Brexit, il sondaggio: ecco perché i britannici vogliono riavvicinarsi sempre di più all’Europa
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - La maggioranza dei britannici vuole maggiore integrazione con l’Europa dopo la Brexit e anche il ritorno del libero movimento dei cittadini tra i due blocchi in cambio di un accesso più ampio al mercato unico europeo. Inoltre, preferisce che il Regno Unito si allinei più sensibilmente all’Unione Europea, invece di seguire gli Stati Uniti di Donald Trump. Il sondaggio dello European Council on Foreign Relations (Ecfr) sembra chiaro sulle intenzioni dei britannici in un momento chiave come quello del “reset” promesso dal primo ministro laburista Keir Starmer. Ovvero ricostruire le relazioni tra Regno Unito e Unione Europea dopo lo scisma del referendum del 2016. E, dunque, riavvicinare il più possibile i due blocchi.
Lo studio di YouGov e Datapraxis, che Repubblica ha avuto in esclusiva per l’Italia, ha riguardato 9.278 partecipanti in sei paesi (Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Polonia e Spagna). Innanzitutto, il 55% dei britannici preferisce relazioni più profonde con …
LONDRA - La maggioranza dei britannici vuole maggiore integrazione con l’Europa dopo la Brexit e anche il ritorno del libero movimento dei cittadini tra i due blocchi in cambio di un accesso più ampio al mercato unico europeo. Inoltre, preferisce che il Regno Unito si allinei più sensibilmente all’Unione Europea, invece di seguire gli Stati Uniti di Donald Trump. Il sondaggio dello European Council on Foreign Relations (Ecfr) sembra chiaro sulle intenzioni dei britannici in un momento chiave come quello del “reset” promesso dal primo ministro laburista Keir Starmer. Ovvero ricostruire le relazioni tra Regno Unito e Unione Europea dopo lo scisma del referendum del 2016. E, dunque, riavvicinare il più possibile i due blocchi.
Lo studio di YouGov e Datapraxis, che Repubblica ha avuto in esclusiva per l’Italia, ha riguardato 9.278 partecipanti in sei paesi (Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Polonia e Spagna). Innanzitutto, il 55% dei britannici preferisce relazioni più profonde con la Ue dopo Brexit, uno scenario approvato anche dalla maggioranza relativa negli altri Paesi sondati (anche se in Francia si ferma al 34%). Mentre solo il 10% dei britannici dice che i due blocchi dovrebbero essere più distanti, contro il 22% che invece preferisce lo status quo e il 13% che non sa.
Per quanto riguarda invece la particolare condizione in cui si ritroverà presto il Regno Unito - stretto tra l’Europa e un isolazionista come Donald Trump alla Casa Bianca - anche qui la maggioranza dei britannici non sembra avere dubbi: meglio privilegiare i rapporti con l’Ue (50%) rispetto agli Stati Uniti (17%). Questo sentimento si riflette anche nell’opinione pubblica dei cinque Paesi della Ue presi in considerazione, con la maggioranza - soprattutto in Polonia (54%) e Germania (53%) - che è disposta a offrire al Regno Unito un accesso speciale al mercato unico europeo in cambio di una cooperazione più stretta sulla sicurezza.
Questo approccio nel Regno Unito vale anche per questioni specifiche: per esempio il 53% dei britannici crede che il Paese non debba seguire Trump, qualora il presidente eletto americano cedesse a un cattivo compromesso con Putin sull’Ucraina, mentre solo il 17% pensa il contrario. In questo caso, le opinioni pubbliche europee sono più caute e divergono da quelle oltremanica. Esemplare il caso dell’Italia, dove coloro che sostengono che non bisogna seguire Trump sull’Ucraina sono in numero uguale a quelli che invece credono nella strada del presidente eletto: 29%.
Un altro aspetto interessante di questo sondaggio è l’approccio dei britannici all’immigrazione europea post Brexit. Il governo Starmer lo ripete da tempo: secondo il primo ministro e il suo esecutivo, il Regno Unito ha deciso di uscire dall’Unione Europea soprattutto per mettere un freno ai migranti dal Continente. Dunque, niente ritorno nel mercato unico europeo (e tanto meno in Ue).
In realtà, l’atteggiamento attuale dei britannici sembra ben diverso: il 68% di loro sarebbe disposto addirittura a una libertà di movimento di studenti e lavoratori tra le due sponde della Manica per un certo numero di anni in cambio di un accesso (seppur parziale) al mercato unico, perché secondo loro farebbe bene soprattutto all’economia, e solo il 18% sarebbe contrario. Concordano anche le maggioranze relative degli europei intervistati (con picchi di oltre il 50% in Germania e Spagna e del 40% anche nella più scettica Francia), poiché secondo loro un simile scenario avrebbe benefici anche per la Ue soprattutto in termini di sicurezza, ma anche per economia e gestione dei fenomeni migratori.
Ciò si riflette anche nel dibattito sul “youth mobility scheme”, ossia la possibilità di permettere ai giovani europei e britannici di viaggiare, studiare e lavorare liberamente tra i due blocchi per un numero limitato di anni. Una questione oggetto da mesi nei negoziati tra Uk e Ue e sulla quale il governo Starmer è molto cauto, sempre per la questione immigrazione, qui nel Regno esplosa negli ultimi anni soprattutto in termini di ingressi legali (l’anno scorso si sono registrati circa un milione di arrivi netti). Invece, secondo il sondaggio, circa sette britannici su 10 sono favorevoli a uno schema del genere.
Come detto, Starmer e i suoi sottolineano ogni volta di non voler riportare il Regno Unito nella Ue e tantomeno nel mercato unico o nell’unione doganale europea. Il 44% dei britannici gli crede, perché pensano che il primo ministro voglia soltanto una cooperazione più fitta tra i due blocchi, mentre il 19% sospetta che Starmer abbia in mente di far rientrare Londra surrettiziamente nell’Unione Europea. Secondo Mark Leonard, direttore di Ecfr, “l’elezione di Donald Trump e l’invasione dell’Ucraina da parte di Putin sono stati due colpi molto duri per il Regno Unito e l’Europa. Le divisioni dell’era Brexit sono sempre più labili, e britannici ed europei ora pensano di condividere interessi reciproci per la propria sicurezza. I governi dovrebbero ascoltare le loro preoccupazioni”.