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Cosa sono le alture del Golan e perché l’area al confine con Israele e Siria interessa Netanyahu

(afp)

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La scheda. Dopo il crollo del regime di Assad in Siria, Israele ha occupato la zona in una operazione definita dal premier israeliano “limitata e temporanea” ma che ha allertato la comunità internazionale
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LONDRA – Il collasso del regime dittatoriale di Bashar al-Assad in Siria ha riportato al centro dell’attenzione internazionale una regione da mezzo secolo crocevia dei conflitti mediorientali: le alture del Golan. Israele ha occupato la fascia di sicurezza lungo il confine fra Stato ebraico e Siria, in una mossa che il primo ministro Benjamin Netanyahu ha definito “limitata e temporanea”, ma che l’Onu e i Paesi arabi hanno denunciato vigorosamente come una grave violazione degli accordi in vigore dal 1974.

È un nuovo fronte e un altro possibile focolaio di tensione che va ad aggiungersi al fragile cessate il fuoco in Libano, alla guerra che continua a Gaza (sebbene anche lì con segnali di un possibile, imminente cessate il fuoco) e allo stato di tensione permanente nello Yemen e sul mar Rosso.

Il nuovo governo insediato dai ribelli islamici a Damasco non ha tuttavia segnalato per il momento intenzioni di reagire militarmente all’iniziativa israeliana, forse perché occupato da alt…

LONDRA – Il collasso del regime dittatoriale di Bashar al-Assad in Siria ha riportato al centro dell’attenzione internazionale una regione da mezzo secolo crocevia dei conflitti mediorientali: le alture del Golan. Israele ha occupato la fascia di sicurezza lungo il confine fra Stato ebraico e Siria, in una mossa che il primo ministro Benjamin Netanyahu ha definito “limitata e temporanea”, ma che l’Onu e i Paesi arabi hanno denunciato vigorosamente come una grave violazione degli accordi in vigore dal 1974.

È un nuovo fronte e un altro possibile focolaio di tensione che va ad aggiungersi al fragile cessate il fuoco in Libano, alla guerra che continua a Gaza (sebbene anche lì con segnali di un possibile, imminente cessate il fuoco) e allo stato di tensione permanente nello Yemen e sul mar Rosso.

Il nuovo governo insediato dai ribelli islamici a Damasco non ha tuttavia segnalato per il momento intenzioni di reagire militarmente all’iniziativa israeliana, forse perché occupato da altre priorità più urgenti del dopo-Assad.
Ecco una breve storia del Golan e del suo irrisolto contenzioso.

Dove sono

Le alture del Golan costituiscono un altopiano montuoso di circa 1800 chilometri quadrati, pari ad un terzo della provincia di Trento, per avere un’idea delle loro dimensioni, situate lungo la frontiera tra Siria, Israele e Libano. A sud ovest delle alture, in territorio israeliano, sorge il lago di Tiberiade; a nord il monte Hermon, la cima più alta della zona, che raggiunge 2800 metri di quota.

A chi appartenevano

Vari imperi le hanno controllate nel corso dei secoli, fino a quando nel 1600 sono diventate parte dell’Impero ottomano, come provincia del governatorato di Damasco.

Dopo la Prima guerra mondiale sono passate alla Francia nel quadro della spartizione del Levante fra le potenze vincitrici del conflitto, con la dissoluzione dell’Impero ottomano. Nel 1945, dopo la Seconda guerra mondiale, sono diventate parte della Repubblica Araba di Siria.

Le guerre

Nella guerra dei Sei Giorni del 1967, che vide di fronte da un lato Israele, dall’altro Egitto, Giordania, Siria e loro alleati, due terzi delle alture del Golan sono state conquistate dallo Stato ebraico, che le ha occupate affermando che la loro posizione geografica elevata rappresenta una piattaforma per attacchi contro la sottostante regione israeliana.

Nella guerra dello Yom Kippur del 1973, quando di nuovo Israele ha combattuto contro Egitto, Siria e altri Paesi arabi, e di nuovo ha prevalso nel conflitto, il governo di Gerusalemme ha accettato di restituire alla Siria circa il 5 per cento del territorio delle alture occupato nel ’67: questo 5 per cento è stato incorporato in una striscia demilitarizzata di terra che dal 1974 corre lungo la linea del cessate il fuoco fra Siria e Israele.

La zona demilitarizzata

La fascia di sicurezza tra i due Paesi è pattugliata dunque da esattamente cinquant’anni da un contingente militare dell’Onu, denominato Undof, con il compito di supervisionare l’attuazione degli accordi di disimpegno bellico e di mantenere il cessate il fuoco. Attualmente circa 1000 uomini delle forze di pace delle Nazioni Unite sono stazionati in loco.

Il Golan occupato

Nel restante 95 per cento dei due terzi delle alture, occupate da Israele nella guerra del 1967, lo Stato ebraico ha costruito numerosi insediamenti civili e postazioni militari. Nel 1981, quest’area è stata ufficialmente annessa a Israele, una decisione non riconosciuta dalla maggior parte della comunità internazionale e condannata da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che l’ha definita “nulla e priva di valore giuridico”.

Israele sostiene di essere in diritto di trattenere la zona, interpretando in tal senso un passo di una precedente risoluzione dell’Onu, adottata dopo la guerra dei Sei giorni, che stabilisce il diritto di ciascuno Stato “alla propria integrità territoriale, a confini sicuri e riconosciuti, liberi dalla minaccia o dall'uso della forza”.

Mezzo milione di profughi siriani, in particolare appartenenti alla comunità dei drusi, furono espulsi dal Golan come effetto della guerra del 1967. Secondo dati del 2023, le alture hanno complessivamente una popolazione di 40 mila persone, di cui 20 mila drusi, 16500 israeliani e 3500 musulmani.

Cosa ha detto Netanyahu

Commentando l’incursione di questi giorni delle forze israeliane nella fascia di sicurezza demilitarizzata, il primo ministro Netanyahu ha detto sostanzialmente due cose. La prima è che si tratta di un’azione “limitata e temporanea”, come reazione al collasso del governo siriano di Assad che avrebbe reso nulli gli accordi del 1974. “I soldati siriani hanno abbandonato le posizioni” che avevano al di fuori della fascia demilitarizzata “e noi non permetteremo a forze ostili di prendere posizione ai nostri confini”.

Parole che farebbero pensare a un possibile ritiro israeliano dalla fascia occupata, se e quando un nuovo governo siriano garantirà il rispetto delle intese del ’74 e la sicurezza dell’area lungo la frontiera con Israele. La seconda affermazione di Netanyahu si riferisce invece ai due terzi del Golan occupati da Israele nella guerra del ’67 e annessi formalmente allo Stato ebraico nel 1981, sebbene senza il riconoscimento internazionale: “Quelle alture faranno parte di Israele per l’eternità, le controlliamo per assicurare la nostra sicurezza e la mostra sovranità”, ha dichiarato il premier.

In parallelo con l’incursione nel Golan, Israele ha lanciato negli ultimi due giorni una serie di bombardamenti aerei in varie parti della Siria, inclusi i dintorni di Damasco, per distruggere basi militari e fabbriche di armi chimiche che erano in possesso dell’esercito di Assad. “Lo abbiamo fatto affinché non cadano in mano a estremisti”, commenta il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar. Nell’ultimo decennio, Israele ha condotto centinaia di raid contro installazioni militari in Siria, colpendo basi delle Guardie della Rivoluzione iraniana e degli Hezbollah libanesi, ed eliminando i loro comandanti.

Secondo Netanyahu il crollo del regime di Assad è stato anche la conseguenza dell’indebolimento degli Hezbollah e dell’Iran come risultato della recente offensiva militare israeliana. Del nuovo governo in via di costruzione da parte dei ribelli, il primo ministro ha detto: “Se vorranno avere con noi buoni rapporti, saremo disponibili. Se ci minacceranno, ci difenderemo”.

Le reazioni internazionali

Le Nazioni Unite hanno descritto l’incursione israeliana nella fascia di sicurezza del Golan come una violazione degli accordi del 1974 sul disimpegno militare di Israele e Siria nella regione. “Non devono esserci forze o attività militari nella fascia demilitarizzata”, afferma un portavoce dell’Onu. “Israele e Siria devono continuare a rispettare i termini degli accordi e a mantenere la stabilità nel Golan”.

La Giordania, che ha un trattato di pace con Israele da trent’anni, ha egualmente denunciato l’iniziativa: “Condanniamo il fatto che Israele è entrato in territorio siriano e ha preso il controllo della fascia di sicurezza”, ha detto il ministro degli Esteri giordano Ayman Safadi.

Parole analoghe sono venute dall’Egitto e dall’Arabia Saudita: “La presa della zona di sicurezza nelle alture del Golan conferma che Israele è in continua violazione degli accordi internazionali”, afferma il ministero degli Esteri a Riad, “e la sua determinazione a sabotare le possibilità della Siria di ristabilire la propria sicurezza, stabilità e integrità territoriale”.

Un portavoce del dipartimento di Stato americano ha detto che l’incursione deve essere “temporanea”, senza dare scadenze per un ritiro.

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