Oltre il muro di cemento, svetta la bandiera della nuova Siria, verde bianca e nera. Le poche guardie armate controllano distratte i documenti, mentre in lontananza si sentono gli spari di festa dei “rivoluzionari”. “C’è da aspettare, accomodatevi pure”, dice impeccabile il concierge in doppiopetto, senza accorgersi che qualcuno ha lasciato un Kalashnikov sulla poltrona. È l’8 settembre della S…