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La lealista trumpiana Kari Lake sarà la “Voce d’America”

(afp)

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All’ex conduttrice tv, falco anti immigrati e negazionista del voto va la direzione della rete di radio e tv finanziate dal governo Usa
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Ex conduttrice tv, falco anti immigrati e negazionista del voto, Kari Lake, 55 anni, è la fedelissima di Donald Trump che nonostante il suo appoggio ha perso per due volte le elezioni in Arizona. Nel Grand Canyon State, infatti, corse per la poltrona di governatore nel 2022: e fu sconfitta dalla dem Katie Hobbs.

Quest’anno ha poi tentato di accaparrarsi uno scranno da senatrice: fallendo anche in quello, battuta da uno dei pochi democratici che ha vinto la sua corsa, Ruben Gallego. Ciò nonostante l’ex giornalista, volto noto della locale Ksaz-Tv di Phoenix, ottiene un premio di consolazione (si fa per dire): la direzione di Voice of America, il celebre servizio radiofonico e televisivo che trasmette solo al di fuori degli Stati Uniti, finanziato direttamente dal governo federale.

Un network nato durante la seconda guerra mondiale per trasmettere notizie in tutti i paesi europei e nordafricani occupati militarmente dalla Germania nazista. E poi intrufolarsi nell’etere della Russia so…

Ex conduttrice tv, falco anti immigrati e negazionista del voto, Kari Lake, 55 anni, è la fedelissima di Donald Trump che nonostante il suo appoggio ha perso per due volte le elezioni in Arizona. Nel Grand Canyon State, infatti, corse per la poltrona di governatore nel 2022: e fu sconfitta dalla dem Katie Hobbs.

Quest’anno ha poi tentato di accaparrarsi uno scranno da senatrice: fallendo anche in quello, battuta da uno dei pochi democratici che ha vinto la sua corsa, Ruben Gallego. Ciò nonostante l’ex giornalista, volto noto della locale Ksaz-Tv di Phoenix, ottiene un premio di consolazione (si fa per dire): la direzione di Voice of America, il celebre servizio radiofonico e televisivo che trasmette solo al di fuori degli Stati Uniti, finanziato direttamente dal governo federale.

Un network nato durante la seconda guerra mondiale per trasmettere notizie in tutti i paesi europei e nordafricani occupati militarmente dalla Germania nazista. E poi intrufolarsi nell’etere della Russia sovietica, creando, dagli anni Ottanta pure programmi diretti a Cuba. Attualmente la sua radio trasmette in 44 lingue mentre i programmi tv in “appena” 24. Da sempre considerato uno strumento propagandistico, è allo stesso tempo celebre per l’alta qualità dei suoi programmi e l’indipendenza dei suoi servizi.

«Lake garantirà che i valori americani di libertà e indipendenza siano trasmessi in tutto il mondo in modo equo e accurato a differenza delle fake news diffuse dai media» ha detto ieri Trump anticipando l’annuncio, «la nomina di Kari verrà ufficializzata molto presto».

Il fatto è che non si tratta solo di dare una ricompensa a una lealista che ha sempre rilanciato la cosiddetta “Big Lie”, la grande bugia di Trump: quella sulle elezioni rubate del 2020. The Donald è sempre stato un nemico feroce di Voice of America, condannandone in più occasioni l’indipendenza: «Dicono cose disgustose nei confronti del nostro Paese» tuonò ad esempio nel 2020, scontento della copertura fatta dall’emittente sulla pessima gestione della pandemia in quell’America dove il Covid provocò un milione e duecentomila vittime.

Non pago, l’allora presidente ora rieletto, accusò l’emittente di «parlare a nome dei regimi autoritari»: perché VoA coprì la revoca dei lockdown nella città cinese di Wuhan, dove il virus era emerso per la prima volta. Dopo quell’episodio, Trump mise persone a lui fedeli nella U.S. Agency for Global Media che appunto gestisce anche Voa. Gente poi rimossa da Joe Biden dopo il suo insediamento nel 2021.

Lake è amatissima da Trump: sostenitrice della linea dura in materia di immigrazione e negazionista del voto, tanto da non aver solo sostenuto la vittoria repubblicana alle (perse) elezioni del 2020, ma anche la sua medesima. Al punto da autodefinirsi “governatrice legittima” dell’Arizona nel suo libro del 2023 Unafraid: Just Getting Started (senza paura: abbiamo appena iniziato). E infatti ha speso migliaia di dollari del partito per una infruttuosa battaglia in tribunale nel tentativo estremo di ribaltare il risultato delle elezioni in quello stato dove poi è stata sconfitta di nuovo con un margine ancor più alto della prima volta. E questo, nonostante avesse tentato in corsa di moderare il suo tono sugli argomenti più spinosi come l’aborto. Trump l’aveva pure presa in considerazione come papabile vicepresidente prima di puntare su JD Vance. Ora ne fa la “voce d’America” fuori dagli Stati Uniti.

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