Iran, nuova legge sull’hijab: “Repressione e pena di morte per fermare il dissenso”
di Natasha CaragnanoSettantaquattro articoli che impongono punizioni severe, frustate, multe esorbitanti, divieti di espatrio, e la pena di morte per le donne iraniane che sfidano l’obbligo di indossare l’hijab. Mentre assicurano garanzie di impunità a funzionari e vigilanti incaricati di farlo rispettare. La nuova legge, che dovrebbe entrare in vigore il 13 dicembre, rappresenta una pericolosa escalation nella repressione dei diritti delle donne iraniane, che nonostante tutto continuano a lottare uscendo a capo scoperto.
“Una legge vergognosa che intensifica la persecuzione di donne e ragazze per aver osato difendere i propri diritti dopo la rivolta ‘Donna, Vita e Libertà’”, ha denunciato ieri l’ong Amnesty International. La “legge a sostegno della famiglia attraverso la promozione della cultura dell'hijab e della castità” dovrebbe entrare in vigore a due anni dalle proteste antigovernative scoppiate dopo la morte di Mahsa Amini, la 22ene di origine curde uccisa in custodia della polizia morale per non …
Settantaquattro articoli che impongono punizioni severe, frustate, multe esorbitanti, divieti di espatrio, e la pena di morte per le donne iraniane che sfidano l’obbligo di indossare l’hijab. Mentre assicurano garanzie di impunità a funzionari e vigilanti incaricati di farlo rispettare. La nuova legge, che dovrebbe entrare in vigore il 13 dicembre, rappresenta una pericolosa escalation nella repressione dei diritti delle donne iraniane, che nonostante tutto continuano a lottare uscendo a capo scoperto.
“Una legge vergognosa che intensifica la persecuzione di donne e ragazze per aver osato difendere i propri diritti dopo la rivolta ‘Donna, Vita e Libertà’”, ha denunciato ieri l’ong Amnesty International. La “legge a sostegno della famiglia attraverso la promozione della cultura dell'hijab e della castità” dovrebbe entrare in vigore a due anni dalle proteste antigovernative scoppiate dopo la morte di Mahsa Amini, la 22ene di origine curde uccisa in custodia della polizia morale per non aver indossato in modo corretto il velo. Da quel momento il motto “Donna,Vita e Libertà” è riecheggiato in tutto il Paese, fino a raggiungere le piazze di tutto il mondo, dando vita a un movimento che ancora oggi non sembra cedere nonostante gli arresti e la brutale repressione.
Il testo della nuova legge
Con la nuova legge, le autorità iraniane vogliono consolidare questo sistema di repressione, “rendendo la vita di donne e ragazze ancora più intollerabile”, ha affermato Diana Eltahawy, vicedirettrice di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa. La norma condanna le donne che non indossano correttamente il velo, promuovono “nudità, indecenza e abbigliamento scorretto”, per cui si intende l’esposizione di parti del corpo al di sotto del collo, diverse da mani e piedi, o l’uso di indumenti che “contribuiscono o incitano alla commissione di peccati da parte di altri”.
A ong e attivisti preoccupa un articolo in particolare, l’articolo 37, per cui le donne e le ragazze che inviano video di sé stesse senza velo o “vestiti inappropriati” ai media internazionali, o che si impegnano in altro modo in attivismo pacifico, possono essere condannate a morte se la condotta equivale a “corruzione sulla Terra”.
Le donne che non sono in grado di pagare le multe non potranno immatricolare nuovi veicoli o recuperare quelli sequestrati, ottenere o rinnovare le patenti di guida, rinnovare i passaporti e lasciare il Paese. Una sorta di ricatto, scrive Amnesty International, che dimostra “la politica dello Stato nel controllare donne e ragazze attraverso la paura e le difficoltà economiche. Questa legge ha conseguenze particolarmente devastanti per i più svantaggiati economicamente nella società”.
Le punizioni, tra cui la fustigazione, continuano ad applicarsi a chiunque “si impegni pubblicamente in atti proibiti” e/o “offende la pubblica decenza”. Mentre vengono vietate l'importazione e la vendita di vestiti, statuette, bambole, manichini, dipinti, libri e riviste che "promuovono la nudità, l'indecenza e l'abbigliamento scorretto".
La nuova legge, inoltre, attribuisce maggiori poteri alle forze di sicurezza per far rispettare l'obbligo del velo e garantisce “un'impunità assoluta” a chiunque la faccia rispettare, mentre punisce con multe o carcere chi si oppone agli arresti o cercare di aiutare donne che non hanno rispettato gli obblighi.
Il presidente Pezeshkian
"La comunità internazionale non deve restare inerte mentre le autorità iraniane codificano ulteriormente la repressione e ricorrono persino alla pena di morte per reprimere il dissenso contro il velo obbligatorio”, è l’appello di Amnesty International che chiede di fare pressione sulle autorità iraniane affinché ritirino questa legge e aboliscano il velo obbligatorio nella legge e nella pratica.
Lunedì il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato in un'intervista alla tv siriana la sua opposizione alle nuove leggi , avvertendo che la loro applicazione avrebbe portato a ulteriore malcontento nel Paese.
Durante la sua campagna presidenziale, questa estate, Pezeshkian si è impegnato a porre fine alle pattuglie per controllare che le donne indossassero correttamente l'hijab e alle violenze per non aver indossato quello che le autorità ritengono “un abbigliamento adeguato”. Ora, i suoi sostenitori, gli attivisti e gli avvocati dei diritti umani lo stanno invitando a onorare quell'impegno.