Russia, Babbo Natale nel mirino: “È un agente straniero. Meglio il nostro Nonno Gelo”
di Rosalba CastellettiNon fatevi ingannare da barba bianca, renne volanti e letterine dei bambini. Babbo Natale è un “agente straniero” inviato dalle potenze “ostili” a corrompere la Russia e a distruggerne i “valori tradizionali”. Parola dell’attivista Vitalij Borodin, uno che di professione fa “l’informatore”: raccoglie le prove della slealtà di vari personaggi famosi e poi le spiffera alle autorità.
Autoproclamato leader del fantomatico “Progetto federale per la sicurezza e la lotta alla corruzione”, rivendica che è merito suo se traditrici del calibro delle cantanti Alla Pugaciova e Diana Arbenina sono finite nel registro del ministero della Giustizia degli “agenti stranieri”, quelli che sotto Stalin venivano chiamati “nemici della patria”. Ora tocca a Babbo Natale.
La denuncia contro Babbo Natale
Sulle malefatte del nonnino panciuto dalla giacca rossa e dal cinturone nero Borodin ha compilato un ampio dossier ora nelle mani della procur…
Non fatevi ingannare da barba bianca, renne volanti e letterine dei bambini. Babbo Natale è un “agente straniero” inviato dalle potenze “ostili” a corrompere la Russia e a distruggerne i “valori tradizionali”. Parola dell’attivista Vitalij Borodin, uno che di professione fa “l’informatore”: raccoglie le prove della slealtà di vari personaggi famosi e poi le spiffera alle autorità.
Autoproclamato leader del fantomatico “Progetto federale per la sicurezza e la lotta alla corruzione”, rivendica che è merito suo se traditrici del calibro delle cantanti Alla Pugaciova e Diana Arbenina sono finite nel registro del ministero della Giustizia degli “agenti stranieri”, quelli che sotto Stalin venivano chiamati “nemici della patria”. Ora tocca a Babbo Natale.
La denuncia contro Babbo Natale
Sulle malefatte del nonnino panciuto dalla giacca rossa e dal cinturone nero Borodin ha compilato un ampio dossier ora nelle mani della procura generale. Contiene l’elenco di tutte le aziende straniere che sfruttano il marchio del sovversivo Babbo Natale a partire dalla “Father Christmas Ltd” che possiede i brand “Santa Claus”, “Father Christmas” e “Cyber Santa”. Tutte insieme, ha calcolato, valgono 1,6 trilioni di dollari.
“C’è un’alta probabilità – assicura Borodin – che queste società straniere possano finanziare l’immagine di Babbo Natale in Russia con l’obiettivo di distruggere i valori tradizionali russi”. La prova? “Il Santa Claus americano sta oramai sostituendo nell’immaginario del nostro tradizionale Ded Moroz, Nonno Gelo. Il suo riconoscimento è vicino al 100 percento”. Perciò va messo all’indice.
I russi patriottici contro Santa Claus
L’informatore Borodin non è solo nella sua crociata. Soltanto pochi giorni fa, il presidente del movimento panrusso “Russia ortodossa” e deputato della Duma regionale di Brjansk, Mikhail Ivanov, aveva protestato perché Babbo Natale appare sempre più spesso sugli scaffali dei negozi russi al posto di Ded Moroz, e aveva esortato a “purificare lo spazio dai simboli alieni”.
“Babbo Natale è diventato non tanto un simbolo del Natale quanto un simbolo del commercio e della produzione di massa. La sua onnipresenza nelle vetrine dei negozi non è un incidente, ma il risultato di una strategia di marketing mirata, da cui il vero spirito della festa sta scomparendo e i nostri valori vengono distrutti. È tempo di riportare Ded Moroz nelle nostre case e nei nostri cuori!”, ha detto Ivanov.
Nonno Gelo, dall’abolizione alla propaganda
A differenza del grassoccio Santa Claus occidentale, Ded Moroz, Nonno Gelo, è snello e indossa un lungo cappotto foderato di pelliccia e i tradizionali stivali di veltro valenki. E porta un bastone magico. Niente elfi. Lo accompagna la sua bellissima nipote Snegurochka, la Fanciulla di Neve. E niente renne. A guidare la sua slitta sono tre cavalli d’acciaio.
E dire che c’era un tempo in cui neppure Ded Moroz era benvisto in Russia. Nel 1928, nel pieno dell’ateismo di Stato comunista, il Natale fu abolito e Nonno Gelo fu esiliato dopo essere stato “smascherato come alleato dei preti e dei kulaki”, i possidenti terrieri, salvo essere scongelato qualche anno dopo da Iosif Stalin per “aumentare la sua popolarità e affermare la stabilità”.
Via libera ai festeggiamenti e alla consegna dei regali, ma senza Cristo, per il Capodanno. Autorizzati anche gli Alberi di Natale, ma ribattezzati appunto Alberi di Capodanno. “La vita è migliorata, compagni, la vita è diventata più gioiosa”, disse Stalin. Negli anni Sessanta, al culmine della corsa allo spazio tra Urss e Usa, Ded Moroz appariva persino su cartoline e poster a cavalcioni di razzi volanti accanto alla scritta “Anche Nonno Gelo è pronto per il volo spaziale”.
Una lotta tra Babbi Natali
La lotta con “l’impostore occidentale” è cominciata negli anni Novanta quando in Russia sono comparsi i primi cartelloni pubblicitari della Coca Cola e del suo canuto testimonial natalizio. L’allora sindaco di Mosca Jurij Luzhkov per tutta risposta pubblicizzò Velikij Ustjug, una piccola cittadini circondata da una foresta di pini nella regione settentrionale di Vologda, come la patria di Ded Moroz. Che nel 2008 ricevette la visita di Vladimir Putin, allora premier. “Nessuno potrà mai portare via Ded Moroz dalla Russia, né Babbo Natale né altri impostori”, commentò un deputato.
Come Stalin, anche Putin ha arruolato Nonno Gelo come arma di propaganda. Tanto da venire ritratto egli stesso nei panni di un Ded Moroz che usava la magia per salvare i bambini dall’indottrinamento Lgbt in una pubblicità diffusa sui social russi nel dicembre 2022.
La messa all’indice di Babbo Natale non è che l’ultimo capitolo della sua crociata contro il “satanico Occidente collettivo”. E la satira lo aveva previsto. Già nel dicembre 2022 il sito Panorama, una sorta di “Lercio” in salsa moscovita, aveva immaginato che Babbo Natale sarebbe finito nel mirino come corruttore dei valori tradizionali della Grande Madre Russia. Segno di un Paese dove la realtà oramai supera la fantasia.