LONDRA – “Accuse assurde, una persecuzione politica”. Così Benjamin Netanyahu ha cominciato la sua deposizione al processo per corruzione nei suoi confronti che, dopo numerosi rinvii, si è aperto questa settimana a Tel Aviv e che andrà avanti per mesi. Se riconosciuto colpevole, il primo ministro israeliano rischia il carcere e la fine della sua lunghissima carriera politica. Ma ha ancora varie carte da giocare e, per adesso, appare baldanzoso, rassicurato dai successi conseguiti in campo militare a Gaza, in Libano e ora pure in Siria. Ecco di chi cosa è accusato, come procederà il giudizio e con quali possibili conseguenze.
Corruzione e frode
Netanyahu è accusato di corruzione, frode e abuso di potere in tre casi separati ma collegati. In sostanza, il premier avrebbe concesso favori e sostegno politico a importanti imprenditori in cambio di regali e di copertura mediatica favorevole. L’imputato ha negato di avere commesso reati. Il processo riguarda tre casi, denominati 1000, 2000 e…
LONDRA – “Accuse assurde, una persecuzione politica”. Così Benjamin Netanyahu ha cominciato la sua deposizione al processo per corruzione nei suoi confronti che, dopo numerosi rinvii, si è aperto questa settimana a Tel Aviv e che andrà avanti per mesi. Se riconosciuto colpevole, il primo ministro israeliano rischia il carcere e la fine della sua lunghissima carriera politica. Ma ha ancora varie carte da giocare e, per adesso, appare baldanzoso, rassicurato dai successi conseguiti in campo militare a Gaza, in Libano e ora pure in Siria. Ecco di chi cosa è accusato, come procederà il giudizio e con quali possibili conseguenze.
Corruzione e frode
Netanyahu è accusato di corruzione, frode e abuso di potere in tre casi separati ma collegati. In sostanza, il premier avrebbe concesso favori e sostegno politico a importanti imprenditori in cambio di regali e di copertura mediatica favorevole. L’imputato ha negato di avere commesso reati. Il processo riguarda tre casi, denominati 1000, 2000 e 4000. Le accuse per un quarto caso, chiamato 3000, è caduta. Sembra che anche la moglie di Netanyahu, Sarah, abbia ricevuto regali, ma non ci sono imputazioni contro di lei.
Prima accusa: sigari e champagne
Nel caso 1000, il primo ministro è accusato di avere ricevuto l’equivalente di quasi 300 mila dollari in doni, inclusi sigari e champagne, tra il 2007 e il 2016, dal produttore hollywoodiano Arnon Milchan e dal miliardario australiano James Packer. In cambio, secondo l’accusa, Netanyahu avrebbe agito a nome del produttore di Hollywood facendo pressioni sul ministro delle Finanze per raddoppiare la durata di un’esenzione fiscale per israeliani espatriati dopo che ritornano in patria dall’estero. Èi noltre accusato di avere premuto sul governo americano per aiutare Milchan a rinnovare il suo visto per gli Stati Uniti e per aiutarlo in una fusione di un canale televisivo di cui il produttore era parzialmente proprietario. Non ci sono accuse, invece, che il miliardario australiano abbia ricevuto qualcosa in cambio dei suoi regali. Sia Milchan che Packer, come il premier, negano tutte le accuse e comunque i due imprenditori non sono imputati di alcun reato nel processo.
Secondo accusa: la stampa
Nel caso 2000, Netanyahu è accusato di avere discusso nel 2014 un patto con Arnon Mozes, editore di Yediot Aharonot, uno dei maggiori quotidiani israeliani, per passare leggi che avrebbe ridotto la forza di un giornale rivale, pubblicato da un sostenitore del primo ministro, in cambio di articoli a lui favorevoli sul quotidiano di Mozes. Ma Netanyahu non è accusato di avere mantenuto la promessa: in pratica l’accusa è soltanto di avere discusso una possibilità del genere. Anche l’editore Mozes è sotto processo e anche lui nega ogni accusa.
Terza accusa: web e televisione
Nel caso 4000, Shaul Elovitch, proprietario di compagnie di telecomunicazioni e piattaforme web e televisive, è accusato insieme alla moglie Iris di avere favorito Netanyahu nei servizi del proprio sito di news Walla in cambio della speranza che il premier non danneggiasse i suoi vari interessi economici, compresa una complessa fusione tra una sua ex-compagnia e un’altra ancora sotto il suo controllo. La coppia è anch’essa sotto processo e nega le accuse.
I rinvii per Covid e guerra
L’inchiesta della polizia è iniziata nel 2016. Nel 2018 la polizia ha raccomandato l’incriminazione di Netanyahu. Nel 2019 la magistratura lo ha incriminato. Il processo è iniziato nel 2020. Nel 2021 Netanyahu si è dichiarato innocente e ha denunciato in un discorso il procedimento come una “persecuzione politica”. Da allora, mentre i giudici hanno ascoltato una lista di 300 testimoni, il processo è stato interrotto più volte, prima per le restrizioni per la pandemia del Covid, poi per l’attacco di Hamas a Israele dell’ottobre 2023 e per la guerra a Gaza. Il tribunale ha accettato varie richieste di ulteriore rinvio da parte di Netanyahu, l’ultima nei giorni scorsi per la caduta di Assad in Siria e l’offensiva lanciata da Israele nel Golan e con bombardamenti delle basi militari siriane in tutto il Paese, ma infine i giudici hanno richiesto che il premier venisse a deporre. Netanyahu sosteneva che le minacce alla sicurezza di Israele richiedevano la sua completa attenzione e gli impedivano di occuparsi del processo.
Quanto durerà
I giudici hanno stabilito che Netanyahu dovrà rispondere alle domande dell’accusa, e a quelle eventuali dei suoi avvocati difensori, due volte alla settimana durante questa settimana e tre volte alla settimana nelle successive. In tutto, la sua testimonianza potrebbe durare mesi. Ma anche quando sarà finita, il processo non sarà concluso: secondo gli esperti potrebbe volerci un anno per arrivare a un verdetto. A quel punto, se riconosciuto colpevole, il premier potrebbe fare appello alla Corte Suprema, prolungando il procedimento ancora più a lungo. Nei giorni in cui dovrà deporre, il premier farà la spola fra l’aula giudiziaria e il bunker del ministero della Difesa, anche questo a Tel Aviv, da dove condurrà gli affari di governo e i conflitti.
Cosa ha detto
Nel primo giorno di interrogatorio, il suo avvocato ha aperto il dibattito affermando che la procura “non sta investigando un crimine, bensì un uomo”. Quindi Netanyahu ha iniziato a deporre, non da seduto come sarebbe la norma, ma in piedi: “Ho aspettato questo momento per otto anni per poter dire la verità”, ha detto. Ha motivato i rinvii con il fatto di essere “anche primo ministro, alla guida di un Paese impegnato militarmente su sette fronti, ma penso che ora le due cose si possano fare in parallelo”. Definendo “assurde” le accuse, le ha descritte come il risultato di una campagna di stampa condotta dalla stampa di sinistra, ostile per il suo rifiuto a fare avanzare i negoziati verso uno stato palestinese. “Se io avessi fatto due passi a sinistra, mi avrebbero applaudito”, ha dichiarato sul banco degli imputati.
Cosa rischia
Netanyahu è il primo premier della storia israeliano imputato in processo penale mentre è in carica. Se ci fosse una condanna definitiva, in base ai reati per i quali è accusato potrebbe ricevere una sentenza a vari anni di prigione. In passato i suoi avvocati hanno provato a negoziare un patteggiamento con i giudici e secondo le indiscrezioni dei giornali israeliani è possibile che ci proveranno di nuovo. Alcuni ipotizzano che potrebbe ricevere un perdono giudiziario dal presidente israeliano Isaac Herzog, un ex-leader del partito laburista che ha spesso criticato Netanyahu ma anche servito sotto di lui come ministro in un governo di coalizione. Esiste pure la possibilità che il governo attualmente diretto da Netanyahu approvi leggi che lo proteggano in sede giudiziaria.