi di Stato e di governo. Sulla facciata della cattedrale appare la scritta «Merci». È una giornata di tempesta, con raffiche di pioggia. I piani della cerimonia sono stati sconvolti dal maltempo. Proprio come successe a luglio per l’inaugurazione dei Giochi di Parigi. Sembra una maledizione ma invece forse a Macron non dispiace. Il discorso che doveva pronunciare sul sagrato, dopo un lungo negoziato con la diocesi, alla fine è stato spostato all’interno delle cattedrale.

Notre-Dame, il momento in cui vengono riaperte le porte della cattedrale

L’assenza del Papa

Grande assente è Papa Francesco che manda un messaggio all’arcivescovo di Parigi, Laurent Ulrich, nel quale auspica che «la rinascita di questa mirabile chiesa sia un segno profetico del rinnovamento della Chiesa in Francia». Bergoglio chiede che questa cattedrale rinnovata a suon di milioni – più di 700 – possa garantire un’«accoglienza generosa e gratuita». Un riferimento diretto al governo di Parigi che aveva chiesto di introdurre un biglietto di pagamento. Tra gli invitati ci sono mecenati che hanno finanziato il cantiere, tra cui Bernard Arnault, magnate del lusso, che ha donato 200 milioni di euro. Notre-Dame riapre con una cerimonia esclusiva per pochi eletti, ma l’arcivescovo sottolinea che la cattedrale non dovrà mai essere riservata solo «a principi, leader, notabili della Chiesa». «La porta è aperta a tutti» sottolinea Ulrich nella sua omelia mentre circa 4.000 fedeli e curiosi hanno dovuto accontentarsi di restare dietro a poliziotti e transenne sul Lungo Senna.

Notre-Dame, suonano di nuovo le campane dopo cinque anni

Il mondo a Notre-Dame

L’ingresso nella cattedrale, con una processione politico-religiosa di Macron con moglie e della sindaca Anne Hidalgo, sempre un passo dietro all’arcivescovo, è un’altra immagine potente che racconta il complesso equilibrio tra Stato e Chiesa. «Monsignore, Notre-Dame de Paris vi è restituita» dice Macron a Ulrich, ricordando che la cattedrale è ufficialmente proprietà dello Stato. Il presidente si è personalmente occupato del cantiere, lanciando la scommessa di una ricostruzione in soli cinque anni. «Abbiamo riscoperto ciò che le grandi nazioni possono fare: raggiungere l’impossibile» prosegue Macron. In prima fila, c’è anche il premier dimissionario Michel Barnier, con il suo governo appena sfiduciato. Il capo dello Stato ora si trova nel mezzo di incerte consultazioni per riuscire a trovare un nuovo esecutivo. Nei piani di Macron, Notre-Dame doveva essere la conclusione di questo 2024 dell’«orgoglio francese», dopo le cerimonie per l’ottantesimo anniversario del D-Day a giugno, poi i Giochi a luglio. Ieri, per qualche ora, la Francia è stata di nuovo il centro del mondo, suscitando un meritato senso di meraviglia. Che questo possa provocare uno «shock di speranza» nei francesi, come spera Macron, è poco più di una preghiera.

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