A renderlo famoso è stato il taglio delle tasse sulla casa: le ha eliminate totalmente dagli appartamenti sotto i cinquanta metri, quelli dei ceti popolari, e ridotte su tutti gli altri. Un biglietto da visita che lascia intuire la scaltrezza amministrativa del nuovo primo ministro siriano Mohammed Bashir. È una sorta di alter ego di Ahmed al Shaara, più noto con il nome di battaglia di Abu Mohammed al Jolani, nella gestione del laboratorio di Idlib che adesso vogliono estendere all’intera nazione: così come il leader ha inventato un modello rivoluzionario di jihad, il premier del locale “Governo di salvezza del Levante” ha messo a punto un metodo di gestione della cosa pubblica altrettanto sovversivo rispetto allo stile delle cancellerie arabe o delle Stato islamico.
Bashir è un tecnocrate fondamentalista, che tradotto in soldoni significa uno che cerca soluzioni concrete per migliorare i servizi pubblici bandendo la corruzione. In Siria le mazzette finora sono state una regola …
A renderlo famoso è stato il taglio delle tasse sulla casa: le ha eliminate totalmente dagli appartamenti sotto i cinquanta metri, quelli dei ceti popolari, e ridotte su tutti gli altri. Un biglietto da visita che lascia intuire la scaltrezza amministrativa del nuovo primo ministro siriano Mohammed Bashir. È una sorta di alter ego di Ahmed al Shaara, più noto con il nome di battaglia di Abu Mohammed al Jolani, nella gestione del laboratorio di Idlib che adesso vogliono estendere all’intera nazione: così come il leader ha inventato un modello rivoluzionario di jihad, il premier del locale “Governo di salvezza del Levante” ha messo a punto un metodo di gestione della cosa pubblica altrettanto sovversivo rispetto allo stile delle cancellerie arabe o delle Stato islamico.
Bashir è un tecnocrate fondamentalista, che tradotto in soldoni significa uno che cerca soluzioni concrete per migliorare i servizi pubblici bandendo la corruzione. In Siria le mazzette finora sono state una regola antica e consolidata, dove i boiardi del clan Assad hanno fatto a gara con i capi delle varie milizie nell’arricchimento personale e nell’estorsione di bustarelle per qualsiasi cosa. Ed è facile capire come la promessa di cancellarle possa essere così straordinaria da apparire incredibile.
Identikit di un premier
Il premier di 41 anni ha però due lauree: una in ingegneria, da cui nasce la passione per l’e-government e la digitalizzazione degli uffici pubblici; l’altra in sharia, la legge coranica, da cui scaturisce il rigore etico nel compiere il proprio dovere. L’idea di fondo di questa terza generazione di fondamentalisti è quella originaria di jihad che non ha nulla a che vedere con la conversione armata dei tagliagole dell’Isis: viene considerata una “guerra santa” interiore per combattere le tentazioni del male e applicare i principi del corano nella vita quotidiana, un po’ come i valori degli ordini monastici o di quelli cavallereschi del medioevo cattolico. Un’ideologia che viene spiegata nel suo programma per il rilancio del governo di Idlib, presentato lo scorso gennaio: “una visione che enfatizza il rafforzamento dei principi morali e di quelli islamici, così come il potenziamento della coesione sociale all’interno della comunità. Questo impegno nel tutelare le relazioni sociali e far crescere gli standard etici riflette la dedizione per uno stile di vita che comprende sia il progresso materiale che i valori etici”.
Contrariamente al leader che ha passato ventuno anni in battaglia attraverso i conflitti del Medio Oriente, Bashir non ha sparato né viaggiato. È nato a Idlib, si è laureato ad Aleppo nel 2007 – una scuola di ingegneria prestigiosa – e poi è tornato nella sua città occupandosi di impianti energetici. Nel 2021 quando la svolta di Abu Mohammad al-Jolani ha reso moderata la schiera qaedista di Al Nusra e forgiato la coalizione di tredici sigle sunnite, generando il cosiddetto “Governo di Salvezza del Levante”, Bashir ha iniziato a ottenere posizioni sempre più importanti, ottenendo la poltrona di ministro dello Sviluppo e degli Affari umanitari – con uno dei portafogli più ricchi, perché gestiva le donazioni degli sponsor stranieri turchi, emiratini e sauditi – per poi venire eletto premier nello scorso gennaio.
Risollevare la Siria
La sfida che l’attende adesso è titanica: l’economia siriana è in una crisi profonda, per effetto di tredici anni di guerra civile e della depredazione di ogni risorsa. Il nuovo primo ministro intende tentare una terapia d’urto: introdurre un’economia di mercato, libera e competitiva. Promette che non ci sarà nessun monopolio, nessuna restrizione agli investimenti. Fino a ieri tutte le attività redditizie erano o statali o comunque nelle mani degli uomini del regime, a partire dai familiari del dittatore.
La priorità ovviamente è riattivare il commercio e provvedere ai bisogni basici della popolazione: nella capitale e in molte delle città i negozi restano chiusi. Il capo del governo intende migliorare la sicurezza e affrontare la questione chiave per la sopravvivenza: l’inflazione e la quotazione della lira siriana sul dollaro, che continua a peggiorare e fa salire i prezzi. Il costo della vita cresce alle stelle causando un impoverimento generalizzato. Basterà la liberalizzazione dell’economia a tamponare il problema? Nei suoi piani viene esplicitata l’impronta etica fondamentalista, con l’impegno a usare la mano dura contro la corruzione, contro i profitti sproporzionati e contro gli accaparramenti delle merci: il tentativo di coniugare sharia e libero mercato.
Dal punto di vista politico, l’attenzione adesso è al rapporto con la comunità alawita – quella del clan Assad e dei quadri del regime – offrendo la pacificazione: viene ribadito dal neopremier che Latakia e Tartus, le due province alawite, sono parte integrante della Siria. I porti – gli unici del Paese – saranno rimessi in funzione. E c’è l’offerta di pacificazione alla minoranza più agguerrita, a cui viene prospettato un ruolo nel futuro della nazione.
Un programma semplice e in apparenza impossibile. Ma forse i tempi sono cambiati: chi avrebbe mai creduto che i ribelli sunniti di Ibdlib sarebbero riusciti a conquistare la Siria in due settimane?